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Omaggio a Alik Cavaliere

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  Imprevedibile Alik

fotoUno scultore che non si limitò mai a ripetere la propria opera, che seppe superare dialetticamente se stesso ad ogni tappa, rivisitando ogni volta, trasformando e rielaborando i motivi della propria ispirazione, rifuggendo ogni abitudine, il dato, l'acquisito, trascendendo l'attualità della propria creazione in forme sempre nuove, complesse e contraddittorie, uguali e diverse, mai scontate o convenzionali.
Un percorso che stupisce e affascina, che avvolge e calamita lo spettatore, un itinerario che non si lascia ordinare, che non risponde alla legge banale dell'accumulo, ma che ha origine dalla rielaborazione, dalla curiosità, dalla contraddizione, dove ogni stanza è inizio e fine di un viaggio, forma nuova, inaspettata, spaesante.
È quello che Dario Fo, nel saggio introduttivo al catalogo della mostra di Palazzo Forti chiama "imprevedibile" Alik.
Una mostra ampia, una retrospettiva, che, come capita solo nel caso di un grande artista, consente allo spettatore non soltanto di osservare una quantità maggiore opere di uno scultore, ma di incontrare l'Autore, la filosofia e la magia del fare artistico.
Come scrive Elena Pontiggia nel bellissimo e dotto saggio che accompagna il catalogo:
"Esplorare l'infinito della natura: quella che i filosofi chiamano la natura naturans, che continuamente genera la vita e continuamente la trasforma, suscitando incessanti metamorfosi; esplorare l'infinito dei miti: quello di Apollo e Dafne, di Pigmalione, di Narciso, ma anche quelli, più dimessi, annidati nell'esistenza quotidiana; esplorare l'infinito della memoria: quella autobiografica e quella storica, attraversando il tempo e dialogando con la latinità di Lucrezio, col Cinquecento di Giordano Bruno, col Quattrocento dell'Ariosto, sentendoli vicini e contemporanei: è stata questa la poetica di Alik Cavaliere."

Un'aspirazione all'infinito anima la sua ricerca, ed è per questo che la sua scultura non è mai un oggetto o una forma chiusa, ma una forma aperta, anzi una scena aperta, crogiolo di continue metamorfosi.
Il suo non è un infinito romantico, ma vitalistico: è l'infinito di un poeta da lui amatissimo come Lucrezio, per il quale la natura non ha limiti, e ogni cosa, anche la più piccola, è formata da particelle inesauribili; è l'infinito di filosofi altrettanto amati come Giordano Bruno e Campanella, per i quali terra e cielo non hanno confini, e immensi sono il numero dei mondi e la sensibilità delle cose vive; è l'infinito visionario dell'Ariosto, che arriva sulla luna cinque secoli prima degli astronauti, e tesse un racconto d'arme e di amori che non ha termine.

Locandina - Alik Cavaliere: Racconto_Mito_Magia - Palazzo Forti VeronaScrive Cavaliere nel testo di una conferenza su Ariosto preparata in ospedale, poche settimane prima di morire:
" Il momento in cui viviamo è straordinario, ricchissimo culturalmente. Il "grande" gesto che occorre, secondo me, fare per sentirsi parte del processo è quello di riappropriarsi come singoli della propria mente, ché, altrimenti, siamo dei fantocci erranti, disarmati paladini del nulla. I singoli individui riconquistino la dignità di pensare in proprio - non per delega ad altri, amici, gruppi, consanguinei o sofisticati moderni strumenti di informazione ed elaborazione-. La riappropriazione della propria mente, la conquista della capacità di guardarsi intorno da soli per 360 gradi, senza paure, panico, pur nell'incapacità iniziale delle scelte, costituisce una traumatica benefica operazione "rivoluzionaria" già iniziata, nei primi attimi o passi resi incerti per l'atrofia muscolare in noi tutti ingenerata. Ci accorgeremo finalmente dei tanti, infiniti singoli che sono pensanti: solo allora avremo la possibilità di comunicare con loro e tra noi, la gioia di avere qualcosa da dire e ricevere: autentiche informazioni per un arricchimento interno ed esterno tra essere "umani" che possano rendere il proprio progetto individuale ricchezza collettiva; solo allora potremo avventurarci in progetti collettivi corali, divenuti possibili. D'altronde il processo mi pare sia pure in embrione già iniziato."

