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Presentazione
Il
primo pregio artistico che hanno i lavori di Francesco Liggieri
è quello di bloccarti, pare ti chiedano di “essere
guardate”.
Una volta incontrate, non è possibile smettere di osservarle
finché non si trovi almeno una delle verità che contengono.
Già, perché l’altra caratteristica che evidenzierei
dei suoi lavori è la complessa sfaccettatura dei messaggi
che propone.
Una volta che l’ultima pennellata è stata data, il
suo lavoro è finito, ma inizia quello dello spettatore. Quello
che per Francesco è tanto semplice, il percorso che, dal
cuore alla mano, lo porta alla sua espressione, per chi guarda i
suoi quadri, nel percorso dagli occhi alla mente, e dalla mente
al cuore, è molto più complesso. E’ necessario
spogliarsi da ogni tipo di sentimento personale, da ogni pregiudizio,
e cercare di entrare dentro le linee, scivolare nelle forme, perdersi
e ritrovarsi nei colori di ciò che è dipinto.
La traccia che è impressa sulla tela è un’indicazione
molto sottile che porta sempre ad un determinato significato, e
non sempre è facile centrarlo. Molto spesso si rischia di
disperdersi negli indizi.
Ci sono due modi di fruire un’opera d’arte: una è
sentendosela sulla pelle, ascoltando le proprie sensazioni nel guardarla,
rendersi conto di cosa ci fa provare; l’altra è cercando
di entrarvi dentro, a voler comprendere cosa voglia effettivamente
significare, quale sentimento l’abbia fatta nascere, quale
percorso di vita e di pensiero abbia portato l’autore a dipingerla.
Ma la cosa fondamentale da tener presente è che la pittura
è il canale privilegiato di espressione dell’artista,
quella che lui ha scelto di utilizzare, tra le altre possibilità,
per comunicare. Quindi, ogni dipinto è un messaggio, un pensiero,
un sentimento che, tra tanti, l’artista ha deciso di esternare.
Il punto di vista dell’autore è in ogni tratto, in
ogni colore: quello che vede, come lo vede, quello che pensa e come
lo pensa.
I soggetti e le forme cambiano a distinzione dell’ambiente
che viene descritto, che sia quello esterno, che viene introiettato
e poi esteriorizzato, e quello interno, che viene raffigurato all’esterno.
Opere come “La lettrice”, “Alice nel paese delle
meraviglie” o “Personaggi del circo”, raffigurano
scenari reali, osservati, pensati e filtrati dall’essere artistico
del pittore, che li traspone su tela giocando sugli oggetti di quel
mondo che vive e che vuole ritrarre, mischiando gli elementi, confondendo
l’ordine delle cose, rappresentando i sentimenti che vuole
focalizzare con espressioni perfette di visi e d’occhi, che
spiccano per la loro definizione e per la loro intensità.
Delicatissime intensità.
Poi, c’è il mondo interiore di Francesco. Un mondo
fatto di donne, d’immagini di donne, di “Pensieri e
Fantasmi”, di “Emozione”, di danze, di “Essere”.
Le figure, da immagini picassiane della realtà, s’ammorbidiscono
nel ritrarre soggetti della vita più intima, pensieri e sentimenti
profondi, emozioni provocate da esperienze pregnanti di vita vissuta,
fino a diventare stilizzazioni di esseri umani, fluide apparenze,
spiriti e incontri di spiriti.
C’è un contrasto netto tra il mondo reale e il mondo
riflesso del pittore, e un’ulteriore diversità tra
il mondo riflesso e il mondo interiore.
Il mondo esterno che Francesco sottolinea è un mondo caotico
e pieno di forme e di colori che, pur sposandosi armonicamente,
crea movimenti perpetui, dai quali non si riesce a liberarsi. Soggetti
dispersi in un mondo di geometrie perfette in cui lo spazio non
esiste, se non come contenitore di forme e di oggetti che lo riempiono,
inglobati in prospettive profonde che si perdono nell’orizzonte
del quadro di visione e sfociano, a volte, in altri paesaggi che
illuminano altri universi ancora.
Il mondo interiore è invece un mondo ricco di ampi sfondi,
di colori caldi, che danno subito senso di tranquillità e
pace interiore, pace necessaria all’essere per partorire il
pensiero, per godere di un’emozione, per cullare una sensazione,
per depositare un sogno.
