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Fantasie in patchwork
di legno
Giampaolo Blandini, architetto, ama ricomporre il proprio immaginario
fantastico ritagliando e colorando tessere di legno irregolari, per
poi riunirle in una sorta di puzzle, o patchwork plastico e figurativo
di colori gai e riposanti, molto prossimi per tonalità a quelli
che vengono studiati e scelti per i giocattoli. E, in verità,
non si può negare che fin dal primo impatto si coglie l'aspetto
ludico della volontà di Blandini di intervenire arredando e
decorando con mobili e pannelli-sculture ambienti diversi, stanze
private (salotti, camere) e luoghi pubblici (chiese, piscine, stabilimenti).
Il gioco c'è e si vede, ma non c'è solo gioco. Sia perché
del "gioco", del puzzle, prende solo aspetti esteriori (la
frammentazione e ricomposizione, le cromie tranquillizzanti, mai troppo
sature, lontananti o aggressive "tinte, e quindi trasparenti),
sia perché nel lungo e davvero faticato processo esecutivo
c'è un'espansa attenzione per il mondo inferiore, un ascolto
di insorgenze e di emozioni dalle pieghe più scavate della
psiche, da esperienze lontane, ricordi, visioni, sogni e bisogni d'infanzia
e d'adolescenza, molto più che un guardare la realtà,
cioè agli spazi e ai ritmi estemi. Per questo, i lavori di
Blandini hanno matrice onirica e immaginifica piuttosto che mimetica,
e ne sono testimonianza evidente certe enfasi ed ipertrofie descrittive
ed espressive di particolari (soprattutto le mani) e di gesti che
ricordano certi cartoons giapponesi o americani e , attraverso quelli,
esperienze estetiche "pop" sui fumetti (Roy Lichtenstein)
o sulle combinazioni di legni in figurazioni narrative (Nespolo, Vallazza).
L'elemento di rielaborazione fantastica e narrativa qui diventa fondamentale
e si confronta molto meno, rispetto ai riferimenti citati, con la
problematica della comunicazione visiva o dell'evocazione poetica.
Blandini ritaglia, colora e ricompone in racconto un suo episodio
e lo impagina per suggestionare la fantasia e la partecipazione con
colori accattivanti e deformazioni che sollecitano la prensilità
percettiva dello spazio, del tempo, della forma, come sottolineando
la necessità / possibilità di ridare compiutezza a esperienze
intime, memorie, emozioni, e a sensazioni che ci si propongono sempre
più frantumate, disgiunte, dissociate, discontinue, frammentarie
- proprio come in un continuo "blob" televisivo: un apparire
ed esplodere di bolle - a causa della quantità debordante dei
messaggi, della loro qualità superficiale, e della loro velocità
che impedisce il decantarsi delle esperienze e il loro consolidarsi.
Così non si attiva un pensiero critico, ne una originale, personale
elaborazione e neppure la possibilità di racconto, di descrizione,
di comunicazione, che, nella parola innanzitutto e nelle arti visive
(pittura, scultura, calcografia, architettura), consente di ritrovare
e di coltivare la memoria, quella corta e personale e quella lunga,
genetica.
L'impegno di Giampaolo Blandini, mi pare, è tutto in questa
direzione, che, in modi davvero originali ed efficaci, restituisce
una funzione all'arte, al fare, al partecipare, al comunicare, all'ascoltare
e al chiarire i contenuti dell'esperienza.
Stiamo vivendo il successo, assai poco contrastato, della cultura
mediatica, il prevalere del virtuale sul reale, anche a livello delle
situazioni periferiche, per cui sempre più insoddisfacenti
sono l'impegno dei sensi e "degli arti nelle arti", la manualità,
la diretta manipolazione, sensorialmente attiva e ricettiva delle
proprietà di materie, forme, suoni, odori, sapori. All'ignoranza
materiale, (che aumenta forse ancor più rapidamente di quanto
non aumentino le conoscenze d'uso delle tecnologie che accelerano
movimenti, produzione, consumi, informazione), si reagisce coltivando
passioni, hobbies, o con attività collaterali, rispetto al
"lavoro", di impegno fisico e sensoriale, dal giardinaggio
primitivo alle meccaniche più raffinate, dalla pittura alla
scultura e all'incisione, o con particolare attenzione alla parola,
nella poesia e nella scrittura in prosa. Si tratta di un sempre più
indispensabile esercizio "estetico", di una ginnastica della
sensibilità, interna ed esterna, riattivata e rieducata, rivolto
a un recupero e alla riaffermazione di integrità umana, corrispondente
a forti nostalgie sensitive e di esperienza materiale, naturalistica
ed operativa, ad esse congiunta.