Come scrive Angela Vettese nel presentare un'istallazione di Cavaliere proposta al Centro Artistico Alik Cavaliere, ogni opera di questo autore può assumere aspetti diversi ogni volta che viene allestita e, in questo senso, ricordata: ogni nuova presentazione va intesa come la messa in scena differente di una medesima pièce, come un consapevole non-finito, come un work in progress che rispecchia la costante ricerca di una verità inattingibile, anche perché incompatibile con il funzionamento stesso della memoria: una funzione che contraddice, ripete, asserisce, modifica, contesta, sovrappone e riordina continuamente i suoi dati.

Nulla nell'opera di Cavaliere è scontato e nulla è per sempre al suo posto, niente ha una collocazione definitiva, sempre lo spettatore è coinvolto, affascinato e provocato, obbligato a mettersi in gioco, chiamato a partecipare.

Come ha affermato Emilio Tadini nel corso di una conferenza su una ricostruzione possibile de I giardini nel labirinto della memoria, una delle grandi installazioni presenti a Palazzo Forti:
"In Alik c'è proprio la capacità straordinaria, la rivelazione straordinaria, d'intervenire sul ricordato mostrandone la decomposizione, l'esplosione, l'incapacità di stare insieme. L'incapacità di stare insieme letteralmente del mondo. Ecco in questo, io credo, che Alik abbia colto un obiettivo abbastanza straordinario, tanto più, lo ripeto, usando una lingua come quella della scultura, che lo avrebbe portato invece a mostrare immagini di unità.[...]. Che poi in questo mostrarsi così, quasi osceno, dell'insensatezza, in qualche modo si riproduca un balenìo di quello splendore sensibile delle idee, di cui parlava Hegel, e in qualche modo l'estetico torni a chiamarci, è questo forse questo il miracolo che fanno i grandi artisti."

da: Alik Cavaliere: Racconto_Mito_Magia
Palazzo Forti, Verona
15 ottobre 2005 - 29 gennaio 2006


Cenni biografici

Alik Cavaliere (Roma, 1926 - Milano, 1998) è stato uno degli artisti di più forte e coinvolgente personalità nella Milano della seconda metà del secolo, originale e indipendente ma in continuo confronto con la cultura internazionale, ottenendo riscontri sia in Italia sia all'estero. Dopo aver frequentato Brera, dove sarebbe presto tornato come docente, e la Facoltà di Lettere, incomincia a dedicarsi alla scultura, utilizzando vari materiali, da quelli malleabili (specie terracotta e cemento) ai metalli, e realizzando sopratutto composizioni e installazioni cariche di significati metaforici. Dal 1955 espone regolarmente, partecipando alla Biennale di Venezia (dove nel 1972 gli è stata allestita una sala personale) e alla Quadriennale di Roma; tra le sue ultime grandi mostre è quella del a1992 nel Palazzo Reale di Milano.


Le sue parole

"La scultura di oggi (e soprattutto quella di domani) è uno dei mezzi espressivi e artistici più completi e appassionanti. Poter creare immagini nello spazio, farle muovere e mutare -persino farle diventare spettacolo nel senso più ampio della parola- e nel tempo stesso poterle improvvisamente congelare nella ieraticità del movimento. Distruggere e ironizzare attraverso questo continuo, mutevole "spettacolo scultura" i nostri miti e nel tempo stesso ricrearli o crearne altri, da distruggere e ricreare immediatamente dopo. Usare il colore fuso alla forma, al punto da non avere più confini fra pittura e scultura e rendere questo colore fluido attraverso la luce e lo spazio fisico occupato o conquistato. E perché non accennare al racconto, un racconto anch’esso multiplo, illustrato, scritto, gridato che diviene al tempo stesso poetica; poter aggiungere nella libertà degli strumenti usati, nella libertà di pensiero, nel rigore contemporaneo della scelta operata, mezzi e interessi tradizionalmente estranei alla scultura (quali, ad esempio, la parola e il suono, in un senso interno ed esterno all’opera medesima) e grazie a tutti questi apporti profondamente nuovi restare nella grande tradizione della scultura (fuori da gogliardici avanguardismi)."
Alik Cavaliere,
Apertura totale, in "Essere" (1967), n.3, pp.66-67.


