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Ario - Ariodante Marianni

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  Presentazione

Ariodante Marianni“Ut pictura poesis”. La similitudine oraziana si addice perfettamente all’attività artistica di Ariodante Marianni, non tanto nel significato letterale e didascalico presente nel poeta latino quanto nella profonda unione, quasi permeabilità delle due forme d’arte che suggerisce. Unione contraddittoria, pare un ossimoro se si guarda all’etimologia dei vocaboli: una voce dotta latina unita ad una voce derivata dal “poiein” greco, il fare, l’agire anche manuale sulle cose. E per esprimere, poi, la prima, la voce dei dotti, un’attività che implica il contatto diretto e fisico con la materia, in vari modi, dalla preparazione dei supporti alla manipolazione dei colori, la seconda l’elaborazione di pensieri e parole dal profondo, dal mondo che non si tocca, dall’invisibile. Così i due termini dell’ossimoro si rivelano essere due termini gemelli, due lati dello stesso “fare nel mondo” con la profondità e la leggerezza, la serietà e la giocosità che sono proprie dell’artista, del creatore.
Documentare l’attività pittorica di Marianni (Ario è il nome usato in pittura), attualmente più noto per la sua attività letteraria di traduttore, poeta, critico, è un’impresa difficile. Il ventennio che va all’incirca dalla metà degli anni Cinquanta alla metà degli anni Settanta, fu assai intenso per l’artista che si dedicò anche, con successo, all’attività pittorica (tra gli amici ebbe, solo per citarne alcuni) Dorazio, Mulas, Perilli), senza tuttavia abbandonare la riflessione su letteratura e filosofia.
L’oggetto di indagine primario, fondamentale nella riflessione dell’artista, ma anche del poeta, è quello del rapporto tra l’agire del Caso e l’agire dell’uomo nel mondo, nel quotidiano muoversi e fare, in cui la volontà del singolo si determina e si concreta (o crede di determinarsi e concretarsi) immersa nell’inesauribile corrente di eventi e di azioni a lui, il singolo uomo, per lo più ignote. Eppure, poi, all’occhio che guarda, alla persona che si interroga sul proprio agire, sulle proprie fortune e sfortune, gli eventi appaiono “significanti”, sembrano avere un significato consequenziale, razionale: la congerie dei fenomeni viene ordinata e compresa in una fenomenologia.
Illustrò bene Jole Tognelli il carattere “filosofico” di questa pittura: una specie di “discours de la méthode”, la ricerca ed applicazione di un metodo che rispecchi per quanto possibile l’accadere dei fenomeni nelle vicende umane e materiali del mondo; posizione originalissima e unica nell’arte contemporanea anche astratta.
D’altronde anche la poesia, questo fare impalpabile fatto di voci e di parole, quantunque silente nel suo aspetto pubblico nel periodo “pittorico” (la prima raccolta poetica edita di Marianni è del 1982 e le altre seguirono con meditata lentezza e parsimonia, come testimonia la bibliografia che pubblichiamo in appendice), non è estranea alla riflessione su quel tema fondamentale. Ne sono testimoni la brevissima “Sillogismo”:

(tutto sembra accadere casualmente
secondo un ordine prestabilito:
la nostra volontà opera ai margini
del paradosso: ergo, scegliamo)

Ancora in “Poesia per il proprio compleanno ”, del 1982, qualche anno dopo l’interruzione dell’attività pittorica leggiamo:

(…) Il sorridente Caso e la seriosa
Necessità annuirono; squadre disciplinate
di cellule si misero subito al lavoro,
perfettamente istruite sul Grande Progetto.
(…)

Un accenno al Caso, come mistero e come ”accettare/ come senso umano delle cose il Nonsenso” torna nella più recente “I numi ” del 1991, testo emblematico, come quelli delle altre “Lettere oraziane”, del pensiero dell’autore.
Questa la sintesi di un’attività artistica che è solo apparentemente “storica”. Abbiamo infatti constatato nella realtà che il pubblico delle mostre recenti e recentissime, anche quando è avvertito a proposito del momento cronologico in cui sono state composte le opere, se ne dimentica e le vive e le commenta come opere nate ora, nel momento presente.


Biografia

Ariodante Marianni è nato a Napoli da madre romana e padre montefeltrino; il nonno paterno, di cui ripete il nome, fu autore di opere erudite e revisore di codici antichi nella Biblioteca Alessandrina. Nel 1929, alla morte del padre, si trasferì a Roma dove è cresciuto e vissuto esercitando in gioventù vari lavori, entrando in seguito in un Ministero Economico. Ha compiuto studi universitari di economia e commercio, coltivando di pari passo le discipline umanistiche, con particolare riguardo alle letterature italiana e anglosassone. Dal 1957 al ’60 è stato redattore della rivista "Marsia" che ospitò, tra gli altri, scritti di Bertolucci, Calvino, Frassineti, Giudici, Giuliani, Sereni, Sinisgalli, Solmi e Zanzotto. Dal 1962 al 1975 si è occupato attivamente di pittura, partecipando a mostre personali e collettive in gallerie d’avanguardia di varie città italiane. Nello stesso periodo e per oltre un decennio ha fatto parte dell'Ufficio Stampa del Festival dei Due Mondi e, dal ’67 al 70, è stato segretario di Giuseppe Ungaretti. Vincitore di vari premi di poesia ha svolto un intenso lavoro di traduttore di grandi autori di lingua inglese (D. Thomas, W. Whitman, W. B. Yeats e altri) ha collaborato e collabora saltuariamente a riviste (Mondo occidentale, Il presente, Galleria, Il ponte, Poesia, L’immaginazione) e convegni letterari, letture pubbliche di poesia, programmi culturali radiofonici e televisivi. Ha ripreso recentemente con successo l’attività espositiva dei Monotipi degli anni Sessanta, prima tappa dell’evolversi della sua attività artistica, illustrata nel testo critico, a cura di Eleonora Bellini, Pagina picta.
 

Ariodante Marianni - Opera 1
"Altre paure"
Ariodante Marianni - Opera 2
"Oriente" - particolare
Ariodante Marianni - Opera 3
"Sul fiume Giallo"


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