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Padova 1981: omaggio
a Max Bill Mai
sarà abbastanza esecrato l'atto di quella mente insana che
distrusse la mirabile costruzione plastica eretta da Max Bill nel
1947 sulla riva del lago di Zurigo.
Una superficie candida e larga che ripiegava su se stessa con lenti
ma ampi avvolgimenti, racchiudeva uno spazio per aprirne un altro
e nel processo continuo (l'opera s'intitolava appunto Continuità)
del concavo e convesso creava un corpo diverso dalle figure circostanti
della natura eppure ad esse coniugato in modo vitale.
Tale rapporto era reso possibile dalla semplicità e naturalezza
della forma quale è ideata da Max Bill e quale si presenta
perciò comune quanto un albero o altra cosa del mondo naturale
- anche la Costruzione in granito di Baveno del 1937 collocata nel
giardino antistante il teatro di Grenchen non ha l'effetto di un'aggiunta
decorativa, ma si compenetra all'ambiente nei suoi rilievi luminosi
e nei suoi incavi d'ombra, così da mobilitare per proiezione
e rifrazione una struttura spaziale integrata alla sua ubicazione.
Va rilevato dunque che le opere di Max Bill, proprio perché
non dimettono la proprietà individuale che le ha create e non
si assoggettano affatto ad un semplice ufficio strumentale, rispettano
un impegno tanto assertivo quanto integrativo nel senso dell'armonizzazione:
la figura deve essere per Max Bill, appunto, la somma di tutte le
funzioni in una unità armonica.
Ed è per questa ragione che egli respinge qualsiasi mistificazione
e non ammette, come fece osservare Georg Schmidt, alcuna illusione
spaziale nei dipinti, i quali si adattano alle due dimensioni della
parete ed hanno quindi svolgimento bidimensionale.
Le opere plastiche, viceversa, agiscono in senso spaziale.
Tale riguardo alla situazione risponde ad una regola ordinativa che
è anche senso morale. «Lo spirito e l'opera dell'uomo
- ha scritto - prendono posizione di fronte allo spazio naturale per
il fatto che l'uomo cerca di mettere le sue opere allo spazio naturale
per il fatto che l'uomo cerca di mettere le sue opere in rapporto
ordinato con l'ambiente e spesso lo domina e lo accentua con pochissimo
dispendio».
Si ricava così da tale affermazione un altro degli elementi
che guidano l'opera di Max Bill: pochissimo dispendio vuole dire infatti
estrema economia, massima semplicità.
Le idee universali non sono mai confuse o complicate o prive di rigorosa
determinazione.
La geometria e le leggi matematiche possiedono una forza di verità
così sicura che chiunque aspiri alla trascendenza non può
non restarne attratto o, quanto meno, disconoscerne gli ammonimenti
e servirsene per ciò che voglia raggiungere nel campo della
creazione pura, quella che alla storia aggiunge un'altra verità
tra le molte che sono soltanto verità parziali o approssimative.
Nella esattezza logica e meditata - oggi potremmo anche dire programmata
- che sta alla base dei lavori di Max Bill non manca mai un margine
per l'intuizione diretta; tant'è vero che quando plasmò
nel 1935 il Nastro senza fine ignorava il problema geometrico del
nastro di Moebius.
Conviene, a questo proposito, riferire ciò che egli stesso
pensa su tale argomento. «In tutti i tempi la geometria
è servita alla conoscenza dello spazio e alla determinazione
ai rapporti nello spazio.
Noi sappiamo che con l'ausilio della geometria l'uomo stacca dallo
spazio elementi di esso, li fissa, li ordina; sappiamo che egli scopre
problemi spaziali e li chiarisce,, come sappiamo che egli ne crea
di nuovi che sono della massima importanza per la percezione della
figura.
(...) Malgrado ciò il nostro compito non si esaurisce con la
geometria come forza formativa.
Per noi la geometria costituisce la legge che ordina e collega le
idee creatrici e che interviene quando l'interpretazione individuale
non ha valore universale.
Benché dunque la geometria abbia incontestabilmente un contenuto
spirituale e sia stata sempre intesa in questo senso dalla filosofia,
pure noi da un'opera d'arte esigiamo punti di vista che trascendono
quelli puramente geometrici.
Innanzi tutto noi cerchiamo l'unità e l'individualità
entro i limiti dell'idea cha ha valore universale».
Detto questo, si è fatto appena un passo per accostarsi alla
complessa personalità di Max Bill, non riducibile per certo
nelle prerogative consuete di colui che si definisce un artista: egli
è molto di più - anche se taluni pensano che ne sia
molto di meno.
Max Bill è un maestro nel senso antico del termine: la sua
attività infatti ed il suo spirito d'iniziativa si esercitano
in tutti i domini della operatività creativa e soltanto circostanze
inevitabili precludono la possibilità di presentare sempre
una serie di tutti gli esempi che il suo impegno creativo è
in grado di offrire nel campo della pittura, scultura, architettura,
del disegno industriale e della grafica, della investigazione teorica
e critica.
Qualunque sia ad ogni modo l'oggetto di lui che si guarda, non si
deve dimenticare che uno stesso spirito vi ha dato fondamento, e che
egli non potrà mai essere compreso ove lo si consideri soltanto
come pittore oppure come scultore oppure...
