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Presentazione
Questi
cinque artisti, Edoer Agostini, Natalino Andolfatto, Alberto Biasi,
Ferruccio Gard e Horacio Garcia Rossi, non si sono raggruppati intorno
a un programma, bensì, come accade sempre più spesso,
attorno ad una direziono di ricerca come verifica di certi valori
ed esperimento di possibili sviluppi.
Dopo il costruttivismo (o suprematismo) russo e del movimento olandese
"de Stijl", il messaggio di un'arte razionale, di una chiara
volontà costruttiva e diversamente "prefiguratrice"
di un ordine mentale, metodologico ed esistenziale, dopo la ripresa
compiuta da Max Bill e seguaci, è tornato ad appassionare tutta
una nuova generazione di artisti venuta prepotentemente alla ribalta
negli anni sessanta.
Le loro ipotesi di lavoro hanno dimostrato e continuano a verificare
che le possibilità del campo geometrico-costruttivo, dopo oltre
50 anni di sviluppo, sono tutt'altro che esaurite, ma anzi promettono
perfezionamenti e sperimentazioni ad alto livello.
L'unione di elemento-geometrico con l'elemento-colore continua a sedurre,
a stimolare proposte di ulteriore scandaglio e approfondimento nel
campo della percezione.
Caratteristiche di questa nuova generazione, che ha ormai più
di un ventennio di esperienze e di "battaglie" a livello
operativo-estetico, furono fin dall'inizio l'assunzione di un modulo
(elemento standardizzato) come base per l'indagine su strutture lineari,
spaziali e volumetriche, il cinetismo (compresa la «qualità»
cinetica di un quadro che pur essendo statico varia a seconda della
posizione e del movimento dell'osservatore), e il conseguente ruolo
determinante giocato dall'elemento luce sull'elemento colore (al colore
reale si aggiunge un colore riflesso, aleatorio, irreale, fortemente
condizionato dall'incidenza della luce).
Così, di fronte a questi cinque operatori, l'immediato rimando
mentale è ad esperienze che si inseriscono in una zona di ricerca
fra costruttivismo e "optical", astrazione geometrica ed
organizzazione seriale dell'immagine, con particolare insistenza sugli
effetti-luce e sugli effetti plastico-cinetici con tutte le infinite
derivazioni dei singoli episodi.
Una zona, per la verità, assai frequentata negli ultimi tempi,
invasa dagli esercizi progettuali dei designers, contaminata dagli
scherzi "topologici" dei matematici e già percorsa
dai balbettii dei dilettanti acculturati, e alla quale, di conseguenza,
non è semplice offrire reali apporti personali.
Di ciascuno degli autori qui presentati va evidenziato non solo l'aspetto
formale (pittorico - plastico) delle opere, ma anche, e soprattutto,
quello di attenta riflessione critica delle possibili letture tanto
del proprio lavoro quanto dell'iter o processo analitico - operativo.
Si affermano allora come autentici professionisti impegnati in una
ricerca che non si spiazza in affermazioni aberrantemente innovative,
ma si applica in codificazioni più consone a una "evoluzione"
e a uno slargamento delle capacità visive e percettive.
Il metodo programmato non porta assolutamente alla monotonia, all'aridità
e all'appiattimento o impoverimento del messaggio; anche se in questo
tipo d'arte si tende accuratamente ad eliminare ogni valenza personale
connessa alla pennellata, resiste tuttavia il carattere individualistico
nella metodologia di adoperare e ordinare gli elementi con i quali
l'opera è composta, prediligendo ora aspetti cromatici, ora
plastici, ora più esplicitamente costruttivi o concettuali.
Per tutti, ad ogni modo, la creazione artistica intende fornire dei
modelli operativi e di comportamento traducibili in termini culturali
nel tessuto esistenziale e sociale.
Nelle fantastiche sigle architettoniche di Andolfatto è ravvisabile
una semplificazione dell'impianto plastico che procede dal più
forte richiamo ai grandi costruttivisti fino ai limiti essenziali
della cifra, del segno, in un rastremato desiderio di accrescere il
proprio rigore formale, a conferma di una riflessione sempre più
matura sulla sintassi dell'operazione.
Già abilissimo nelle tecniche di trattamento dei marmi più
pregiati, Andolfatto raggiunge esiti scultorei di orientale emblematica
ireaticità, in cui l'estremo rigore formale e costruttivo scarta
in poetiche contemplazioni che materializzano lo spazio.
Nelle opere di Agostini, di Biasi e di Gard l'operazione "pittorica"
produce risultati curiosi, non puramente ottici, con accelerazioni
e vibrazioni scambievoli di vuoti e di pieni che (in Gard) certi effetti
a griglia accentuano, mentre improvvise intrusioni di linee verticali,
o convergenti (Biasi), o di vere e proprie forme geometriche chiuse
(Agostini) spezzano e ricostituiscono un ritmo i cui elementi si caricano
di forti allusioni materiche; e il loro discorso resta in qualche
modo soggettivo perché rifiuta le ipotesi esclusivamente astratte
e le scansioni fondate su leggi ottiche o matematiche dogmaticamente
assunte, così da trovare attuazione in una serie di interventi
che tendono ad evidenziare una volontà che, se è soprattutto
ordinatrice, non tende a una fredda selezione di carattere oggettivo,
ma piuttosto si incarica di recuperare il «privato» (tanto
abusato oggi) come poetico modo di sentire e di tradurre l'immagine
"razionale".
Horacio Garcia Rossi diventa un po' emblema di questa intenzione carica
di possibilità conoscitive e nuovamente "espressive":
se nella geometria, e al di là e al di qua dei suoi principi,
stava tutto il mondo della ricerca astratta che ambiva ad una luce
di raziocinio e ad una misura fuori dalle forme oggettive, Rossi modula
la sua originale ricerca sui rapporti concettuali linguaggio –
colore - struttura giungendo a esiti che ritraducono l'oggettualità
in forme attentamente progettuali e connesse ai più sperimentati
dettati delle ricerche visuali degli ultimi trent'anni, riacciuffando
la sfera dell'immaginario poetico e della suggestione più segreta
affidata al colore e al simbolo cifra.
Questi cinque artisti, dunque, propongono con il loro percorso artistico
già ampiamente collaudato una visitazione accurata delle acquisizioni
operative ed estetiche più recenti, ma riescono con libertà
esemplare a stimolare su sentieri intatti e di ampia capacità
provocatoria a seguire.
Giorgio Segato
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Edoer Agostini "Dinamica percettiva"

Natalino Andolfatto "Marmo nero del Belgio"
scultura

Alberto Biasi "Barracuda"
tempera

Garcia Rossi "A"
serie luce

Ferruccio Gard "Struttura, percezione - Ricerca n.12"
acrilico
Informazioni
Tratto dal Catalogo:
1980 "Camminare senza seguire orme" "Edoer
Agostini, Natalino Andolfatto, Alberto Biasi, Garcia Rossi,
Ferruccio Gard"
Comune di Venezia
Fondazione dell'Opera Bevilacqua La Masa - Ve
La Mostra si è svolta dal 28 luglio al 7 agosto 1980
Galleria Bevilacqua La Masa - Venezia
testi di Giorgio Segato
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