Presentazione
Ho
già avuto modo di dire in uno scritto precedente che quella
di Armando Felpati è una pittura che, costruendosi su un segno
che lacera il colore, e quindi l’atmosfera del quadro, si fa
immagine di un malessere interiore profondo.
E il disorientamento provocato da tale malessere era visualizzato
da un continuo intersecarsi di volute che nelle loro scansioni regolari
creavano un effetto-optical che accentuava la sensazione di perdita
di un qualsiasi punto di riferimento.
Ora le volute sono quasi completamente scomparse; il segno rimane,
ma è affastellato in fasci pressoché unidirezionali,
interrotti o intervallati da spazi che somigliano più a lacerazioni
che a luoghi vivibili. Il colore sembra tendere ad uniformarsi sul
grigio, da cui emerge qua e là qualche sprazzo di colore freddo
(e l’acrilico ne aumenta la valenza) cui fanno da contrasto
macchie di un rosso violento o degli arancioni degradanti verso il
giallo, con una notevole sottolineatura alla drammaticità dell’opera.
Da quell’intrico verticale o orizzontale di segni, condizionati
da quelle implicanze cromatiche, esce uno spazio che, conservando
una connotazione siderale (e la sensazione di avere a che fare con
spazi cosmici viene suggerita dall’andamento curvilineo dei
segni e da qualche globo che sembra emergere da distanze incommensurabili)
sembra essere attraversato da fughe, da linee di forza che hanno perso
ogni controllo, ogni regola che possa essere ricondotta a logiche
della fisica.
Si tratta quindi di un cosmo in cui il caos sembra prevalere, un caos
che sembra preludere alla deflagrazione totale.
Probabilmente Felpati trasferisce a livello cosmico, dandogli quindi
una dimensione apocalittica, quel male di vivere che caratterizza
il mondo contemporaneo, attraversato da guerre, devastazioni, disastri
ecologici che pongono seri interrogativi sulla possibilità
di sopravvivenza del mondo stesso, oltre che dell’umanità.
Sul piano tecnico va osservato che il gesto largo che produce il segno
in Felpati viene governato razionalmente, con una precisione che è
indice di una sicura lucidità di pensiero.
Ed è proprio a causa di questa lucidità che si capisce
che non si tratta di una reazione momentanea o contingente, ma di
uno stato vero e proprio che è generato da una cruda e sofferta
visione di una attualità che va degradando di giorno in giorno.
Umberto Marinello
Gennaio 2005
Cenni biografici
Armando Felpati si è diplomato all'Istituto Professionale Artistico
a Venezia nel 1973 sotto la guida di Luigi Rincicotti.
Espone dal 1972 e ha allestito oltre 170 mostre in Italia e all'Estero. |
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