Max Bill è una guida: per la sua idea l'arte si intrinseca
in tutte le forme visibili e dovunque deve essere almeno adombrato
uno spirito formativo innovatore, tale da concordare le molteplici
esigenze di cui l'uomo abbisogna in un oggetto dove fantasia e funzione
(intesa questa non solo in senso pratico), immagine e significato
facciano unità omogenea.
Max Bill, nella sua intransigenza morale oltre che artistica, ha dimostrato
che la fantasia può essere controllata e che il rigore costruttivo
non esclude l'apporto immaginativo; anzi, che l'esperienza visiva
nei suoi dati più elementari può incamerare prosecuzioni
suscitatrici di controparti ideali.
Quando Georg Schmidt individuò nelle opere di Max Bill una
oscillazione combattiva fra la forma costruita di origine matematica
e l'effetto personale dell'impressione ottica, colse il punto centrale
del problema, e giova soltanto soggiungere che tale dibattito ha discendenza
tradizionale, nobile quanto antica.
Ora, è vero, un'analisi morfologica potrebbe rinviarci agli
esemplari di Vantongerloo o di Albers o di Pevsner o di qualche altro
per quanto attiene ad una conformazione spaziale periodizzata, ma
tutto questo obbligherebbe anche a compiere indispensabili ed accurate
distinzioni, mentre più utile ai fini di un chiarimento storico
risulterebbe l'individuazione delle versioni operate sulle proposte
che egli stesso mise alla altrui disposizione, e che non furono ne
poche evidenti.
Ma è compito, questo, da rimandare ad altra occasione di studi
e, quindi, di legittimo rinvio in sede di semplice dichiarazione d'omaggio
ad uno dei preminenti protagonisti dell'esperienza creativa del secolo.
I dipinti qui raccolti, benché presentino uno solo degli aspetti
della sua attività, sono sufficienti per dimostrare, nella
loro luminosa e risonante bellezza, l'autorità di chi li ha
eseguiti con amorevole severità e controllata emozione.
Umbro Apollonio, 1964
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Clive Barker "Ritratto di Francis Bacon con apparecchio fotografico"
bronzo h. 40 cm, 1978
Informazioni
Tratto dal Catalogo:
1981 "13a Biennale Internazionale del Bronzetto
Piccola Scultura"
Comune di Padova - Ass. ai Beni Culturali
Museo Civico agli Eremitani - Padova
Novembre 1981 / Gennaio 1982
Testi di Giuseppina Dal Canton, Umbro Apollonio, Giulio Carlo
Argan, Max Bill, Ryszard Stanislawski, Giorgio Segato, Alexandr
Bassin, Janos Frank, Carlo Munari, Franco Solmi, Dora Vallier,
Lea Vergine.
Artisti invitati:
Edgardo Abbozzo, Getulio Alviani, Natalino Andolfatto, Walter
Angerer, Takado Araki, Mario Arcuri, Gloria Argelés,
Elio Armano, Adriano Avanzolini, Kengiro Azuma, Peter Balogh,
Clive Barker, Paul Bégué, Simon Benetton, Antonio
Bernardi, Angelo Bertolio, Giampaolo Bertozzi, Gerard Bignolais,
L. Bistra, Zoltan Bohus, Janez Boijka, Mario Bollin, Giannette
Bravi, Hede BuehI, Enrico Bugli, Nado Canuti, Gino Cortelazzo,
Roberto Cremesini, S. Dal Monte Casoni, Amalia Del Ponte, Hugo
Demarco, Tone Demsar, Anton Egloff, Janos Fajo, Barbara Falender,
Gerda Fassel, Candido Fior, Joan Fitzgerald, Horia Flamindu,
Mirella Forlivesi, Alberto Friscia, Giancarlo Frison, Michel
Gerard, Rosalda Gilardi, Friedrich Graesel, Patrizia Guerresi,
Istvan Haraszty, Hannes Haslecker, Pierre Hémery, TomoKazu
Hirai, Patrick van Hoeydowck, Yoshiji Ito, Adam Keri, Harry
Kivijarvi, Bosko Kucanski, Aglae Liberaki, Carlo Lorenzetti,
Giuseppe Lucietti, Alessandro Mendini, Dragomir Mileusnic, Aiko
Mìyawaki, Savina Morra, Balan Nambiar, Giorgios Nikolaidis,
Neculai Paduraru, Laszio Paizs, Gina Pane, Pompeo Pianezzola,
, Gianni Pisani, Silvano Pulcinelli, Diana Rabito, Adolf Ryszka,
Aldo Rontini, Sergio Schirato, Paolo Scirpa, Cesarina Seppi,
Pablo Serrano, Mojca Smerdu, Francisco Sobrino, Claude de Soria,
Alessio Tasca, Antonio Trotta, Renato Vanzelli, Nanda Vigo,
Luciano Vistosi, Maria Voyatzoglou, Joze Vrscaj, Friedrich Werthmann,
Magdalena Wiecek, Vera Winter, Jan S. Wojciechowski, Giorgio
Zennaro, Cornelis Zitman |
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