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Presentazione
A
conferma del mio convincimento che, mutatis mutandi, ogni artista
non fa che essere fedele per tutta la vita ad una medesima concezione,
il che non di rado lo porta, allorché raggiunge un traguardo
ritenuto congeniale, a ripetere sempre la stessa opera,proprio già
nelle nature morte di quei lontani anni l’occhio attento pùò
scorgere una predilezione per l’articolazione degli spazi che
denunciava una volontà esemplificativa innestata su morfologie
allusivamente geometriche”. “Ormai la pittura di Varlotta
si articola in un cimento dell’armonia e dell’invenzione
che come un fiume in piena trascina con sé i più vari
morfemi a cui concorrono le suggestioni avute nei viaggi, che tra
l’altro, lo portano nel 93 in Tunisia e nel 94, in occasione
del Babilon Internazional Festival, in Iraq.
Varlotta è un infaticabile produttore di opere pittoriche e
dagli anni 90 anche di pitto-sculture in legno dipinto. E’ altresì
un inarrestabile inventore di morfologie con un brio ed un fervore
immaginativo che lo costringe ad associare, iterare, intrecciare,
sondare compositivamente e cromaticamente i filoni di ricerca che
il suo estro gli “ditta dentro”. “Davanti a tale
mole di lavoro l’interprete critico si trova così impossibilitato
a ripercorrere passo dopo passo il lungo tragitto di questo singolare
artista sperimentatore di tecniche e soluzioni. In lui le carte ideative
si mescolano così in fretta che non di rado (e l’abbiamo
in qualche caso indicato) soluzioni di controllata geometria convivono
con scatti di libertà, quando addirittura non si gettano nelle
braccia di dinamiche tendenti al movimento, subendo metamorfosi di
cui solo un occhio attento e addestrato riesce ad individuare le matrici”.
“Sembrerebbe che in Varlotta l’evidente coazione a ripetere
obbedisca a imperativi periodici, i quali s’abbandonano alle
onde della variabilità, facendo navigare la sua immaginazione
nel mare di una coazione a ripetere differenziata, se così
si può dire col permesso di Freud. E proprio per ciò
medesimi e similari motivi e morfologie possono ritornare in momenti
diversi, determinando una sterminata sinfonia di forme , colori e
grafismi che lasciano sbalordito il fruitore. E non stupisca la metafora”.
Monografia del 2003 con testi di G.Di Genova, Marcello Venturoli,
Vincenzo Perna, G.Gigliotti.
Cenni biografici
Francesco Varlotta è nato a Rionero in Vulture (PZ) Italia
il 9/9/1938. Ha insegnato disegno e storia dell’arte nelle scuole
pubbliche medie e superiori. Vive e lavora a Roma Lido (Roma) sin
dal 1958.. Ha frequentato all’Accademia di Belle Arti di Roma
i corsi di scultura di Monteleone Guerrisi e Fazzini .
Sulla scena artistica dal 1966, la sua ricerca legata allo studio
delle avanguardie storiche (Pop Art- New Dada) ma attenta ad un passato
più remoto che recupera nelle sue preziosità formali
(mosaici romanici, pavimenti rinascimentali, croci medievali, caratteri
cufici, arabi,geroglifici Maya) è andata nel corso degli anni
sempre più raffinandosi.
Il suo lavoro, prima legato all’uso della scrittura, inteso
come segno continuo e narrante che trascrive appunti e notazioni immaginarie,
in seguito si è esplicitato lungo una sottile evoluzione di
stilemi. Dopo una lunga vicenda di pittura figurativa, che sul finire
degli anni 70 era attestata su cadenze neocubiste, è approdato
alla geometria negli anni 80 dopo aver praticato un surrealismo in
opere dai forti connotati segnico-gestuali con tele ispirate ai cactus
ed agli insetti per estensione della Metamorfosi di Kafka, e dopo
aver prodotto una cospicua serie di lavori d’assemblaggio neodadaisti,
nati dalla manipolazione di elenchi telefonici,propedeutica e collaterale
alle composizioni con garze, medaglie, sigilli di ceralacca, spaghi
ed altro.
Nel decennio 1990-2000 crea in esuberanti cromie: oggetti pittosculture,
opere decorative ispirate alle civiltà orientali e sudamericane
in una gamma di soluzioni che fanno del suo discorso uno dei più
originali e coinvolgenti del versante della coazione a ripetere aniconica.
(vedi Storia dell’arte italiana del 900 “Generazioni anni
30” di G.Di Genova Ed.Bora (Bo).
Nel periodo successivo al 2000 e sino ad oggi la sua ricerca è
costituita dall’esprit de geometrie. Un esprit che ben oltre
Euclide sia nelle morfologie che nelle soluzioni. In tutta la sua
pittura le soluzioni si basano sull’iterazione e sui ritmi della
composizione che funzionano come gli ingranaggi di una macchina, visiva
ovviamente.
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