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L’arte di
Momentè L’arte
come ricerca, memoria, esperienza.
Raffigurazione dell’intimo, proiezione all’esterno di
emozioni e sentimenti profondi.
Che si stratifica in velature, segni, graffiti, incisioni. Si sviluppa
tra pennellate e colpi di spatola, riposa, sedimenta e matura come
il ricordo di quanto avviene nelle nostre vite.
Un’arte che è rappresentazione e, come tale, simbolo.
Utilizza materiali e tecniche diversi, ma predilige il supporto murale,
su cui intervenire ad affresco, incidendo, graffiando e gettando colore.
Recuperando simboli e archetipi.
E utilizzandoli infine come linguaggio universale.
Perché se la vera arte è solo oggettiva - come affermava
Gurdjieff - essa deve comunque passare attraverso il filtro dell’artista.
È un linguaggio, questo, che si sviluppa tecnicamente su di
un ricco substrato: da Burri a Tàpies, da Afro a Celiberti.
Ed è continua ricerca, intima e spirituale. Evoluzione.
Alchimia del colore e alchimia dello spirito.
In un percorso a spirale che tende ossessivamente al Centro.
Le opere nascono quasi sempre senza un progetto preciso.
Sicuramente con una grande ricerca per i fondi, preparati con accuratezza
per accogliere il colore.
Ma poi si sviluppano d’istinto, tinta su tinta, aprendosi la
strada tra graffi e gocciolature e, infine, uscendo alla luce.
Come se fossero sempre state lì, sulla tela, nei colori, nei
pennelli e sulle punte del bulino.
E il solo fatto di riunire il tutto le potesse liberare.
A volte i colori si dispongono sulla tela come strati geologici di
una terra aperta all’improvviso.
Sgorgano dal profondo senza distinzioni o precedenze, in una gestualità
causale e non certo casuale.
E continuano a ribollire prima del definitivo riposo, che può
arrivare anche dopo lungo tempo.
Tra un livello e l’altro, infatti, non c’è quasi
mai continuità temporale. E un lavoro può attendere
parecchio l’arrivo del segno che ne stabilisce la conclusione.
Oppure la colata cromatica volta a riaprire nuovamente il discorso.
La stessa composizione contiene, in embrione, il titolo.
Che integra e cristallizza l’opera. Un magico nomento, che scaturisce
come lava e coagulandosi ne convalida l’esistenza.
Titolo ed opera formano così un tutt’uno, solido e indivisibile.
Per questo motivo, per Momentè, non possono esistere opere
senza titolo. Biografia
Nato a Jesolo, Venezia, nel 1961, sotto il segno del leone, Stefano
Momentè si esprime con segno e colore praticamente da sempre.
Dapprima con una figurazione marcata che però abbandona negli
ultimi anni, preferendole una rappresentazione dell’intimo umano,
in una continua sperimentazione di tecniche e materiali diversi.
Momentè ha collocato quindi la sua ricerca nell’ambito
dell’informale, come proposta di una nuova, simbolica, materialità,
attraverso stratificazioni di colore di varia consistenza dove tracce,
segni e graffiti rimandano anche alla pittura di gesto.
Autodidatta grazie ad un talento innato, Momentè ha affinato
le sue tecniche con i maestri Roberto Furlan e Vincenzo Doronzo.
Deve molto della sua arte anche ad Andrea Vizzini.
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"L'inizio e la fine (e tutto ciò che sta nel mezzo)"
40 x 45 cm - tecnica mista su pannello 
"Dal due l'uno"
40 x 45 cm - affresco su pannello 
"Baphomet"
50 x 70 cm - acrilico, smalto e collage su lastra tipografica emulsionata
Contatti
Stefano Momentè
Via Levantina, 169
30017 Lido di Jesolo (Venezia)
Tel. 348 3311280 - e-mail |
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