Blandini porta tutto questo a livello di una professionalità
ampiamente abilitata e di un "mestiere" altamente esercitato:
ritaglia le forme già nei disegni di studio, nei bozzetti,
non per aree disegnative o per innervature strutturali, ma secondo
andamenti che rispondono agli effetti terminali da raggiungere, ora
cromatici, ora più plastici, di gestualità, di movimento
o di pura espressività, di definizione e decorazione ambientale
o di caricatura figurale od oggettuale.
La sua abilità è comprovata dalla varietà dei
soggetti (figure singole e gruppi, strumenti, evocazioni da poemi,
da favole, da esperienze dirette lasciate risuonare nella memoria)
e dalle misure degli oggetti, sempre di un respiro che si collega
e si armonizza alla misura dell'uomo o alla misura delle stanze cui
sono destinati.
Da elaborazioni complesse che richiedono uno sguardo attento e prolungato
di lettura (i Motori, Lezioni di musica, Ettore e Andromaca, Abbraccio
universale.
Amici al bar, le vedute di Fiera di Primiero, di Rimini, degli Scalatori,
della Città murata, della Piscina o della Corrida), trascorre
ad ambientazioni come Attesa, Lavatrice, Metamorfosi, e poi a soggetti
di più immediata percezione come i frequenti strumenti musicali,
la Maternità, la Crocifissione, il Gufo, il Tuffatore, le Scarpe,
il Cavallo con ruota. Capitozze e qualche ritratto (Francesco, Henia),
con invenzioni strutturali e prospettiche di grande suggestione (Suonatrice
di clavicembalo, vista dall'alto, e Poetessa). La tecnica del ritaglio
in multistrato di pioppo (o, per alcuni mobili, di betulla, e i colori
tolgono qualsiasi staticità alle figurazioni, anche a quelle
architettoniche, poiché non soltanto consentono di rappresentare
movimento ma anche di ritmare atmosfere e prospettive. Così
le sue figure acquisiscono anche un che di pensosamente teatrale,
o di gioiosamente recitativo, come partecipazione a quella che è
la funzione del luogo (piscina nelle piscine), o come enfatizzazione
gestuale e narrativa, in certo senso "totemica", di guardiano
della sensibilità e della memoria. Emerge allora anche una
matrice liberty (o di art nouveau), come ricerca di una continuità
energetica della forma, come movimento del pensiero e dell'emozione,
che si fanno leggeri e colorati, manifestandoli come momenti, epifanie,
del generale movimento e mutamento dell'universo.
Lemozione intima e il racconto personale vengono a coincidere
con la motilità del tutto, con il ritmo, o i ritmi, o come
dice Blandini, con le "risonanze" della vita, che egli ben,
ha colto e rappresentato nel vortice cromatico del suo Abbraccio universale
del 1999.
Ottobre 2001
Giorgio Segato BIOGRAFIA
È nato a Noto (Siracusa) il 25 Gennaio 1957 .
Dopo il liceo Artistico si laurea in Architettura e attualmente, parallelamente
all'attività artistica affianca la professione di insegnante.
Sue opere sono state presentate a Venezia, presso la Fondazione "Bevilacqua
La Masa", a Castelfranco Veneto all'interno del Teatro Accademico,
a Padova nello spazio espositivo dell'ex Macello e sempre a Padova
presso la Sala della Gran Guardia e in diverse edizioni di "Arte
Padova".
Nel 2001 ha ricevuto il premio "Bravo Design" in occasione
della fiera del mobile di Padova (Casa su Misura) .
Inoltre alcune realizzazioni fanno parte di importanti collezioni
pubbliche e private internazionali. |
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CONTATTI
Giampaolo Blandini
via Ghiacciaia 2
35010 S. Giustina in Colle (PD) Italy
tel. +39 049 5794449 |
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