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Presentazione
In
fondo, in Scotto sul tumulto delle passioni si impone una visione
ingenua, altamente, nobilmente ingenua, che rivaluta il Pulcinella
sognatore, l’uomo sognatore, che pensa di potere dominare e
superare l’amarezza e la brutalità della vita reale.
Ma il sogno di Pulcinella si svela essere, in Scotto, non soltanto
il sogno idealizzato, ma il sogno vero e proprio, quello della incoscienza,
giacché il vero Pulcinella, senza maschera, si risveglia e
si riscopre vecchio, malandato, tutto sommato sconfitto. Riemerge
dunque per intera la tragicità del personaggio come della condizione
umana e quella apparente, ingenua, idealità si infrange malinconicamente,
in qualche punto drammaticamente, di fronte all’apparir del
vero.
Ma, come spesso accade negli artisti autentici la cui sensibilità
fa sempre premio sul raziocinio, quella scoperta attonita della tragicità,
quella necessaria accettazione di una realtà amara e cruda,
non cede alla disperazione. E si riapre un varco alla speranza che
è propria della trasfigurazione artistica.
Ernesto Paolozzi Note biografiche
Aniello Scotto nasce a Napoli il 23 giugno 1959 s’iscrive prima
al Liceo Artistico e poi all’Accademia delle Belle Arti dove
recepisce la lezione pittorica di Domenico Spinosa. In quegli anni
la sua pittura corposa e densa diventa monocromatica, ma conserva
tratti fantastici ed una vis pittorica che lo porta durante il terzo
anno accademico,con l’incontro del maestro Bruno Starita,ad
abbracciare con entusiasmo e pregevoli risultati l’arte dell’incisione.
Frattanto la sua pittura si arricchisce di una tavolozza di colori
che riescono fondersi tra loro arrivando ad un monocromatismo non
monocromatico, mentre la perfezione nel disegno si sposa al colore
ed alla fantasia creando un unicum di notevole vigore pittorico e
raffinato gusto. Nel 1982 gli viene conferito il premio “Primo
Vere”per la grafica dall’Accademia Nazionale di San Luca
di Roma per l’incisione “Apocalisse”,che definiscono
la sua capacità di magia espressa in segno e fantasia intesa
come fusione di idea e gestualità. Nel 1986 all’incontro
con il poeta Gerardo Pedicini segue la pubblicazione del libro “Dodici
sonetti ancipiti per Dodici capricci incisi”(ed. etra/arte)
presentato per la prima volta in Spagna nel 1986. Poco incline al
pubblico giudizio preferisce appartarsi nel suo studio “…è
lì che si scatena, ed è lì che si accentua la
sua ispirazione d’artista, l’operosità frenetica
della sua esaltazione”(Alfonso Bottone) operosità che
lo porta ad innumerevoli esposizioni e riconoscimenti. Dal 1987 mantiene
una corrispondenza con il maestro Fabrizio Clerici e Pietro Annigoni,
si tiene lontano da certi ambienti artistici del mondo ufficiale.
Proprio nel silenzio del suo studio accresce lo sforzo costante del
tradurre il vero e il reale nella continua ricerca di se stesso, ostentando
una mente affollata dall’espressione di un’incessante
produzione di lavori, dalle incisioni ai pastelli, dai carboni alla
pittura. In seguito all’evoluzione e ai nuovi ordinamenti dell’Accademia,
la passione per il bello unito all’amore per l’insegnamento
lo portano a presentare un progetto teso a valorizzare il patrimonio
dell’Accademia riproducente gessi dall’antico e da opere
del XIII e XVIII sec., una collezione unica degna di essere riprodotta
sia in disegno che incisione. Crea così una “palestra
di lavoro” per gli allievi dell’Accademia istituendo un
corso di Disegno Artistico. La sapienza delle Tecniche e il suo classicismo
definiscono la sua capacità espressiva. Ogni momento della
sua vita è intesa come Arte, Arte tesa a valorizzare e migliorare
il “Bello” nell’Arte.
Walter Memmolo |
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"Cannibalismo"
olio su tela, cm. 100x150 
"Il parto"
carbone su carta, cm. 100x70
"Ancor mi meraviglio"
acquaforte e acquatinta su rame, mm.300x400
"Angelo ribelle"
pastello su tavola, cm.32 x 25
"Ecce Homo"
pastello su cartone, cm.27 x 27
"Maddalena"
pastello su tavola, cm.30 x 40
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