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Akira Zakamoto

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Da dove vengono i miei sogni?

Akira ZakamotoDa dove vengono i miei sogni?
E’ la domanda che inesorabile emerge alla coscienza di ogni artista, attanagliato dalla deliziosa ossessione della propria ispirazione.
Da dove viene il soave bombardamento di visioni, suoni, profumi, che attraversano la mia anima?
Quale è il segreto dell’irresistibile forza dell’immateriale che, incurante di ogni attinenza col mondo sensibile, mi rapisce in un folle volo e mi conduce, inibendo ogni più sensata resistenza, in un non – luogo, in un non – tempo, che io sento essere così sincero e così intenso da sembrarmi assai più vero del reale?
Da dove vengono i miei sogni, così potenti che mi persuadono a seguirli tralasciando ogni altra attività, e a scoprire con la fiducia di chi si abbandona ad occhi chiusi, luoghi e tempi fantastici, in cui le leggi del reale sono cancellate, in cui convivono passato e futuro, memoria e speranza, passione ed ironia?
Questo sogno è nell’utopia, nel senso greco di ou topoò, ciò che non è in alcun luogo, come già avevano teorizzato Platone e poi Tommaso Moro, è uno sconfinato altrove che non esiste, ma che è ovunque, sfuggente per chiunque ne cerchi la forma, e splendente per chi si lascia prendere.
Il sogno è come un’isola, separata ovunque dal mare, e perciò non contaminata da tutto ciò che non le appartiene, un’isola che vive una sua propria vita e che compie un suo proprio viaggio, incanto e rifugio per gli uomini, come Delo, l’isola errante dove, secondo il mito, Latona trovò riparo dalle persecuzioni di Era e riuscì a dare alla luce Apollo.
Il sogno è un’isola che ci seduce come il canto delle sirene, che ci invita a partenze e sbarchi, che alimenta speranze, come l’isola dei Feaci, e nostalgie, come Itaca.
Per Luca Motolese, in arte Akira Zakamoto, la coscienza catartica del sogno è così chiara da indurlo ad affermare con vigore la verità ed il potere dei sogni tanto da indurlo a disegnare un mondo in cui astronavi e simboli stellari ci conducono verso pianeti lontani, isole astrali che avvolgono noi abitanti terrestri di luce e di speranza.
Tramite per i sogni è l’infanzia, eletta ad esplicita protagonista delle sue opere come ponte verso un mondo “altrove”.
I bambini trionfano nelle opere pittoriche e nei video di Zakamoto: c’è l’innocente ironia, certo, che accompagna la meraviglia di ogni loro piccola scoperta, ma c’è, affermata con assoluta chiarezza, la carica spirituale, il potere trascendente della mente nello stadio infantile, evidente nei fanciullii raffigurati mentre puntano con l’indice in direzione delle stelle, oppure mentre guardano verso l’alto, stabilendo un contatto tutto interiore con le forze celesti.
Il bambino di Zakamoto è il “piccolo principe” dell’universo, un angelo dal saggio sorriso che ci lascia guardare il mondo attraverso i suoi occhi grandi e incantati, come nei cartoni animati; occhi fatti solo di purezza e di amore, colpiti dai colori contrastanti (gialli luminosi, rossi smaltati, oppure sbiadite visioni in bianco e nero) e da esaltanti traiettorie, ponti di luce che legano il cielo con la terra.
Non ci sono enigmi per i bambini di Zakamoto, nessun trabocchetto della ragione. Tutto per loro è chiaro e lampante: la storia che ci raccontano è, ancora una volta, una fiaba, caratterizzata da un rigenerante lieto fine. I bambini ci esclamano (a volte sventolando una bandiera) che esistono delle isole di beatitudine, basta avere occhi per vedere, e saremo rapiti su lontani pianeti su cui trovare rifugio e da cui guardare la terra con occhi diversi.
Nella cultura atzeca, nella quale gli studiosi hanno rinvenuto parecchie tracce di archeologia spaziale, c’è un canto molto suggestivo che esprime tutto lo straniamento di chi osserva la terra come da lontano, come provenendo da altri mondi. Questo canto recita “Si vive forse veramente sulla Terra?/ Non per sempre, soltanto per poco!/ Venimmo solo per dormire,/ solo per sognare./ Non è vero, non è vero/ che venimmo per vivere sulla Terra!/ Ma che cosa può fare il mio cuore, se invano/ venimmo per vivere sulla Terra,/ invano a fiorire?/ Dov’è, o mio cuore, il luogo della vita?/ Dov’è la mia vera casa?/ Do v’è la mia vera dimora?/ Io soffro, qui sulla Terra!/”.
La strada per la salvezza è un sentiero lastricato di stelle, che minuscoli “pollicini” sanno seguire per condurre interi popoli verso l’esodo della speranza.
Molte sono le tracce nella storia della pittura di oggetti volanti, e dell’estrema curiosità che essi hanno da sempre suscitato negli osservatori.
Il più famoso è forse l’”oggetto non identificato” nella parte in alto a destra della “Madonna con Bambino e San Giovannino” di Sebastiano Mainardi, nella Sala di Ercole dentro Palazzo della Signoria a Firenze. Ma è abbastanza comune la rappresentazione di oggetti sospesi in aria, specialmente nella storia dell’iconografia della “Natività”.
La pittura di Zakamoto si pone in questa scia di pittura “astrale”, qualunque sia il significato, realistico o figurale, che agli oggetti volanti si intenda dare. E’ un’arte che attraverso il sogno ci porta “altrove”, ma le astronavi di Zakamoto non ci guidano verso un mondo al di là del tempo e dello spazio.
Zakamoto ci indica la via verso altri mondi esistenti ed annuncia che in un futuro, seguendo le orme dei bambini angeli, approderemo finalmente nelle isole dei beati, dove troveremo, nella pienezza dello spirito, una stato superiore della coscienza.
Non isole che sbucano dalla magia delle tele, ma pianeti reali, che interagiscono con noi, mirandoci ed accogliendoci in fasci di luce.
Zakamoto ha lo sguardo rivolto verso il futuro, e ci porta alla scoperta di mondi ignoti e lontani.
I nostri occhi rimangono appesi alle loro isole erranti e pianeti viaggianti, e non possono fare a meno di seguirne le evoluzioni e le promesse, utopie o profezie che siano, mentre noi, sedotti ed attoniti, continuiamo a domandarci “Dove mi portano i miei sogni?”, “Da dove vengono i miei sogni?”.

