Presentazione
Barbara
Agreste nasce nel 1971 e si forma al liceo artistico di Pescara apprendendo
le tecniche base del disegno dal vero e della progettazione architettonica.
Tuttavia, quando nel 1993 Barbara si trasferisce in Inghilterra e,
all'università del Kent, sperimenta con le nuove tecnologie
quali il software d'animazione 3D ed il video per le sue creazioni
artistiche, l'esperienza della continua sovrapposizione di immagini
in movimento dalla struttura in divenire proprie del video influenza
in modo determinante anche la sua pittura che prende la strada “informale”
con la quale la composizione, non più limitata alla riproduzione
di ciò che si vede, si scompone in una tavola incerta di possibilità.
Barbara nelle sue opere bidimensionali sovrappone continuamente numerosi
strati di carta sulla quale sono stampate le immagini di fotografie
trovate casualmente dai giornali di moda e fa sua la tecnica del collage
rielaborando le figure gia esistenti: stravolge volti creando apparizioni
e presenze confuse con lo sfondo, piazza frammenti geometrici che
richiamano il metallo vicino a figure umane le quali, staccate dal
resto del quadro, sembrano di proposito specchiate da qualche elemento
architettonico a sua volta disgiunto da una prospettiva definita.
Barbara sovrappone questi tagli casuali di rifrazioni della luce ad
un magma di colore e materia e porta il risultato del quadro all'unione
di elementi astratti e figurativi.
Dalla dispersione di figure umane non facenti parte di un contesto
ambientale nel quale collocarsi, sospese e delimitate da linee nere,
e in più spesso immerse in un vivido e violento colore rosso
che indica l'ambiente esterno come completamente estraneo e traumatico
o come una vetrata infranta ed impossibile da valicare, Barbara sviluppa
un modo personale di rappresentare la figura umana, ponendola sempre
in una condizione d'incertezza o sull'orlo di un baratro, priva di
qualsiasi posto concreto nel mondo o di potere sul proprio destino,
e anche quando riavvicina l'obiettivo fotografico ai corpi umani e
li mostra interamente mettendo in secondo piano il contesto spaziale,
manifesta una certa esigenza a trasfigurare la realtà ed i
colori originali degli scatti che sceglie per accentuarne le tonalità
più fredde e contrastate, cosi da far affiorare gli stati d'animo
più difficili, vacui o controversi dei personaggi rappresentati.
Siamo in un'epoca strana: il senso di appartenenza degli individui
viene meno, le città si trasformano in perpetue periferie,
non ci sono più valori ai quali attenersi e i media ci mostrano
un mondo dai continui conflitti, gli unici modelli con i quali identificarsi
provengono dalle immagini pubblicitarie con le loro finzioni, ma dentro
le coscienze di molti si nasconde l'incertezza del futuro, si vive
insomma in un eterno presente nel quale la precarietà è
diventata una norma e la normalità un privilegio.
Immersa in questa realtà, colma delle esperienze dei suoi undici
anni vissuti a Londra, Barbara sviluppa immagini che la aiutano a
raffigurare e ad assimilare il suo presente e ciò che deriva
dalle sue composizioni, quando non direttamente un conglomerato di
forme dagli angoli appuntiti che ricordano vetri rotti e che riflettono
una luce tagliente quasi argentea a voler rompere la frenetica persecuzione
delle informazioni esterne e delle propulsioni commerciali metropolitane,
quando il settaggio diviene un luogo dalle prospettive definite, lo
stesso tipo di luce metallica si proietta come di rimbalzo sugli elementi
in esso contenuti, talmente accecante che quasi squarcia le superfici
che illumina.
Questa luce abrasiva, se non parte integrante di un rifiuto assoluto
della condizione di precarietà e non-appartenenza contenuto
nel gesto dell'infrangere il mondo con un colpo, si trasfigura nell'ironica
messa in scena di storie comuni prese dalla vita quotidiana, proiettandosi
su individui che scandaglia insistentemente: figure indifese e consapevoli
d'essere scrutate da riflettori insopportabili e da occhi nascosti.
L'associazione è lampante: le figure umane che popolano la
produzione più recente dell'autrice, presentate come prelevate
dai fotogrammi della registrazione di telecamere nascoste - ancora
una volta qui è il video o la pellicola cinematografica ad
influenzare nei tanti modi possibili la pittura - sotto una luce bianca
accecante sembrano personaggi usciti da un libro di Kafka perché
come questi sono preda di attese angoscianti, non vi è pace
nei loro sguardi, si sentono sotto un oscuro ed indecifrabile processo
ed aspettano chissà quale verdetto.
Giulia Ribes
Note Biografiche
Barbara Agreste nasce a Pescara nel 1971 e si forma al Liceo Artistico
della sua città. A 18 anni parte per Milano a studiare scenografia
all'accademia di Brera. La sua esperienza milanese è tuttavia
breve perché Barbara nel 1993 si traferisce in Inghilterra
dove comincia a collaborare con alcune compagnie di teatrodanza fra
le quali "Rawhead Dance Theatre". Dopo la sua esperienza
con la performance, Barbara ritorna a dedicarsi alle arti figurative
frequentando l'università del Kent dove apprende le tecniche
di produzione di Film e Video e dove si laurea in "Visual Communication"
nel giugno del 2000. A seguito dell'esperienza nel Kent, Barbara ottiene
anche il Master nella sezione “Fine Art” del Central St.
Martins College of Art & Design - University of The Arts - di
Londra nel 2004. Da allora Barbara ha continuato a produrre video
arte e pittura partecipando a mostre e film festival in Italia e all'estero.
Barbara vive e lavora a Londra pur essendo frequentissime le sue visite
e i suoi soggiorni in Italia. |
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"Blue 3"
100 x 70 cm, acrylics & paper on canvas

"Blue 4"
145 x 110 cm, acrylics & paper on canvas
"Blue 5"
100 x 70 cm, acrylics & paper on canvas
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