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La suggestiva poetica
dei rifiuti
a cura di Francesco Carbone
L'avvento dell'Informale storico in pittura ha sconvolto i canoni
su cui si basava l'estetica precedente: la bellezza, l'ordine, l'armonia.
Questa tendenza, nata subito dopo la seconda guerra mondiale, è
derivata anche dal ricordo dei tragici eventi bellici, dall'imbarbarimento
dell'uomo che essi avevano causato attraverso stermini, genocidi,
violenze, distruzioni morali e fisiche. A causa di tutto questo, l'Informale
non volle rappresentare più la realtà dipingendola così
come si vede, ma rendendola attraverso un linguaggio metaforico, brutale
e cruento, materico, affidato all'uso di materiali tra i più
disparati e repellenti.
Ferro, legno bruciato , pece, terra, pietra, sacco consumato, straccio
ed altro, furono impiegati a manifestare, attraverso l'arte, l'incidenza
degli orrori della guerra sull'uomo.
Da allora tanto tempo è passato e molte espressioni e forme
artistiche si sono avvicendate. Tuttavia, la materia e i materiali,
sia pure per altre ragioni, hanno continuato a caratterizzare molte
correnti dell 'arte contemporanea, soprattutto le punte più
avanzate delle neo avanguardie.
La produzione di Paolo Chirco si fonda sull'uso di materiali tra i
più eterogenei, occasionali, dimessi, quotidiani; oggetti trovati
e sottratti da Chirco alla loro occasionalità immediata e confusa
mediante una selezione critica che l'artista mette in atto nel momento
in cui egli si accinge a comporre il quadro, tenendo conto dei colori
spontanei dei materiali usa ti. Deriva in tal modo non un assemblaggio
caotico degli stessi materiali, ma un assetto visivo nel quale l'oggetto
(il legno, il metallo, la stoffa, la pietra, appunto) è accolto
sulla superficie ruvida del supporto, in maniera sparsa ma ugualmente
rispondente ad una intenzione compositiva che rivela il senso di uno
stile, la capacità di questo artista di saper rendere la materia
rozza e occasionale, povera, espressione di una pittura "altra",
primigenia e attuale insieme. Un informe (non Informale) materico
che rivede o ripensa il collage, rendendolo non più elemento
ausiliare della pittura, ma diretto e suggestivo linguaggio di se
stesso, immaginario creativo di una oggettualità che non privilegia
l'installazione nello spazio orizzontale del suolo, ma che comunica
dalla verticalità della parete e dallo spazio corroso dei supporti
(tavole grezze consunte dal tempo), l'ipotesi di un suo transito alternativo
sui percorsi di un vedere che sa ricreare l'anonimato e lo scarto
definitivo di tante "cose" che ci circondano. In questo
senso vanno considerate l'arte di Paolo Chirco e la suggestiva "poetica
dei rifiuti". Per una genealogia
della forma
a cura di Aldo Gerbino
Affiora quasi un eccesso di tracce, di umbratili modulazioni, d'informi
`oggetti' declinati dal tempo, di superfici costantemente attraversate
dall'incedere implacabile della erosione. Perché, poi, è
questa erosione interiore, il suo continuo rovello agente sulle
cose e sulla loro identità, a destinare tali `nuove' immagini
sorte da un caos primigenio, nel baratro delle assenze per arricchire
la memoria. E ciò, anche, per accogliere luce, linfa, in
una volontà estrema di rigenerazione, di autogiustificazione.
Ecco, forse, alcuni elementiguida di questo percorso incisorio elaborato
da Paolo Chirco, sospinto verso una discesa alla matrice dei fatti
per i quali la suggestione della "lettura facile" viene
bandita quasi ad accogliere, così, nella propria visibilità
espressiva, il chiaro rovello dell'analisi. Chirco ama, nelle sue
modulari sensazioni incisorie (dalla acquaforte alla xilografia),
essere presente con tutto il carico delle sue problematiche, attingendo,
sia alla tecnica, ma, particolarmente, alla poetica, momenti di
lievito spirituale. In questo dettato, per altro, il sentimento
viene escluso, per consentire di raccogliere tensioni e suggestioni
ideali della esistenza umana. Allora le sue visioni geologiche e
strutturali, sottese tra la fisicità della terra e la organizzazione
morfologica della materia organica, tra i sogni in apparenza piatti
e uniformi del bianco e nero, tracciano il visibile e germinante
solco, che rappresenta per Chirco l'area di frontiera per una deflagrazione
all'interno dell'icona. Ecco allora che il contrasto offerto dalla
tecnica diventa tensione psicologica e linguistica, capace di denunciare
il registro d'una comunicazione estetica già protesa verso
una definibile identificazione informale. Ed essa si configura con
la dignità del valore spirituale - come avvenne per la grandezza
espressiva di un Burri, la cui lezione non può non destare
interesse e sollecitazioni al lavoro di questo artista siciliano,
- che consegna fresca materia e pensieri; e come, quasi in un'unica
soluzione, far emergere i confini rappresentati dall'usura, dalla
possibilità di necrosi col materiale biologico, dalla combustione,
in attesa di una probabile rinascita. In ogni caso il lavoro di
Paolo Chirco si amplia oltre i confini dell'emotività tecnica,
attestandosi sul piano sì della ricerca, ma sempre fortemente
alimentata da una poeticità che, al di là della personale
visione del mondo, ama collegarsi con i segni delle avanguardie
più equilibrate, ove, appunto, la misura costituisce emblema
caratteriale e forma trasparente di virtù.
Biografia
Paolo Chirco è nato a Cinisi (PA) e si è diplomato
al Liceo Artistico di Palermo dopo studi regolari. Ha continuato
il suo percorso artistico quasi da autodidatta. Spirito curioso
e soprattutto libero in una terra dove la mafia ha imposto da sempre
il suo codice, si è messo continuamente in discussione spaziando
tra libertà creativa e fattivo rigore artigianale. Ha seguito,
infatti, un percorso formativo che spazia tra fotografia e tessitura
artigianale (recupero, interpretazione e superamento della tradizione)
progettando e realizzando al telaio tappeti e arazzi; dalla falegnameria
alla libera espressione artistica attraverso il recupero e l'uso
di oggetti di scarto (polimaterici). Adesso si esprime attraverso
la calcografia, oscillando tra la libera ricerca delle tecniche
sperimentali e il rigore di quelle tradizionali. Parallelamente
sta acquisendo le tecniche di computer grafica.
Ha partecipato a rassegne d'arte nazionali ed internazionali ed
è inserito in riviste e cataloghi d'arte, tra cui il "
Repertorio degli Incisori Italiani" voll. n 3 e n4, a cura
del Gabinetto Stampe Antiche e Moderne del Comune di Bagnacavallo.
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