Tratto da "Le roccaforti del sogno"
Esposizione di Ciro Palumbo e Akira Zakamoto
Rivoli, Torre della Filanda, 23 Settembre 2006
Testo di Andrea Diprè


Biografia
di Akira Zakamoto & Luca Motolese


Akira Zakamoto nasce a Tokyo il 6-6-1974, la madre Rumiko Toho, produttrice cinematografica, e il padre Toshiro Zakamoto, attore, iniziano il piccolo Akira al mondo dell'arte fin dalla tenera età.
Nell'estate del 1982 Akira Zakamoto scompare, le ricerche durano un intero anno finchè il bambino non viene ritrovato in Italia il 19 ottobre 1983, Akira sosterrà in seguito, tra lo stupore generale, di essere stato rapito da creature non umane e di avere visitato altri mondi.
L'esperienza vissuta con gli alieni diventa chiara a Zakamoto solo nell'estate del 2003, ritorna in Italia dove risiede tutt'ora.
Come scrive nel suo "Diario di un angelo" (pubblicato da Yuasa) "Dopo un esperienza di vita inutile iniziai a percepire i segni del grande cambiamento" a seguito di questa percezione Zakamoto inizia a ricordare la sua esperienza con gli esseri di altri pianeti e a dipingere i soggetti profetici caratteristici della sua poetica.
Negli ultimi anni con una serie di progetti artistici ed esposizioni artistiche ( Le Roccaforti del sogno, Pietre venute dallo spazio, Dea, I creatori di mondi, DreamFrame) porta nel mondo il messaggio affidatogli dagli esseri extraterrestri: "Stiamo per assistere alla nascita di una nuova dimensione creata dall'amore, dal sogno, dalla magia e dalla follia".
Assieme a Ciro Palumbo fonda "Bottega Indaco" ateliere di pittura e spazio di incontro e contaminazione tra pittura, teatro, poesia, cinema e comunicazione.

Luca Motolese nasce a Torino il 19-10-1974, la madre Franca Patrucco, chef, e il padre Sergio Motolese, musiciscta, iniziano il piccolo Luca al mondo dell'arte fin dalla tenera età.
Nell'estate del 1982 Luca Motolese scompare, le ricerche durano un intero anno finchè il bambino non viene ritrovato in Giappone il 19 ottobre 1983, Luca sosterrà in seguito, tra lo stupore generale, di essere stato rapito da creature non umane e di avere visitato altri mondi.
L'esperienza vissuta con gli alieni diventa chiara a Motolese solo nell'estate del 2003, lascia il suo lavoro di regista che lo aveva visto dirigere una serie di film e documentari (Gli ultimi 3 min. di A.Nimoy, la cascina delle mondine, Microfood, 2015 scatti) e ritorna in Italia dove risiede tutt'ora.
Incontra Akira Zakamoto (gemello ipotetico) sulle colline di Biella nell'autunno del 2004. Da quella data i due lavorano assiuduamente allo stesso progetto artistico: portare sulla terra il messaggio degli esseri di altri pianeti.


Esposizioni

Il volto, incarnazione del sogno
Akira Zakamoto, Ciro Palumbo e Bottega Indaco
Settembre 2008
Galleria Arte è Kaos
Chiesa Anglicana
Alassio

Arte Genova 2008
Febbraio 2008
Fiera di Genova
Galleria Arte è Kaos
Alassio

Artisti Friendship 2008 del Club d'Ars
Gennaio 2008
D'ARS
Milano

Mi è sembrato di vedere un UFO
Gennaio 2008
Ex scudeirie della Tesoriera
Torino

Immagina Arte in Fiera Reggio Emilia
Dicembre 2007
Fiera di Reggioemilia
Galleria Arte è Kaos

Bottega Indaco
Settembre 2007
Bottega indaco
Torino

Dream Frame Il sogno creatore di realtà
Ottobre-Novembre 2007
Galleria Arte è Kaos
Alassio

Dea
Marzo 2007
B&B
Imperia (SV)

Isole le roccaforti del sogno
Ottobre 2006
Torre della Filanda
Rivoli (TO)

 

Akira Zakamoto - Opera 1
 
Akira Zakamoto - Opera 2
 
Akira Zakamoto - Opera 3
 
Akira Zakamoto - Opera 4
 
Akira Zakamoto - Opera 5
 
Akira Zakamoto - Opera 6
 

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Contatti

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