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Le Stanze della
Vita Lo
scopo principale è valorizzare la cultura Contemporanea e dare
spazio alla creatività e al talento dell’ Artista.
La volontà di artista è stata quella di segnare un confine
tra il reale e l'immaginario creando una nuova dimensione, un gioco
metaforico per trasformare e deformare la tranquilla visione dell'opera
carica di simboli e messaggi non chiari ai più.
Ancora una volta vengono utilizzati il buio e la paura per trasportare
il sensibile oltre le soglie del noto.
Una visione gnostica in una estetica che lascia lo spettatore in un
senso di abbandono e solitudine, in uno stato di profondo dubitare
in queste stanze cariche di senso mistico ma senza un Dio a soprassedere.
In questo nulla naturale, consolatorio e senza pretese, ci si trova
a tradurre e ad interpretare un'impossibile convergenza tra la verità
e la falsità, il bene e il male, l'amore e la morte.
L’arte è materia di verità, non di realtà.
La realtà è una merce che troviamo ovunque intorno a
noi, e ultimamente ne siamo anche indispettiti per quantità,
inutilità e invadenza. Noi stessi siamo accerchiati da una
vita reale e ordinaria che disturba e confonde le rare occasioni di
verità che l’arte, a fondo perduto, non smette di offrirci.
Il motivo per cui in questi quadri non troviamo oggetti è che
gli oggetti costringono lo spettatore a mettere a fuoco in un certo
modo, a guardare l'insieme della composizione in relazione all'oggetto
dipinto.
Sembra chiaro che l'artista non abbia nulla da nascondere, che per
lei la pittura sia comunque materia e colore, una testimonianza del
matrimonio tra naturale e artificiale, qualcosa che impressioni i
nostri sensi senza ricorrere all'effetto speciale.
Un oggetto, inoltre, sia esso familiare o meno, ci costringe ad inserirlo
in un campo di significati e di relazioni, ma quando i suoi contorni
si confondono, fino a sparire del tutto, allora il nostro sguardo
torna libero. La percezione si spande a tutto campo su quelle finestre
che per convenzione chiamiamo quadri. L'immagine diventa quasi astratta.
Luce e colore significano più di ogni dettaglio, un campo non
è un campo, ma solo un concentrato di sensazioni che vuole
tenere a debita distanza il banale quotidiano.
L'intenzione è proprio quella di non dire, di non spiegare,
ma di creare e di spostare la comunicazione su altri piani.
(Ema Veropalumbo) Note biografiche
Ema Veropalumbo, nata il 22.04.1976, autodidatta. Dipinge per la passione.
"La passione per l'immagine ha stimolato la ricerca pittorica
accompagnandomi, da autodidatta, nel percorso artistico. La scommessa
più ambiziosa che ricerco in ogni mia tela, è quella
di vincere la banalità e far convergere in un unico obiettivo
l'esperienza astratta."
Dal 1995 ad oggi dipinge continuando la sperimentazione di materiali
e di nuove tecniche espressive. Intanto la sua pittura evolve e matura
passando dal figurativo formale al figurativo informale ed all’astratto
concettuale.
La volontà di artista è stata quella di segnare un confine
tra il reale e l'immaginario creando una nuova dimensione, un gioco
metaforico per trasformare e deformare la tranquilla visione dell'opera
carica di simboli e messaggi non chiari ai più. “Il
mio lavoro è stato sempre incentrato su un uso diversificato
dei materiali e delle tecniche pittoriche. Una sperimentazione continua
tesa a sollecitare le potenzialità espressive della materia
e del colore non in rapporto o sensazione ma unica ( forse ) forma
di vita. Come se sentissi l'esigenza di mettermi a completa disposizione
della pittura, tramite della sua espressività. Per certi aspetti
è il quadro stesso che mi guida, che mi suggerisce le varianti
del suo divenire, che mi dà l'idea di un altro quadro e di
un altro ancora. Certo in questa disponibilità la pittura risente
di umori, di emozioni, sentimenti, emotività, Anche nelle installazioni
ho sempre privilegiato i materiali pure esprimendo un'idea, un concetto,
quello che mi piace definire un pensiero cosmico.”
Possiede una tensione che trasformi le sue tele in pure membrane emotive,
nient’affatto irretite nelle dimensione reali della bidimensionalità.
E tutto ciò non attraverso il rincorrersi del gesto, ma per
via di penetrazione riflessiva, per via di ritmi onirici e di paesaggi
interiori e penetranti.
La sua è una pittura che ricerca saturazioni di energia e che,
ritrovandole, s’impenna nelle zone rarefatte della mente.
In questo mondo pietrificato le facoltà creative dell’artista
trovano pieno dispiegamento proprio nell’energia conservata
e consumata dall’immagine senza colore. Il colore non ha spazio,
ma in questo scenario sospeso lo immagino premere dal fondo, dove
nel contesto bianco si formano incrinature e fessure invisibili.
"la mia mente è uno spazio irreale, la mia vita uno
screen,
il mio corpo è il videogioco della mia mente.
il modo per trasformarmi
per sentirmi finta, ma meno sola."
Che tuttavia testimonia di un'esistenza, che è qualcosa di
meno di un'essenza, e qualcosa di più, molto di più,
di un oggetto. |
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