Presentazione
Roberto
Lorenzini fa uso di carta, di pagine di giornale e di libri, che fanno
da sfondo a dischi in vinile, a legni, tazze, posate in ceramica,
forchette di metallo, oggetti plastici e creazioni in gesso, e vari
elementi che egli trasfigura componendo quadri con diverso materiale
in un vasto e mirabile “assemblage” su iuta.
Definisco la ricerca artistica di Roberto Lorenzini una ricerca “metamorfica
neo concettuale”, rientrando nel novero di coloro che fanno
della ”dialettica delle forme”, il loro campo di battaglia
in opposizione
all’ ”estetica delle forme”, (il figurativo tradizionale).
Ma nella ricerca di questo artista prendono consistenza altri motivi
ascendenti e spirituali: una elevazione del “simbolo”
a miraggio dell’umanità. Tutto è illusione, mimesi
della realtà. Diceva il Buddha che “nulla è duraturo”
tutto è apparenza.
Scaturisce dall’opera di Roberto Lorenzini una personale “empatia”,
che è la proiezione dei propri sentimenti negli oggetti inanimati,
i quali affastellati e messi assieme vivono una loro intima realtà
che a noi sfugge. Il concetto del’ “Kunstwollen”,
termine tedesco che significa volontà d’arte, viene suggerito
da Alois Rigl che vide in diversi motivi dell’arte indigena
dell’Africa e dell’Oceania, una risorgente vitalità
di ogni opera d’arte, purché si rispetti il desiderio
intimo dell’ artista di esprimere la purezza immacolata del
proprio ideale. Ecco perchè ho sempre sostenuto ( sulla scia
di Marcuse) che “l’arte è la ricerca ontologica
delle forma“.
Quando per “ontologica” ci si riferisca al divino.
In questo senso le opere di Roberto Lorenzini sono valide.
Antonino De Bono
Roberto Lorenzini osserva con occhio critico sia la realtà
fenomenica, sia quella che emerge dalla memoria o dall’inconscio,
riscoprendone nessi e valori in un’ottica fantasiosa, lontano
dalle codificazioni tradizionali.
Emozioni e sensazioni nuove si propongono alla sua creativa ispirazione,
che le trasfonde nelle opere attraverso un inedito linguaggio.
Forme e colori nei suoi lavori si intersecano, si sovrappongono, si
relazionano; entità liberamente vaganti creano interazioni
significanti in uno spazio che è scenario di fantasia,parabola
dell’immaginario, mediatore di oggettività e astrazione,
sintesi informale e proiezione onirica.
Ogni evento dell’esistenza come ogni oggetto della quotidianità
può entrare a far parte delle analisi concettuali di Lorenzini,
dove ciascun elemento perde la propria connotazione consueta, per
assumere ruoli nuovi. Tazzine, caffettiere, fogli stampati, oggetti
di plastica odi legno, filamenti metallici…. In contesti cromatici
basati su poche tinte accostate con gusto: sono libere interpretazioni
di stati d’animo, di messaggi, di situazioni varie, ed anche
di entità difficilmente rappresentabili in pittura, come i
suoni, evocati da sapienti connubi di mimesi e allegorie.
Arte validissima e originale, quella di Lorenzini si basa su una sicura
gestualità, che non è occasionale improvvisazione, ma
risposta funzionale a una progettualità complessa, dove si
integrano magicamente ponderazione e immediatezza, evocazione, creatività
e profonde conoscenze tecniche
Vito Cracas
Cenni biografici
Roberto Lorenzini è un artista nato a Mori (Tn) nel 1964, che
vive a Rovereto dal 1998.
Appassionato di pittura muove i primi passi nel campo figurativo all’età
di trent’anni, finché si lascia attrarre dall’informale
e dal concettuale, sviluppando una propria tematica innovativa ed
affascinante.
E’ naturale che un artista il quale ha vissuto l’epopea
– inconcepibile un tempo – del primo uomo sulla luna,
viva la “spazialità”secondo un metro d’ avanguardia
E’ noto come Marcel Duchamp abbia rivolto la propria attenzione
agli oggetti comuni, polemizzando – con sottile ironia –
nel dare risalto al “prefabbricato”, fino ad assurgere
ad un risaltante nichilismo estetico, al
Punto di svalutare la realtà. La sua contestazione diventa
provocazione allorché dà risalto ad un “orinatoio
rovesciato”, dando consistenza al “ready made”,
ed ispirando il dadaismo americano di Picabia e di Man Ray .
Pertanto la poetica del “dada”, che nasce nel 1916 a Zurigo
come demistificazione di alcuni valori sostenuti dai guerrafondai,
rifiuta l’oggetto come mercificabile.
Nel 1965 alcuni artisti del gruppo americano “art and language”
(arte e linguaggio), ispireranno il movimento concettuale, tanto che
nel 1966 conferiscono validità all’arte povera”
che fa leva sul cumolo dei materiali più disperati ed assortiti,
prelevati dal quotidiano.
Era necessaria questa premessa storica, nel campo dell’arte,
per inquadrare meglio la ricerca di Roberto Lorenzini, che si qualifica
come un vero artista, dotato di una ricca fantasia, ispirato da una
travolgente emotività. |
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