Tra i due mondi, c’è una dimensione mista, in cui gli
stimoli provenienti dall’esterno giocano col pensiero interno
e lo ispirano, lo modificano. Quel luogo in cui si riesce a intravedere
cosa e come uno stimolo esterno abbia influito sul pensiero e sulle
sensazioni del pittore, e in cui anche le due tecniche si mescolano
amabilmente. Lo spazio è più libero, ma le figure
sono più morbide e accoglienti, la prospettiva non ti risucchia
più dentro al quadro in una profondità prospettica
che pare volerti inglobare, ma li lascia passeggiare tra i colori
in perfetta tranquillità d’animo, in modo da respirarne
l’essenza.
E’ l’Essenza, alla fine dei discorsi, che dà
vita all’Arte. E qualunque artista, con qualsivoglia tecnica
decida di esprimersi, tende a catturare l’Essenza della Vita.
E trovo che Francesco ci riesca, e mi stupisce, conoscendolo di
persona, constatare quanto gli risulti facile, quanto sia naturale,
per lui, far danzare il pennello e dare immagine a ciò che
pensa, in maniera così immediata, che montagne di parole
e di trattati non potrebbero descrivere con lo stesso impatto e
la stessa efficacia. Rimango in silenzio di fronte al suo lavoro,
come spesso di fronte alle sue parole, nel rispondere alle mie domande.
Spesso mi ripete che non ci sono spiegazioni all’arte, eppure,
mi ha fatto esplicita richiesta di introdurre questo suo book, per
descrivere e spiegare l’anima dei suoi dipinti, e per far
questo, oltre che onorarmi della scelta, mi ha messo in condizione
di dover fare una cosa che lui stesso ha detto essere impossibile.
Ma, altra caratteristica di Francesco: non crede nell’impossibile.
E su questo non posso dargli torto. L’ammirazione che provo
nei suoi confronti, oltre che essere apprezzamento per il suo talento
artistico, deriva anche dal riconoscimento di un’umanità
dotata di un’incredibile forza, forza che di riflesso traspare
in ogni suo quadro.
Paola Palombi
Biografia
Nato il 30/07/1981 ad Alessandria, fin da tenera età si diverte
con carta e matita a disegnare o colorare qualsiasi cosa gli capitasse
in mano. Crescendo, si avvicina al mondo del fumetto americano,
per puro casualità si scopre bravo e inizia ad esplorare
quel mondo fatto a china e matita.
Più in là verso i sedici anni si avvicina all’arte
da strada, studiandola ed ammirandola non poco, per poi innamorarsi
dei murales messicani. Di li alla pittura il passo è breve
infatti nel 1999 realizza un piccolo quadro: “ Il sole”
con molto entusiasmo si accorse che la pittura lo divertiva e lo
impegnava allo stesso tempo. Fu li che decise di fare una scuola
adatta a farlo maturare come artista, così prese il piccolo
quadro e lo mise da parte per dare spazio agli studi di maturità.Ma
di quel piccolo quadro non si dimenticò anzi..
Finita la maturità, fu chiamato al servizio di leva e li
quando poteva realizzava quadri, studiando contemporaneamente artisti
del passato, e i contemporanei. Si innamorò perdutamente
dei quadri e dei disegni di Picasso e iniziò a ispirarsi
a lui.
Sempre durante la leva militare, dipinge i suoi primi murali su
tematiche da caserma, acquisendo più padronanza delle superfici
grandi e anche una notevole esperienza sulla tecnica.
Nei nove mesi di leva realizza 12 quadri da 70x65cm più tre
murali e una 50tina di lavori a china.
Finita la leva si trasferisce a Venezia per iscriversi all’accademia
delle belle arti. Dopo aver superato gli esami d’ammissione,
riesce ad iscriversi al corso di Pittura.
Oggi Francesco frequenta il terzo anno d’Accademia delle Belle
Arti, ha realizzato 102 lavori di piccole, medie e grandi misure
con le tecniche più diverse.
Vive, studia e Lavora tra Venezia e Pantelleria.
Cos’è la pittura per lui: “ un modo per raccontare,
raccontarsi, cose viste o non viste, un modo per fare sorridere
le persone, ma anche per farle riflettere…”
I suoi Artisti preferiti sono: Picasso, Dalì, Matisse.
La sua tecnica si ispira a Picasso, passando per i murales messicani,
utilizzando colori vivi e pieni di sole.
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