Dresda rinasce dalla “Frauenkirche”

Dresda_Rinasce_Dalla_Frauenkirche_02Dresda, la Firenze dell’Elba, lo spettro di una lucida follia. Sono i due volti della città, scrigno dell’arte e vittima del più spietato e cruento bombardamento alleato. Fin dal XVI secolo, un ricco fermento artistico avvolge Dresda di struggente bellezza e poetica evasione.
Maestri del suono, dei volumi, delle arti figurativi e della parola, plasmano la città con processi creativi che hanno inciso profondamente sul suo sviluppo socio – culturale e sulla nascita di nuove tendenze, diffusosi poi in tutta Europa.
Ma il cuore, la fucina creativa del più importante cantiere culturale rimane Dresda, qui operano personalità che hanno legato per sempre il loro nome alla storia della città, non possiamo sottrarci al suo fascino senza menzionarne alcuni.
In campo musicale spiccano i nomi di Carl Maria von Weber, considerato il creatore dell’Opera Nazionale Tedesca e Richard Wagner, dal 1842 Maestro di Cappella a vita del Teatro di Dresda; il volto architettonico della città plasma il pensiero estetico nell’eccellenza creativa del “ barocco augusteo “, emergono Matthäus Daniel Pöppelmann, l’architetto che realizza lo Zwinger e George Bähr creatore della straordinaria Frauenkirche con la cupola a forma di campana, che diventa fin dal 1743 uno dei più importanti motivi pittorici della città.
L’esplosione del segno sulla tela subisce la metamorfosi della storia che avanza, accanto all’Accademia delle Belle Arti, considerata centro nevralgico nella seconda metà del 18mo secolo, Gottfried Semper, Ludwig Richter, Caspar David Friedrich e Ernst Rietschel, ma anche Oskar Kokoschka, Otto Dix e il gruppo del movimento “Die Brücke” generano il nuovo stile artistico ed architettonico che trionfa e trasforma Dresda.
La presenza di artisti non ha mai conosciuto interruzioni, neanche quando il regime nazionalsocialista mise al bando alcuni dei maggiori esponenti dell’espressionismo come “arte degenerata”.
Il miracolo dell’arte cessa bruscamente, quando un’inutile e cinica azione militare rade al suolo la città.
Dresda non era mai stata toccata seriamente dalla guerra, sia per la posizione geografica sia perché non aveva né industrie né impianti militari rilevanti, di conseguenza molti profughi si dirigevano verso quella città considerata il posto più tranquillo in cui attendere la fine del lungo incubo nazista.
Pochi giorni dopo la liberazione di Auschwitz , due giorni dopo la conferenza di Yalta, con la disfatta tedesca imminente, gli alleati decisero ugualmente un’azione, che sarebbe passata alla storia come una delle più micidiali e controverse della Seconda guerra mondiale.
Il 13 Febbraio 1945 ebbe inizio un impressionante massacro. Quasi 3.000 tonnellate di bombe di vario genere vennero sganciate a bassa quota per aumentare la violenza d’impatto.
Una terribile conflagrazione alimentata da un vento infuocato, proveniente dalla periferia, seminò orrore, distruzione, morte, più di 35 mila le vittime civili.
Corpi carbonizzati, volti consumati dalla fiamme, rigide e statiche sagome umane scavate fin dentro le ossa, giacevano ovunque, come macabra testimonianza della più aberrante azione militare che scandalizzò perfino gli alleati stessi.
Occhi che non avrebbero mai voluto scendere negli inferi per riportare impressa nella memoria la lacerante immagine della crudeltà umana.
Dresda e il suo grido di dolore, si plasmarono nella “Frauenkirche“ la splendida cattedrale barocca ridotta un ammasso di macerie.
Oggi, il gioiello architettonico della chiesa protestante è al termine di un lungo restauro, che ha recuperato pezzo dopo pezzo, tutto il materiale adoperabile, perfino i mattoni, riconoscibili dal colore più scuro, per essere ricollocati esattamente al loro posto.
A Ottobre verrà restituita alla sua città, ai suoi cittadini, all’arte.
Una rinascita dalle ceneri, per incantare il mondo intero nel miracolo della vita che trionfa sulla morte e sui diabolici piani criminali di menti contorte.

Antonella Iozzo