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Presentazione
Federico
Marconi, accanto alla propria professione di architetto, prosegue
da sempre la sua ricerca su territori disciplinari affini come quello
dell'arte, della scenografia, dell'arte pubblica, della grafica.
La sua ricerca ha come oggetto principale lo spazio contemporaneo
e le relazioni tra individui utilizzatori e lo spazio stesso.
Questo tema viene affrontato volontariamente attraverso più
e diversi strumenti di studio, di espressione, di sperimentazione,
che vanno dalla public art, alle tele, agli informali, alle architetture.
L'impegno si concentra, quindi, sullo spazio contemporaneo e sulle
trasformazioni ed evoluzioni della contemporaneità nei confronti
dello spazio stesso, dello spazio urbano, dello spazio abitato,
dello spazio di relazione.
Olio su carta di cocco e legno
Gli oli su carta di cocco rappresentano strumenti di esplorazione,
di analisi e, quindi, di espressione degli argomenti che interrogano.
Il gesto artistico in questi casi, non è concepito come momento
espressivo finale, ma viene utilizzato, in modo del tutto personale,
come strumento di indagine ed interpretazione dei complessi meccanismi
relazionali che esistono tra individuo e spazio. Il tentativo è
quello di cercare di analizzarli, capirli, vederli sotto altri punti
di vista per provare ad interpretare e quindi creare produrre, modificare,
proporre.
La proposta è quella di un mondo in cui ci si libera dall'annichilimento
e dall'appiattimento globale, in cui si possa tornare alla pratica
quotidiana di abitare lo spazio, quando abitare lo spazio significa
farlo proprio, riconoscersi in esso perché lo spazio stesso
è espressione delle nostre sensazioni, comportamenti ideologie
e passioni, cioè di tutto ciò che è che è
intangibile e che i nostri cinque sensi dovrebbero sentire. La figura
umana viene volutamente rappresentata senza nessun tipo di connotazione
realistica, ma è raccontata attraverso un segno semplice
e ripetuto: una forma chiara, dalle sembianze umane, che si distingue
dal contesto ma di cui non se ne distinguono le singolari caratteristiche
umane. E' il racconto di un uomo ormai omologato, un automa, una
spugna che assorbe indistintamente ed indiscriminatamente ciò
che la quotidianità e la contemporaneità gli offrono,
un uomo che è dappertutto e dappertutto è uguale a
se stesso.
La modalità espressiva si sviluppa attraverso la scelta del
colore ad olio che viene, però, distribuito sulla superficie
come tinta unita, come fosse acquarello. La scelta di tale modalità
pittorica è dovuta alla necessità di avere una superficie
ed un colore che potessero vivere di per sé una propria dinamicità,
ma che, al tempo stesso, nel gesto artistico venissero appiattiti,
omologati, quasi a generare immagini artificiali, visionarie, "fumettose".
Visioni oniriche, a sottolineare una realtà folle, una speranza
sognata. Così anche la superficie, la carta di cocco, che
rivela il suo carattere materico, ma che nel prodotto finale viene
messa in secondo piano, viene omogeneizzata dal colore. Occorrevano
quindi materiali e tecniche che fossero diametralmente opposte al
concetto che sottendevano, modificate dal concetto stesso rendendo
così il contenuto maggiormente definito. L'appiattimento
del colore rimanda quindi all'idea già espressa della standardizzazione
e della incapacità critica ed interpretativa nei confronti
del presente, incapacità di rischiare un colore, di versare
una latta di vivo rosso.
All'interno di questo panorama critico nei confronti del reale contemporaneo
si leva un grido di speranza. La speranza che l'individuo, l'uomo
si possa ribellare a tutto ciò, quando ribellarsi significa
avere la possibilità di interpretare criticamente ed esprimersi
attraverso la realtà, la possibilità di destarsi finalmente
dall'apatia che lo contraddistingue, per essere un autonomo modificatore
della realtà, un soggetto attivo nelle trasformazioni culturali
e non succube delle massificazioni.
In tal senso negli oli su carta nascono gli studi e le provocazioni
sui rapporti dimensionali uomo-architettura e così in molti
di questi la figura umana diventa un fuori scala, grande quanto
ciò che gli sta intorno, finalmente protagonista dello spazio
e del tempo, a ribadire la doverosa presenza umana attiva nei confronti
della realtà.
