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Francesco Varlotta
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  Presentazione

Francesco VarlottaA conferma del mio convincimento che, mutatis mutandi, ogni artista non fa che essere fedele per tutta la vita ad una medesima concezione, il che non di rado lo porta, allorché raggiunge un traguardo ritenuto congeniale, a ripetere sempre la stessa opera,proprio già nelle nature morte di quei lontani anni l’occhio attento pùò scorgere una predilezione per l’articolazione degli spazi che denunciava una volontà esemplificativa innestata su morfologie allusivamente geometriche”. “Ormai la pittura di Varlotta si articola in un cimento dell’armonia e dell’invenzione che come un fiume in piena trascina con sé i più vari morfemi a cui concorrono le suggestioni avute nei viaggi, che tra l’altro, lo portano nel 93 in Tunisia e nel 94, in occasione del Babilon Internazional Festival, in Iraq.
Varlotta è un infaticabile produttore di opere pittoriche e dagli anni 90 anche di pitto-sculture in legno dipinto. E’ altresì un inarrestabile inventore di morfologie con un brio ed un fervore immaginativo che lo costringe ad associare, iterare, intrecciare, sondare compositivamente e cromaticamente i filoni di ricerca che il suo estro gli “ditta dentro”. “Davanti a tale mole di lavoro l’interprete critico si trova così impossibilitato a ripercorrere passo dopo passo il lungo tragitto di questo singolare artista sperimentatore di tecniche e soluzioni. In lui le carte ideative si mescolano così in fretta che non di rado (e l’abbiamo in qualche caso indicato) soluzioni di controllata geometria convivono con scatti di libertà, quando addirittura non si gettano nelle braccia di dinamiche tendenti al movimento, subendo metamorfosi di cui solo un occhio attento e addestrato riesce ad individuare le matrici”. “Sembrerebbe che in Varlotta l’evidente coazione a ripetere obbedisca a imperativi periodici, i quali s’abbandonano alle onde della variabilità, facendo navigare la sua immaginazione nel mare di una coazione a ripetere differenziata, se così si può dire col permesso di Freud. E proprio per ciò medesimi e similari motivi e morfologie possono ritornare in momenti diversi, determinando una sterminata sinfonia di forme , colori e grafismi che lasciano sbalordito il fruitore. E non stupisca la metafora”.

Monografia del 2003 con testi di G.Di Genova, Marcello Venturoli, Vincenzo Perna, G.Gigliotti.


Cenni biografici

Francesco Varlotta è nato a Rionero in Vulture (PZ) Italia il 9/9/1938. Ha insegnato disegno e storia dell’arte nelle scuole pubbliche medie e superiori. Vive e lavora a Roma Lido (Roma) sin dal 1958.. Ha frequentato all’Accademia di Belle Arti di Roma i corsi di scultura di Monteleone Guerrisi e Fazzini .
Sulla scena artistica dal 1966, la sua ricerca legata allo studio delle avanguardie storiche (Pop Art- New Dada) ma attenta ad un passato più remoto che recupera nelle sue preziosità formali (mosaici romanici, pavimenti rinascimentali, croci medievali, caratteri cufici, arabi,geroglifici Maya) è andata nel corso degli anni sempre più raffinandosi.
Il suo lavoro, prima legato all’uso della scrittura, inteso come segno continuo e narrante che trascrive appunti e notazioni immaginarie, in seguito si è esplicitato lungo una sottile evoluzione di stilemi. Dopo una lunga vicenda di pittura figurativa, che sul finire degli anni 70 era attestata su cadenze neocubiste, è approdato alla geometria negli anni 80 dopo aver praticato un surrealismo in opere dai forti connotati segnico-gestuali con tele ispirate ai cactus ed agli insetti per estensione della Metamorfosi di Kafka, e dopo aver prodotto una cospicua serie di lavori d’assemblaggio neodadaisti, nati dalla manipolazione di elenchi telefonici,propedeutica e collaterale alle composizioni con garze, medaglie, sigilli di ceralacca, spaghi ed altro.
Nel decennio 1990-2000 crea in esuberanti cromie: oggetti pittosculture, opere decorative ispirate alle civiltà orientali e sudamericane in una gamma di soluzioni che fanno del suo discorso uno dei più originali e coinvolgenti del versante della coazione a ripetere aniconica. (vedi Storia dell’arte italiana del 900 “Generazioni anni 30” di G.Di Genova Ed.Bora (Bo).
Nel periodo successivo al 2000 e sino ad oggi la sua ricerca è costituita dall’esprit de geometrie. Un esprit che ben oltre Euclide sia nelle morfologie che nelle soluzioni. In tutta la sua pittura le soluzioni si basano sull’iterazione e sui ritmi della composizione che funzionano come gli ingranaggi di una macchina, visiva ovviamente.

 

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