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Giotto
II
paragone tra Dante e Giotto ha un fondamento storico: Giotto, nato
presso Firenze verso il 1266, è stato un coetaneo, un concittadino
e, stando alla tradizione, un amico di Dante.
Paragone non significa parallelismo: è stato giustamente osservato
(Battisti) che, tra il poeta e il pittore, le divergenze prevalgono
sulle analogie.
Ma proprio perché operano in domini e con intenti diversi,
Dante e Giotto sono i due grandi pilastri di una nuova cultura, consapevole
delle proprie radici storiche latine.
La loro opera ha lo stesso valore di summa, di sintesi di grandi esperienze
culturali, di sistema.
Il sistema di Dante ha una struttura dottrinale e teologica modellata
sul pensiero di San Tommaso; il sistema di Gioito ha una struttura
etica che discende dall'altra sorgente della vita religiosa del Duecento,
San Francesco.
Gli scrittori del Trecento, cominciando proprio da Dante, sentono
l'enorme importanza di Giotto: non è più il sapiente
artigiano che opera nel filo di una tradizione al servizio dei supremi
poteri religiosi e politici, ma il personaggio storico che muta la
concezione, i modi, la finalità dell'arte esercitando una profonda
influenza sulla cultura del tempo.
Non si loda solo la sua perizia nell'arte, ma il suo ingegno inventivo,
la sua interpretazione della natura, della storia, della vita.
Dante stesso, così fiero della propria dignità di letterato,
riconosce in Giotto un eguale, la cui posizione, rispetto ai maestri
che l'hanno preceduto, è simile alla propria rispetto ai poeti
del dolce stil novo.
Petrarca, benché portato dai propri gusti letterari a preferire
i senesi, dice che la bellezza dell'arte di Giotto si afferra più
con l'intelletto che con gli occhi.
Boccaccio, Sacchetti, Villani insistono, più o meno, sullo
stesso motivo: Giotto ha fatto rinascere la pittura morta da secoli,
dandole naturalezza e gentilezza.
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Giulio Carlo Argan
Estratto da:
Capitolo primo
Il Trecento
pag. 3 |
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Giotto
(Colle di Vespignano, Mugello?,
Firenze, 1266 c. - Firenze, 1337) "San Francesco dona il
mantello al povero cavaliere"
Affresco, m 2.70x2.30.
Assisi, San Francesco, chiesa superiore
Informazioni
Tratto dal libro: "Storia dell'Arte italiana"
- Volume 2
di Giulio Carlo Argan
Sansoni Editore, Nuova Spa - Firenze
I Edizione 1968
II Edizione 1969 - XVI ristampa 1984 |
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