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Presentazione
Nato
a Casalromano (Mantova) nel 1945, vive a Verolanuova (Brescia) in
via Grimani 6.
Espone dal 1970.
Sin dall’inizio la sua pittura si manifesta con forti riferimenti
all’area espressionista, per la quale prova una stretta identificazione
e, nell’arco della sua produzione, se ne possono rilevare i
riferimenti.
Negli anni Sessanta è rivelatore l’incontro con l’opera
di Nicolas De Staël.
Altri autori contribuiscono alla sua formazione artistica, attraverso
testi, visite a musei e grandi esposizioni: tra i più significativi
si possono citare Paul Klee, Willem de Kooning, Mark Rothko.
Tuttavia il percorso artistico è continuamente stimolato dall’opera
di autori contemporanei.
Dal 1978-79 la pittura di Paracchini si serve di vari materiali per
sperimentare nuove strade espressive: aggiunte di sabbia e resine,
decolorazioni e pittura su canapa, cotone, lino e juta.
Questa operazione lo porta a capire il significato e l’equilibrio
delle masse, dipinte o decolorate, sul supporto dell’opera ed
il segno su di esse appena percettibile, tenta stesure di racconti
autonomi, spesso legati alla memoria.
L’ultima operazione si esprime attraverso un evidente ricorso
al colore puro: blu, rosso, giallo, con forti dissolvenze che rafforzano
il significato del segno.
Dal 1998, mentre continuano le opere con acrilici, si sviluppano i
lavori di grafite su carta che introducono e accompagnano l’avvio
delle forme in ceramica (’99-2001) ove vengono ripresi i gesti
riconducibili a simboli o a tracce riconoscibili a livello immediato.
Per queste ceramiche viene utilizzato il semirefrattario, o argilla
sciamottata, un impasto a base di argilla con aggiunta di cotto macinato
ed altre componenti naturali, con copertura di ingobbi colorati a
crudo che danno quell’opacità che assimila queste superfici
a quella delle tele o carte dipinte con acrilici. “ E’
una ricerca pittorica e grafica connotata da un segno forte e sicuro,
da un cromatismo capace di accendere sottili bagliori e intense vibrazioni
luministiche.
Graffi nervosi, linee rette e decise, attraversano larghe campiture
di colore monocromo.
Una sensazione di inquietudine diffusa aleggia su tutte le opere.
Sono rappresentati abbozzi figurali: forse
simboli primordiali, scritture alchemiche, archetipi ancestrali, racconti
sintetici. Noi li interpretiamo come
fantasmi psichici che sgusciati via dall’inconscio dell’artista
si insinuano nella nostra mente, turbano al pari di un ricordo di
un sogno che non ci abbandona neanche all’apparire dei primi
bagliori dell’alba. Nelle
opere di Baracchini sono raccolti i segni di un’ansiosa espressività
contemporanea : in bilico fra la poetica dell’astrazione, la
cifra dell’informale, e la recente esigenza e urgenza di una
nuova figurazione che ormai registriamo da più parti e che,
forse, risulta di nuovo necessaria in tempi di grande incertezza,
alienazione e solitudine.”
Giovanni Cordero |
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Equinozio 2
6 opere in acrilico su tela batista di cotone
cm.50x60 (1992) 
Equinozio 5
6 opere in acrilico su tela batista di cotone
cm.50x60 (1992) 
Luogo celato 1
grafite su cartoncino Fabriano
cm.25x30 (1998)
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