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Slash and Burn
David
Cirese, esplorando su proprietà e limiti tecnici dell'emulsione
e del supporto della diapositiva, si esprime con un linguaggio artistico
diretto a modificare l'oggetto rappresentato, seguendo un criterio
forse inconsapevole di "sradicamento" della visione oggettiva
della realtà.
Nelle sue immagini riesce a movimentare i contorni dilatandoli,
a sfumare i colori, a incidere sui volti; tutto questo per appropriarsi
di ciò che lo circonda, andando oltre l'apparente staticità,
per dare significato originale e creativo non solo ad immagini di
soggetti cui comunemente si attribuisce significato simbolico, ma
anche a quel genere di realtà che i nostri occhi sono soliti
guardare con scontata indifferenza.
L'artista si esprime con un linguaggio efficace e diretto, apparentemente
dissacratorio nei confronti della tecnica fotografica tradizionale,
ma in realtà ci fa partecipi di nuovi originali sviluppi
comunicativi.
Maria Anna Tomassini
Auschwitz.Il Buio nella memoria
David Cirese ci invita ad intraprendere un doloroso viaggio attraverso
la memoria del nostro passato collettivo.
La tragicità della vita-morte nel campo di concentramento
di Auschwitz è magistralmente narrata con un linguaggio espressivo
fotografico pulito, nudo, essenziale, che sembra volerci proporre
un punto di osservazione assolutamente reale di ciò che è
stato vivere la non-vita, tra quelle mura infinite di mattoni, che
formavano baracche assolutamente impersonali in cui uomini, donne
e bambini erano accerchiati come bestie da inequivocabili fili spinati
che sembrano sottintendere che ogni eventuale idea di fuga tende
a realizzarsi più come suicidio che come ricerca se pur disperata
della libertà.
L'artista volutamente preferisce non accentuare la tensione con
inquadrature spettacolari o fuorvianti, non crea effetti illusori,
non si intromette tra noi e la desolazione di quei luoghi così
tetri e miseri ma ci stimola - anche grazie ad una atmosfera grigia
nei toni - a percepire quel senso di vuoto e di nudità, senza
dubbio i principali protagonisti di uno spazio senza tempo. Anche
la scelta dell'assoluta assenza del colore, oltre ad aumentare l'impatto
emotivo nell'interpretazione immediata dell'immagine, ci costringe
a guardare con occhi vicini a quei giorni, a quegli anni; è
come se non si vivesse quel logico ed effettivo distacco storico
del tempo: la divisione tra noi, oggi, 1994 e loro, ieri, 1944.
Il fascino della fotografia di David Cirese si coglie nella magia
seppur spettrale, in cui uno spazio di tempo così lungo come
quello di una vita viene contratto attraverso l'immagine diretta,
grigia, nuda, di quei luoghi che mai vorremmo aver visto ma che
la dignità della memoria ci obbliga a non dimenticare.
Maria Anna Tomassini
CyberFaces
Ci
chiediamo chi siamo e non troviamo risposte o almeno non troviamo
risposte definite, chiare, precise. Ed è infatti la sfera
dell'indefinito quella che David Cirese ci incoraggia a percorrere.
Ma l'artista non ci invita a scegliere, perché l'impatto
che riceviamo nel guardare questi ritratti è talmente forte
che è come se ci sentissimo quasi inconsapevolmente trascinati
in un viaggio, là dove gli orizzonti sono fin dall'inizio
equivocabili.
La vita si confonde con la morte, il reale con il surreale, la bellezza
con la bruttezza, ma dove c'è una trasparenza dello sguardo,
quella sì, decisivamente inequivocabile.
E se tentiamo contro ogni evidenza di non volerci riconoscere in
quei volti così tanto modificati, come non poter identificare
quegli sguardi con il nostro sguardo.
Lo sguardo del nostro io, l'inconscio che trasforma fiamme immaginarie
in un volto irragiungibile, occhi su visi scolpiti nella pietra
eterna ...
Perfino la tanto ricercata e impossibile onnipotenza viene dissacrata,
non c'è più certezza e così anche le parole
di chi scrive sono inutili accessori, forse l'ultimo tentativo di
spiegare l'inspiegabile, là dove non c'è niente da
capire rimane solo l'ironia e il coraggio di comprendere che questo
gioco del trasformarsi, dilaniarsi, ricongiungersi, dissacrarsi
è un gioco che si chiama vita.
Un gioco talmente serio e difficile da vivere, che in ogni situazione
diversa la nostra capacità di adattamento ci ha obbligato
a far uso di tante ed infinite maschere.
David Cirese ci svela cosa c'è dietro la maschera, ma ci
pone anche un inquietante dubbio: è la maschera che copre
il vero, o è il vero a fingersi tale e ad essere la prima
grande eterna finzione?
Infatti la superfice, anzi le più superfici di questi "volti"
sono sovrapposte a tal punto da non saper più riconoscere
ciò che era prima da ciò che si è creato dopo.
La dimensione spazio-temporale è stata dilaniata come se
la scansione ritmica del tempo, ultimo aggancio alla ragione dell'uomo,
non avesse più alcun motivo di esistere.
E i colori non sono i colori della natura, della vita reale, perché
è il sogno il grande protagonista di questi ritratti, così
come l'inconscio sembra essere il grande regista di questi "volti".
L'artista vive queste immagini come un luogo da cui riflettere sulle
tante molteplicità dell'io, e la sua invenzione artistica
non sta semplicemente nel sovrapporre immagini a noi apparentemente
assurde, non si tratta della solita tecnica di fotomontaggio, ma
è un desiderio forse prima così poco esplorato di
porci di fronte all'infinito gioco delle parti.
Un puro atto teatrale.
Maria Anna Tomassini
Biografia
David Cirese è nato nel 1967 a Roma, dove vive e lavora come
fotografo professionista, webmaster e curatore di servizi internet.
E' docente di Teoria e Tecnica di Camera Oscura presso l' Istituto
Superiore di Fotografia e Comunicazione Integrata di Roma dal 1994
e direttore artistico di NeT-ArT, Spazio Virtuale di Arte e Comunicazione
dal 1996.
Come fotografo si occupa prevalentemente di reportage, turismo,
architettura (ha collaborato con riviste quali Senza Confine e Gente
Viaggi) e di fotografia sperimentale e fine-art. Ha esposto in numerose
mostre personali e collettive e le sue opere figurano in varie collezioni
private e presso il Museo dell'Immagine Fotografica e delle Arti
Visuali di Roma. E' presente su Internet, oltre che con le sue opere
fotografiche, con numerosi servizi e siti da lui curati. |
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CyberFaces 
Bicycle 
Sea 9
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