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Presentazione
Giuseppe
Zollo nasce a Napoli il nel 1960, nel 1978 si diploma al Liceo Artistico
di Napoli, successivamente frequenta la Facoltà di Architettura
di Napoli per due anni poi, decide di iscriversi all'Accademia di
Belle Arti, scegliendo di seguire il corso di pittura del Maestro
Domenico Spinosa, diplomandosi nel 1985. Da una formazione pittorica
informale, caratterizzata dall'insegnamento del Maestro Spinosa, in
seguito sceglie la pittura figurativa per condensare le proprie esperienze
artistiche; stimolato dalla poetica di Rabindranath Tagore, che, nella
sua poesia volta al dialogo, alla ricerca costante del Dio, dell'Uno,
insomma dell'Essere Creatore, rende soave la creatività in
una visione ontologica dell’arte.
In una sua poesia si legge:... mi tuffo nell'oceano delle forme, cercando
di trovare la perla, perfetta del senza forma...
In questa frase si condensa il percorso intrapreso dall’artista,
attratto dalla fluidità del colore, che è luce. Colore,
che da vita alla forma classica della statuaria greca, e allo stesso
tempo è pregnanza assoluta, simbolo dell’ idea creativa,
così da trascendere la forma.
Esprimere lo stesso accorato e profondo sentimento di gioia che si
ritrova nell’ultimo movimento della nona sinfonia di Beethoven.
La pittura come materia da amalgamare.
Riprodurre le forme, cercando di infondere vita, atmosfera, sensualità
ed emozioni.
In questo mi riconosco se si parla di pittura.
Essa è l’ eterno gioco di cavalcare la tèchne;
il saper fare, per dare forma alla propria immaginazione, quel compiacersi
di riuscire che ti porta sempre più avanti.
Ecco così va amata la pittura.
L’Arte, poi .…verrà come l’alba e aprirà
il nuovo giorno. “Quell’ attimo che va oltre”
Pittura figurativa, così si definisce l’arte di rappresentare
ciò che ci circonda, sulla tela, con l’uso dei colori.
Soffermarsi solo su questo, sarebbe riduttivo e poco producente. Se
invece si trascende l’immagine attraverso ”quell’attimo
che va oltre” come la curva di un corpo quel leggero posarsi
di una mano,lì, si configura in quel particolare, tutta l’energia
la bellezza, la gioia dell’intero corpo; è il lascia
passare dell’anima. Nelle opere di Giuseppe Zollo ”quell’attimo
che va oltre”, è rappresentato spesso, da un fiore o
dall’oro, perché il primo sboccia sempre e il secondo
è il colore risplendente sin dalla antichità simbolo
del Dio. Quindi, le figure sono dipinte in un loro caldo e profondo
momento di contemplazione. Ciò conferisce all’ opera
un atmosfera di sereno distacco, la luce, calda e avvolgente rivela
e definisce le forme. Anche i paesaggi di Giuseppe Zollo, sono pervasi
della stessa atmosfera, come a confermare che di “quell’attimo
che va oltre”, la natura né è manifesta portatrice
con i suoi cromatismi illimitati. Del resto figura e paesaggio, come
uomo e natura, sono immersi in un unico fluire ritmato da dinamiche
universali.
(Silvana Rizzo) “Ma certo il mio Simon fu in paradiso
onde questa gentil donna si parte:
ivi la vide, et la ritrasse in carte
per far fede qua giù del suo bel viso”.
Così Petrarca, sul ritratto di Laura, eseguito da Simone Martini.
E davvero in “paradiso”, in quel “paradiso”
dell’ Arte, ove la provvisorietà delle umane vicende
si trasforma in eterna bellezza, è concesso all’artista
il privilegio di vivere la propria esperienza creativa e, con la sua
opera, di schiudere i cancelli dorati dell’Eden agli altri uomini.
In questo “paradiso” ove le emozioni del pensiero e del
sentimento si fanno luce purissima che illumina ogni umano cimento,
vivono e s’incontrano - giganti e nani - musicisti, poeti, artisti:
allora la parola diventa linea e questa melodia; allora la pennellata
si fa ritmo e nasce il verso. In questo “paradiso” vive
la voce luminosa di Tagore, la musica struggente di Debussy, la pittura
lirica di Giuseppe Zollo …
(Prof. Vincenzo Dolla
Doc. di Metrica e Stilistica
Università degli studi “Federico II” - Napoli) |
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