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I Pittori della Madonna



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  Prefazione

Antonello da Messina - Particolare In un mondo tutto ripiegato sugli aspetti concreti e tangibili del reale, fattosi sordo alle cose dell'anima e dello spirito, queste immagini d'arte vogliono riportare un alito di vita più tersa e più alta, in cui ciascuno ritrovi il proprio vero respiro e l'autentica misura di sé.
Presunzione? Forse.
Ma ci aiuterà a salire negli spazi spirituali, con la sua inarrivabile efficacia, questo mezzo espressivo che è la pittura, di cui vorremmo cogliere il superiore messaggio in questa rassegna sacra.
La parte introduttiva e di commento è trascurabile: un sottile filo conduttore.
Lasceremo che le immagini ci sorridano e ci diano gioia; non agli occhi soltanto per una suggestione visiva, ma all'anima tutta per un segreto e profondo riportarci alle realtà più alte.
Tutto quello che ci tocca, tutto quello che ci esalta, i doni di bellezza che ci sono offerti e di cui Dio ci ha lasciata intatta la valutazione, suggeriscono all'anima, pur con toni sbiaditi e linee confuse, valori assoluti e infiniti al di là di questa terra di limiti e di tempo che fugge.
Poiché Iddio si serve di tutte le cose — della grandezza di quelle che a noi paiono piccole come della piccolezza di quelle che riteniamo grandi — per avvicinarci alla Verità, il cui germe è intero nelle grandi e nelle piccole.
Incantevole e fragile, fra tutti i doni umani, la bellezza.
A una sola creatura fu offerta piena e incorruttibile: quella creatura ha nome Maria ed è rimasta l'immagine della perfezione esemplare che poeti e pittori hanno sognato e inseguito.
Nell'attimo stesso in cui Dio la pensò, così alta la volle da renderla intangibile e incontaminata per sempre.
Preservata dall'ombra d'origine che tutti accomuna, piena di grazia e di bellezza, Ella ignorò ogni elemento di dissoluzione che ferisce la nostra carne precaria.
La bellezza perfetta del suo corpo è in diretta connessione con la sua pienezza di grazia: appunto perché senza peccato.
Maria è l'immagine intramontabile della giovinezza, l'espressione privilegiata dell'umanità, in cui tutti amiamo rispecchiarci con quella nostalgia di purezza che è al fondo e al vertice del nostro essere uomini.
Attesa lungo il cammino dei secoli, prefigurata nelle donne dell'Antico Testamento che rifulsero per virtù, vissuta nell'ombra di una povera esistenza e pur discesa da stirpe regale, Maria incantò con la sua fisionomia spirituale — commovente capolavoro di Dio — prima che col suo volto, i cultori della bellezza di tutti i tempi.
L'angelo del Signore, nel grande annuncio, di quella bellezza svelò in certo modo il segreto quando, dopo aver salutato Maria piena di grazia, sottolineò il motivo primo, la radice essenziale della sua perfezione, precisando : «Dominus tecum».
«II Signore è con te» : questa la ricchezza vergine e profonda di Maria.
Quando Dio è possesso dell'anima, ogni cosa è nell'ordine; anche quello che è perituro risplende, affrancato dalla caducità: la bellezza non è più il fiore che avvizzisce, la nuvola che si discioglie, il solco sulla sabbia che il vento cancella: partecipa anch'essa della inalterabilità di Dio.
Gli artisti di tutti i tempi immaginarono quel volto sconosciuto e bellissimo su cui Dio fermò lo sguardo, quel corpo perfetto che ne fu dimora, quell'anima in cui Dio trovò ospitalità prima ancora che l'incarnazione si compisse.
Contemplarono nel silenzio della meditazione e della concentrazione quell'immagine di donna che nessuno vide.
I soli che avrebbero potuto fissarne i lineamenti non li tramandarono.
Una gentile credenza contestabile e tardiva vorrebbe che Luca fosse il primo pittore della Vergine : la notizia risale al sesto secolo, testimoniata dallo storico ecclesiastico Teodoro il Lettore, secondo cui l'imperatrice Eudossia avrebbe fatto dono della venerata immagine alla cognata Pulcheria.
Nessuna documentazione rigorosamente storica: la pietà e la fantasia attribuirono tuttavia al pennello di Luca parecchi ritratti della Vergine; l'iconografia stessa rappresentò più volte l'Evangelista nell'atto di fermare le sembianze di Lei.
Ma, forse, ci si riferisce al redattore sensibile e accurato del terzo Vangelo, al pittore squisito dell'infanzia di Gesù e di tanti atteggiamenti delicatamente femminili, solo perché egli ebbe la suprema ventura di attingere le più gelose confidenze dal tesoro dei ricordi di Maria.
Dovette ascoltare immediatamente dalle sue labbra i particolari del mistero consumato nella sua carne e inviolato per lunghi anni nascosti; da Lei dovette apprendere le linee di quella vicenda redentrice cui la Madre partecipò con una relazione unica.
Per questo seppe illuminarne il volto, riga per riga, così che un'immagine spirituale ne sorgesse: non una figura umana, non fattezze terrene, ma la fisionomia spirituale di Maria delineata con la nitidezza di un capolavoro.
...
(Lidia Villa)
 
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Informazioni

Copertina
Tratto dal Libro:

"Pittori della Madonna - Nel '300 e nel '400"
Testi di Lidia Villa
Edizioni CMD
Milano
 

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