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Interiorità
e forma Attraverso
la scultura si rende evidente la nostra necessità di instaurare
un dialogo con lo spazio, con la nostra frammentaria cognizione di
un Io legato alle contingenze del tempo.
Marcello Giannozzi avverte dunque le emozioni che appartengono al
nostro flusso vitale e conduce la propria ricerca fuori dagli schemi
di una teorica della rappresentazione, dove le forme ci aiutano a
realizzare quel certo corpo utile alla fantasia e alla vita. La sua
opera plastica risulta da un fremente confronto tra necessità
di esprimere e desiderio di imprimere sinteticamente e con naturalezza
nella materia una determinata espressione vitale.
Si sente la mano che modella, il polpastrello, l'adduzione della particola
di creta sul corpo dell'opera che va facendosi anche per colpi di
luce, sovrappone e sottrae, costruisce un'interiorità alla
superficie, conquista un ingombro poetico, sostanziale alle sue figure,
qualcosa che prende dallo spazio impasti luminosi ma anche aperture
ritmiche. È chiaro che quello di Giannozzi è un
avvicinamento cauto a quanto la memoria, la fantasia o più
semplicemente la verifica del reale in termini lirici, gli trasmettono;
il che lo conduce verso le regioni di una simbologia privata, fatta
di figure che mantengono, in lontananza, un tepore di affetti.
Il suo lavoro si situa così in un crinale di ricordi che sembrano
affiorare sul piano spiazzato del futuro, un domani che ha una propria
identità potenziale e un accrescimento, un divenire di immagini
che corrispondono, ormai, a un percorso di civiltà.
Il bronzo, la terracotta, il Raku (così vicino espressivamente
a delle istanze pittoriche), si alternano nella ricerca di un linguaggio
unitario, all'approfondimento di un impianto figurale che segua più
da vicino il dipanarsi delle vicende umane.
La tentazione di tornare indietro, a una plasmazione a tutto tondo,
pacificante, è grande, ma altrettanto irremovibile è
la realtà presente; in questo dilemma, in questi timori di
aver sbagliato, di essere inetti a nuove esperienze si consuma la
giostra vitale, il desiderio di amare le cose.
Con questo sottofondo di energie creative la scultura di Giannozzi
si è fatta più decisa, più compiutamente timbrica,
più addentro alle cose, mentre la materia cerca rapporti più
lirici con lo spazio.
Una visione che assume la necessaria incisività e ha lo spazio
sufficiente a un respiro e a una vita che progredisce senza sforzi,
senza stilismi, con una naturalezza che non ha abbandonato qualcosa
di gestuale e insieme è confortata da una presenza autentica,
spirituale per quanto di vero e azzardato essa contiene e manifesta.
Nicola Nuti
Eco d'Arte Moderna Note Biografiche
Nato a Firenze, dove risiede e lavora, diplomato all’Istituto
d’arte di Firenze, sezione scultura, sotto la guida del Prof.
Bruno Innocenti.
Ha ripreso l’attività di scultore negli ultimi anni.
Scultore figurativo moderno.
Lavora diversi materiali: Marmo, Legno, Bronzo, Terracotta, Ceramica,
Raku.
Sue sculture sono presenti in moltissime collezioni sia private che
pubbliche; dal Marzo 2005 la scultura: “RAGAZZA NEL CANNETO”
è stata inserita nel “MUSEO DI ARTE CONTEMPORANEA DEL
CONSIGLIO REGIONALE DELLA TOSCANA” – Palazzo Panciatichi
– Via Cavour, 2 Firenze. |
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"Aurora"
Anno 2004 – bronzo
Misure h.40 x 33 x 43 
"Gianna"
Anno 2002 – bronzo
Misure h.200 x 90 x 40
"Padre e figlio"
Anno 2002 – bronzo
Misure h.68 x 40 x 20
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