La stessa ombra proiettata a terra vuole uscire dal proprio ruolo
subalterno per divenire anch'essa protagonista dello spazio. Allo
stesso modo la figura umana cerca di elevarsi inerpicandosi su architetture
fantastiche, compiendo visionari percorsi aerei al di sopra delle
città quasi ne fosse ora padrone interprete e non più
succube. L'uso di prospettive diverse, di diversi punti di vista
da cui osservare e studiare la realtà, nascono dall'intenzione
di suggerire la possibilità di sguardi "altri",
di cannocchiali visivi non sfruttati per guardare e capire gli spazi
abitati, le città.
L'architettura dipinta non vuole essere una grigia presenza di cemento,
ma piuttosto l'architettura fantastica degli architetti visionari
fiorentini degli anni Sessanta e Settanta o le architetture "matte"
con i capelli di John Heiduck.
Architetture come "giocattoli", a più piani, storte,
colorate, a scale, come palafitte, o come oggetti dispersi in lande
deserte che diventano i nuovi punti di riferimento da cui ripartire.
Informali
Accanto alla ricerca che fa del al gesto artistico un momento di
studio ed osservazione del quotidiano si affiancano, parallelamente,
le sperimentazioni sulla superficie espressiva come elemento materico
e pluridimensionale. La voglia avvertita come necessità di
rompere, di andare oltre, di rischiare il confine, di vivere il
confine, per tentare, conoscere, produrre.
Il riferimento all'idea di oltrepassare la superficialità,
la consuetudine, con la coscienza di poter interpretare la realtà
ed esserne attivi modificatori. Gesti, gesti che rompono, irrompono
e scoprono vita sommersa, colore, materia, che provocando rotture
generano creazione, materia che dà vita ad altra materia,
da cui nasce l'impeto narrativo, la narrazione creativa.
La ricerca diventa quindi ricerca sulla superficie, sulla superficie
materica e sulle sue dimensioni. Oltrepassare la bidimensionalità
della tela, come già ha fatto Fontana, ma andando oltre e
trovare e lavorare su ciò che sta dietro e ancora dietro,
in una successione infinita di livelli, fin tanto che dalle tre
dimensioni se ne conquista una quarta, il tempo. Pulizia nella scelta
degli elementi accostati tra loro: materiali primari come colore
e pietra, elementi antropizzati come floppy disk, immagini, scritte,
radiografie, plexiglas, oppure tele neutre, bianche che diventano
la superficie da oltrepassare, rappresentano il concetto di limite.
A ciò si accosta spesso un contenuto che va al di là
dello stessa ricerca sulla superficie materica e di volta in volta
diventa una particolare intervista, un'autobiografia, una riflessione,
un avvenimento, la catalogazione preventiva dei cinque sensi a discapito
di un appiattimento sensoriale...
Tele
Nella produzione artistica di Federico Marconi ci sono alcune opere
che nascono da una particolare interpretazione della tela e del
processo creativo nel tentativo di utilizzare ed interpretare uno
strumento contemporaneo, quello dell'informatica e della stampa
digitale.
Queste nascono da schizzi disegni e scritti intorno allo spazio
contemporaneo che vengono sovrapposti ed elaborati attraverso un'
elaborazione informatica e quindi stampate su tela che viene a sua
volta dipinta con colori ad olio.
Ancora una volta ritorna il concetto dei livelli e della sovrapposizione
degli stessi che agiscono su diversi livelli di comunicazione, quello
iconografico, attraverso i di-segni, e quello che esprime attraverso
il linguaggio scritto, attraverso le parole.
Biografia
Federico Marconi nato a La Spezia 25.06.1974 Architetto laureato
a Genova con 110 lode e dignità di stampa. Abilitazione all'esercizio.
Qualifica codice ISTAT 2220.
Attualmente lavora nel proprio studio professionale, collabora in
uno studio di architettura a La Spezia, espone in mostre personali
e collettive, collabora con una rivista di architettura, mantiene
sempre vivo ed attivo il complesso e vasto interesse culturale proseguendo
la propria ricerca in settori e modi differenti:
- nella sfera del permanente, cioè dell'architettura dove
sta sperimentando nuove soluzioni progettuali,
- in quella del provvisorio e dell'effimero dove continua a coltivare
l'interesse per la realizzazione di eventi di temporanea modificazione
dello spazio pubblico come happening, performance installazioni,
public art...
- attraverso l'arte figurativa che concepisce sia come momento espressivo
che come metodo di analisi ed indagine conoscitiva riguardo le dinamiche
ed i processi relazionali tra individuo e spazio urbano
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Contatti
Per contattare l'Artista o per richiedere informazioni sulle
opere presentate in questa pagina:
Federico Marconi
Viale Amendola 92, 19121 La Spezia
Tel. 0187/21224 Cell. 3493653994
www.creativezonestudio.com
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