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Presentazione
Antonino
Turano è un artista che dipinge prevalentemente l’essenza
umana, operando con una pittura ricca di zone piatte, al cui interno
lo spazio risulta ora fluido, ora ovattato, mentre figure vagano in
questo spazio fluttuante, emergendo i loro tratti figurali da una
nebbiosità che spesso li avvolge.
Quindi la sua pittura risulta pervasa da emozioni e trasalimenti che
tramandano spesso ad una interiorità in bilico tra un autobiografismo
psicologico e un dedalo di apparenze oggettive: l’uomo risulta
immerso nel suo spazio di uomo, ma in una moderna alienazione che
umana non è..
I soggetti sono personaggi, intesi come tipologia umana, rimuginanti
il loro condizionamento esistenziale: figure che si impongono in atteggiamenti
da fotofinish, in apparente condizione di attesa di un evento risolutore,
con l’umana consapevolezza dell’inconcepibilità
della felicità, che l’esistenza si svolga secondo i canoni
del destino, senza alcuna speranza che le loro inquietitudini possano
tramutarsi in passioni.
La bellezza delle figure femminili conseguentemente risulta smaterializzata
dagli sguardi assenti, quale presa di coscienza del disagio per la
consapevolezza dell’effimera spiritualità della carne.
La simbologia portante spazio-figura appare allora come un’iniziale
dicotomia che istantaneamente, al problema esistenziale umano, si
disfa.
Nasce quindi una correlazione fra l’artista e i suoi personaggi:
veri praticanti della diuturna esistenza e della conseguente accettazione
di essa.
Ecco come la sua pittura sottolinea la distanza che separa l’uomo
dalle cose, distanza che appare inscindibile e l’artista, che
ne prende volutamente le distanze, per puro rifiuto dei profitti dei
mass-media, si rende conto della loro insostituibile necessità.
Ne nasce una contrastata malinconia, un percorso angoscioso le cui
tappe confermano l’inquietitudine che lo accompagna: allora
i personaggi prendono a denunciare quel desiderio di apparire velatamente
l’opposto di ciò che sono, di celarsi in trasalimenti
di imperscrutabilità. Cenni
biografici
Antonino Turano è nato a S. Margherita di Belice, in Sicilia,
in seguito al terremoto del ’68 è venuto a Roma per studiare
Scenografia all’accademia di Belle Arti.
Per la sua attività di pittore ha esposto in Italia in mostre
personali e collettive; le sue storie a fumetti: Stones e Tvgames
sono state pubblicate a strisce, mensilmente in verie riviste ed Una
sera a Piazza Navona in volume nel 1980.
Laureatosi in Architettura ha pubblicato: Gli Ultimi anni di Monterano
nel 1987 e Galeria dei Manciforte nel 1990, Stazzano in Sabina nel
1998 e Camerata Vecchia nel 2002.
Con la narrativa ha esordito nel 1996 con il libro di racconti Gente
del Belice e il romanzo Il ragazzo dai tentacoli nel 2002.
Attualmente collabora ad alcune riviste con articoli e illustrazioni.
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"Pesce rosso" 
"Sport e violenza"
"Vertigini"
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