"Ed al nostro "spettacolo scultura" potremmo aggiungere il suono, la parola, un "racconto" multiplo, illustrato, scritto e gridato. L’immobile frase poetica e la stridente polemica. Potremo concepire un’opera che di permetta di essere ammirata dall’esterno (come un monumento) e che ci permetta, al tempo stesso, di entrare all’interno di essa, di circolare, scoprendone altri infiniti aspetti."
Alik Cavaliere,
in Alternative attuali 3, L’Aquila 1968, p.1.601.

"La scultura: quest’arte che ci dà la possibilità di essere vista dal di fuori, di restare soli in muto silenzio di fronte alla presenza fisica dell’opera e che ci permette di entrare, di passarvi in mezzo, di divenirvi parte […]."
Alik Cavaliere,
in Alternative attuali 3, L’Aquila 1968, p.1.605.


Il Centro Artistico Alik Cavaliere

L'Associazione ha lo scopo di raccogliere e conservare a Milano le opere di Alik Cavaliere, le sculture, i disegni, i quadri, i bozzetti, gli scritti, le opere anche di altri artisti ed i documenti fotografici e di altro tipo, utili a ricostruire i momenti significativi della ricerca artistica a Milano nella seconda metà del Novecento.
Scopo ulteriore è quello di garantire la conoscibilità di tali opere ed il percorso dei temi culturali e di ricerca sottesi, sia attraverso l'accesso al pubblico e la fruizione delle stesse, che attraverso le iniziative culturali in ogni modo prodotte.
L'Associazione realizzerà inoltre l'ARCHIVIO ALIK CAVALIERE con il fine di redigere il CATALOGO GENERALE.

* I possessori di opere sono pertanto invitati ad inviare con la massima sollecitudine tre fotografie dell'opera, i materiali impiegati e, se conosciuti, titolo e anno di esecuzione. Una delle tre foto sarà restituita al proprietario firmata per autentica.
* Il catalogo generale costituirà prova d'autentica per tutte le opere ivi riprodotte e sostituirà ogni altra certificazione.
* L'inserzione delle opere di Alik Cavaliere nel catalogo generale è gratuita.

www.cavaliere.it
 

L'Atelier di Alik Cavaliere
L'Atelier di Alik Cavaliere
Alik Cavaliere - Opera 3
Alik Cavaliere: Opera
Alik Cavaliere: particolare Opera
Alik Cavaliere: Opera - Particolare
Alik Cavaliere
Alik Cavaliere
Alik Cavaliere: particolare Opera
Alik Cavaliere: particolare Opera
Alik Cavaliere
Alik Cavaliere
Alik Cavaliere: particolare Opera
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Nello Studio di Alik Cavaliere
Nello Studio di Alik Cavaliere
Alik Cavaliere ad Atelier d'Artista
Alik Cavaliere ad Atelier d'Artista
Alik Cavaliere ad Atelier d'Artista
Alik Cavaliere ad Atelier d'Artista

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Alik Cavaliere ad Atelier d'Artista
I costruttori - Il lavoro nell'Arte italiana
Alik Cavaliere: Racconto_Mito_Magia
 

Informazioni

Immagini tratte dal video documentario girato da Giorgio De Novellis, in collaborazione con Ennio Bianco, nello Studio di Alik Cavaliere a Milano, il 14 luglio 1996 e durante la performance eseguita nel corso di Atelier d'Artista di Franco Vaccari, il 21 settembre 1996 a Castelfranco Veneto (TV)

Per ogni altra informazione:

CENTRO ARTISTICO ALIK CAVALIERE
VIA DE AMICIS 17, 20123 MILANO
Fax +39 (2) 86464311
www.cavaliere.it
Responsabili:
avv. Adriana Cavaliere e prof. Fania Cavaliere

 
 
 
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