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Presentazione
L’ambito
di ricerca pittorica entro il quale si muove oggi il lavoro di Miriam
Salvalai è quello della riflessione su degli oggetti apparentemente
inanimati o che a prima vista lasciano lo spettatore perplesso sul
loro significato in quanto si mostrano nella loro essenzialità,
scevri da ogni retorica. Chi guarda si pone, sostanzialmente, una
domanda: che senso possono avere quelle reti e quelle corde che l’artista
ripropone in ogni opera? La risposta va rintracciata nel rapporto
tra l’ascolto ermeneutico verso tali oggetti da parte dell’artista
e il porsi degli oggetti stessi nella loro essenzialità. Secondo
Martin Heidegger l’opera d’arte rivela la universalità
dei suoi contenuti rapportati al significato dell’essenza. Volendo
trasferire tale assunto all’oggetto qui preso in esame, si può
dire che attraverso la lettura dell’opera e quindi delle corde
è possibile comprendere il significato essenziale dello strumento
( le corde e le reti) mediante la fidatezza , Verlassigkeit: “In
virtù sua [della fidatezza] [il marinaio] confida attraverso
il mezzo, nel tacito richiamo [ del mare], in virtù della fidatezza
[il marinaio] è certo del suo mondo”.(Martin Heidegger,
Sentieri interrotti.).
Una pittura dunque che simula se stessa nei suoi processi più
intimi, quasi nascosti tra le trame della tela, e che continua lo
svolgimento materico del lino o della canapa come ritorno delle tradizionali
fattispecie materiali. Alla stregua delle nature morte i suoi quadri
sono orfani di presenze umane. Una sorta di inerzia li pervade. L’acqua
di Talete, quale principio di tutte le cose, presiede qui ontologicamente
alla rappresentazione. L’essenza della corda e della rete risiede
allora nelle sue modalità d’impiego: quello di un mezzo
per pescare non solo l’ichtys ma anche l’anthropos. Questa
assenza dell’uomo nelle rappresentazioni, testimonia che la
pesca non è stata provvidenziale, che i pescatori di uomini
non sono più tali; tuttavia la corda mediante le sue intersezioni
e legami testimonia però l’unione tra gli esseri umani
e la loro relazione che si estrinseca nel nodo. Le corde, le reti
diventano così elementi simbolici carichi di significati, strumenti
del lavoro quotidiano che racchiudono segreti, storie e amicizie.
Nella sua ricerca tecnica Salvalai dimostra di aver acquisito la piena
consapevolezza nel relazionare ai simboli il loro corrispettivo cromatico
teso a nobilitare oggetti altrimenti non percepiti nel loro vera fisicità
naturale. Le corde e le reti acquistano una loro connotazione e vengono
narrate mediante un ductus pittorico che non disdegna il contorno
realizzato con un deciso segno scuro. Salvalai fa rivivere all’interno
delle superfici materiche una sorta di simbiosi tra funi, reti e tela
ottenendo come risultato la nobilitazione del supporto e quindi della
materialità dell’opera d’arte. Tale maniera di
intendere l’opera d’arte riassume in sé la consapevolezza
della reale significazione dell’oggetto inteso non come mera
rappresentazione bensì quale significato significante. Tele
come Corde sull’acqua, Galleggianti e Vele e colori dimostrano
questo intendere dell’artista: un sentire improntato alla verifica
di ciò che l’opera è nel suo darsi come rappresentazione.
In tal senso la sua pittura si nutre di cromatismi solari,di connotazioni
evocanti le luci e le ombre estive di agosto. La produzione precedente
dell’artista si era invece focalizzata sugli aspetti più
significativi della realtà urbana, dei centri storici abruzzesi.
Salvalai giocava sulla rappresentazione di scorci, di case, di monumenti
intesi come manifestazione di una condizione di avanzata disgregazione
materiale da cui fuoriusciva prepotentemente il grido soffocato della
denuncia di uno status prossimo al disfacimento, all’azzeramento
storico di una stratificazione sociale e urbana. In tal senso la sua
poetica si riagganciava, mutatis mutandis, a quella pittura della
documentazione a cui aveva fatto riferimento nell’Ottocento,
sulla scia dei viaggiatori europei, Gonsalvo Carelli. Le rappresentazioni
di Salvalai sottolineavano così l’impossibilità
dell’uomo di esistere, di vivere in contesti opposti a quelli
della “poeticità dell’abitare” nel mondo
e più segnatamente nelle case; veri luoghi della rimemorazione
dell’essere. Luoghi che l’artista tenta di rintracciare
nei nuovi dipinti con la convinzione che la idatezza del mezzo (le
corde e le reti) riconduca l’uomo verso la certezza del suo
mondo.
Francesco Tentarelli Note biografiche
Vengono qui proposte alcune immagini della produzione recente di Miriam
Salvalai, già esposte in una personale dell’artista nell’ottobre
2005 ad Aosta, nell’ambito delle manifestazioni promosse e patrocinate
dall’Ente Turistico Valdostano.
Il mare, le barche ed il fitto intreccio delle reti sono i protagonisti
di una visione che evoca l’operosità dell’uomo
e della sua progettualità di vita.
Miriam Salvalai, emiliana di nascita ed abruzzese di adozione, si
è diplomata presso l’Istituto d’Arte “Paolo
Toschi” di Parma.
Ha partecipato a numerose collettive e personali. Sue opere presenti
in collezioni private e pubbliche.
Ha collaborato e collabora con diversi Enti per il recupero, attraverso
l’arte, di angoli di centri storici e di luoghi della memoria.
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"Caleidoscopio (2)"
cm. 50X70 - olio su sacco - 2005 
"Nostalgia"
cm. 100X60 - tecnica mista su sacco - 2006
"Dune"
cm. 40X50 - tecnica mista su tela - 2006
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