Presentazione
All’interno
della sua produzione, Daniela Dian rivolge al suo pubblico una sfida
ulteriore che ha già posto con se stessa, quella di rappresentare
qualcosa che sappiamo essere difficilissimo, se non impossibile, da
rappresentare: il volto del Cristo.
Una sfida non da poco, per un’artista di oggi che, al cospetto
di una lunghissima tradizione figurativa, non può accontentarsi
della riproposizione di icone già lungamente assorbite dalla
tradizione occidentale, come quella dell’Oriente ortodosso e
bizantino.
Non è un caso se, concentratasi su una effigie riconoscibile
– e riconosciuta – del Cristo, la sua ricerca si svolge
per piccole variazioni sul tema, a riprova che ciò che interessa
Daniela va anche oltre il semplice dato pittorico e iconografico.
E sono sicuro che questo non possa lasciare insensibile, fra il suo
pubblico, tanto chi crede quanto chi non crede.
Nell’un caso o nell’altro, dal punto di vista strettamente
pittorico, ciò che Daniela declina, ad ogni variazione, sono
anche i frutti delle sue ricerche parallele su altri soggetti, siano
essi altre figure, o paesaggi o nature morte; in tutti, il dato più
evidente è la sua forte, intensa sensibilità al colore:
a volte solare e gioiosa, vicina alle suggestioni fauviste, a volte
più melanconica e assertiva, come gli sguardi sulla natura
dell’Espressionismo nordico; più spesso eterea, sognante
come il mondo onirico, pittoricamente parallelo di Chagall.
Sempre, però, fortemente evocativa, riflesso molteplice e sublimato
di una tensione forte alla ricerca, e di una pervicacia che ci pare
il segno più promettente per un’artista che apre il suo
contatto con il pubblico e che certo, per questo, vive un’inevitabile
apprensione.
Ecco perché, all’interno degli altri temi svolti nella
sua pittura, la sezione con le immagini di carattere religioso, e
quelle del Cristo in particolare, rappresenta la sfida più
importante. Perché si tratta di un tema preciso, forte, che
richiede forse in chi guarda un’attenzione supplementare e nel
contempo indica in modo preciso come il rapporto di Daniela con la
pittura travalica la sfera emozionale: vi è sempre un metro
intellegibile nella sua ricerca, e però non si fa mai intellettualistico;
vi è un approccio forte, direi persino fisico col colore, ma
che non diventa compiacente verso una gestualità fine a se
stessa né tanto meno verso un più “pacificante”
decorativismo; vi è, ancora, una vocazione alla narrazione,
sì, come ogni genuina attività espressiva che provi
a confrontarsi col reale; ma essa non diventa mai descrittiva, didascalica.
Ecco dunque perché la libertà creativa di Daniela, innervata
dalla forza del colore e inverandosi in esso, è innanzitutto
libertà di pensiero, che è la sola condizione perché,
tanto più nel caso di un’artista, si possa trovare una
qualche verità prima di tutto dentro noi stessi, prima ancora
che, in questo caso, nella pittura.
Né, reciprocamente, può darsi pittura degna di questo
nome che non sia strumento di verità.
Peraltro, le stesse prove poetiche scritte di Daniela sono lì
a testimoniare come, con registri differenti, le linee della sua ricerca
sono quelle del suo modus vivendi, se non della sua testimonianza...
Roberto Perrone
Nell'intimistica religiosità della Dian, emerge il Suo credo
nella creazione profonda dei volti Sindonici di Cristo. Ella li rappresenta
sì col volto della sofferenza, ma li dipinge con i pesci biblici
della Resurrezione di colore rosso e verde. Pesci che stanno ad indicare
l'abbondanza universale di Dio e dell'umanità credente. Volti
sofferenti che stanno ad indicare un buio periodo dell'artista ma
anche una creatività risolta con l'arrivo di entrambe le luci:
religiosa e coloristica...
Carlo Dezzani
www.dezzaniarte.com
Cenni Biografici
Daniela Dian è nata a Torino il 23 novembre 1962. Dal 2000
vive e opera a Marina di Ginosa in provincia di Taranto. Fin da bambina
ha sperimentato una forte attrazione per il colore e per l'arte, approfondendo
in seguito i suoi studi artistici presso l'Istituto Statale d'Arte
“Felice Faccio” di Castellamonte nella sezione ceramica,
e presso il Liceo Artistico di Torino.
Per Daniela dipingere è un'esigenza di vita, come mangiare
e bere, è un nutrimento essenziale per la sua esistenza. Daniela
per sopravvivere, o meglio, per vivere, ha bisogno di colori, di tele
su cui imprimere i propri sogni, di immagini a volte figurative, a
volte astratte, da trasferire con un linguaggio pittorico che va oltre
il semplice rappresentare e il semplice raccontare, soprattutto quando
il racconto si tinge coi colori dell'anima, del sogno, del mistero.
Per Daniela il mistero può essere rivelato ma mai svelato completamente
e la pittura, come la poesia, offrono la possibilità di suggerire,
evocare, stimolare alla ricerca, fornire chiavi di lettura sempre
personali ma riconducibili ad una essenza la cui natura è immutabile.
Daniela ama tutta la pittura, da quella primitiva a quella bizantina,
dalle meraviglie rinascimentali alle avanguardie del primo novecento.
Ma non ci nasconde di emozionarsi follemente di fronte a un Mirò,
che ha amato fin da piccola, e di prediligere comunque i grandi del
novecento come Picasso, Matisse, Klee, Kandiski... infine un' attrazione
fisica e spirituale verso l'opera di Chagall con la quale condivide
la poetica del Cantico dei Cantici.
Il suo percorso di fede la porta a dipingere molto spesso temi sacri,
ma per Daniela ogni cosa è creata da Dio e quindi degna di
essere onorata attraverso un dipinto.
Il punto di partenza del suo percorso sacro è il Volto della
Sindone che rimane l'archetipo da cui ripartire ogni volta per sperimentare
nuovi linguaggi e metodi espressivi.
|
|
Contatti
Per contattare l'Artista o per richiedere informazioni sulle
opere presentate in questa pagina:
e-mail
www.danieladian.com
tel 3349264827 - 3920857635 |
|