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Kandinsky
Opere dal Centre G.Pompidou
di Jessica Boissel Nel
corso della sua vita Kandinsky è costretto in due riprese a
lasciare la Germania, suo paese d'adozione.
Nell'agosto 1914, all'inizio della prima guerra mondiale, deve rientrare
in Russia, e all'inizio degli anni Trenta l'ascesa al potere del nazismo
pone termine non solo alla sua attività presso il Bauhaus,
già trasferito a Berlino, ma anche al suo
soggiorno tedesco.
Questa volta Kandinsky, con la moglie Nina, sceglie la strada dell'esilio
temporaneo in Francia, paese che ben conosce per avervi trascorso
molte vacanze e aver allacciato rapporti con critici d'arte e galleristi
(1929, mostra alla Galerie Zak di Parigi; 1930, mostra alla Galerie
de France e partecipazione a una collettiva di Cercle et Carré;
1934, prima mostra alla Galerie des Cahiers d'Art di Christian e Yvonne
Zervos).
Presso la piccola galleria d'avanguardia gestita da Jeanne Bucher
lo Stato francese, a seguito di una mostra tenutasi nel 1936, acquista
all'inizio dell'anno successivo una prima opera di Kandinsky, la tempera
su fondo nero intitolata Linea bianca del 1936, per il Musée
des Ecoles Etrangères du Jeu de Paume.
La mancanza di fondi per ulteriori acquisizioni costringe in seguito
Andre Dézarrois, all'epoca conservatore capo delle collezioni
del Jeu de Paume, a declinare la proposta di acquisto di Composizione
IV del 1911, che è oggi il pezzo forte della Kunstsammlung
Nordrhein-Westfalen a Dùsseldorf.
Nel 1939 Dézarrois riesce tuttavia ad assicurare alle collezioni
nazionali un primo dipinto di Kandinsky (a un prezzo nettamente inferiore).
Composizione ZX", eseguito nel 1936 e lasciato in deposito al
museo dallo stesso artista nel 1938.
Insieme a una tempera di Otto Freundiich, Composizione IX è
così una delle prime grandi opere astratte che entrano a far
parte delle raccolte nazionali francesi.
Il ritorno in Germania, tanto desiderato da Kandinsky e da sua moglie,
non avviene e l'artista muore a Neuilly-sur-Seine il 13 dicembre 1944,
pochi mesi prima della fine della seconda guerra mondiale.
Dopo la guerra la ripresa dell'attività museale sarà
molto lenta. Nonostante la determinazione di Jean Cassou, allora direttore
del Musée d'Art Moderne, di aggiungere alle collezioni una
delle maggiori opere di Kandinsky - aveva messo gli occhi su Sviluppo
in bruno dipinta a Berlino nell'agosto 1933, data in cui Mies van
der Rohe era stato costretto ad annunciare agli studenti la chiusura
definitiva del Bauhaus - l'acquisto, negoziato con la vedova dell'artista
sin dal 1947, avrà luogo solo nel 1959.
A partire dal 1960 Nina Kandinsky, in qualità di erede dell'artista,
decide di affidare, come prestito permanente al Musée d'Art
Moderne, Palais de Tokyo, i principali quadri della sua collezione,
che era in grado di competere con quella ceduta nel 1957 alla Stàdtische
Galerie im Lenbachhaus a Monaco da Gabriele Mùnter, compagna
di Kandinksy durante gli anni del suo primo soggiorno in Germania,
e con la collezione molto omogenea costituita presso il Solomon R.
Guggenheim Museum di New York mentre l'artista era ancora in vita.
Grazie alla generosità di Nina Kandinsky, che aveva visto le
collezioni del Musée d'Art Moderne arricchirsi di importanti
fondi come il lascito Brancusi o la donazione Sonia e Charles Delaunay,
la quasi totalità delle opere facenti parte del deposito da
lei effettuato sarà trasformata in donazione e nel 1976 si
aggiungerà alle collezioni al momento del loro trasferimento
dal vecchio museo del Palais de Tokyo nei nuovi locali del Centre
Pompidou, che apriranno i battenti nel 1977.
Pontus Hulten, direttore del museo, e Robert Bordaz, presidente del
Centre, avranno l'onore di sigiare l'atto della prestigiosa donazione
che include 15 dipinti e 15 acquarelli, di cui citeremo solo alcuni
gioielli: Paesaggio con torre del 1908 e Con l'arco nero del 1912,
del periodo "eroico" di Monaco, Sulle punte del 1928, dipinto
a Dessau, e. Azzurro ciclo del 1940, grande favorito del pubblico
parigino, ora incluso in una mostra di alcuni capolavori del museo
organizzata in Giappone.
Aggiungiamo che nella mostra milanese erano altresì presenti
le cinque tempere dipinte da Kandinsky nel 1922 come bozzetti per
un decoro murale da realizzare per l'esposizione della Juryfreie a
Berlino, dono personale di Nina Kandinsky nel 1976.
Nina Kandinsky si spense il 2 settembre 1980 a Gstaad, in Svizzera.
I suoi beni furono affidati a un amministratore designato dalle autorità
giudiziarie e il 23 settembre 1981 il Tribunale di Nanterre consentì
al Centre Pompidou di entrare in possesso del lascito particolare
che gli era stato fatto. L'accettazione del lascito era stata precedentemente
sottoscritta dal presidente del Centre, Jean Claude Groshens, e dal
direttore del museo, Dominique Bozo.
Il lascito comprendeva da un lato tutti i quadri e le opere su carta
della collezione personale di Nina Kandinsky (98 dipinti di vario
formato, 116 acquarelli e tempere e 510 disegni), dall'altro l'atelier
dell'artista nel suo complesso, la biblioteca personale, la collezione
di opere di altri artisti (fra queste due dipinti del Doganiere Rousseau),
oltre a innumerevoli documenti (corrispondenza, iconografia personale
dell'artista, una collezione di cataloghi di mostre assai rari e un
considerevole numero di legni preparati per le xilografie realizzate
dall'artista). La mostra milanese ha presentato tra l'altro la tavolozza
parigina di Kandinsky e una selezione di immagini inedite fra le circa
duemila catalogate.
Grazie a una particolarità della legge francese che regola
i diritti di successione il museo ha potuto accogliere nel 1994 sei
opere su carta dell'eredità del gallerista Karl Flinker, editore
di due volumi del catalogo ragionato dei dipinti dell'artista e amico
di lunga data di Nina Kandinsky. Di quest'ultimo arricchimento delle
collezioni citiamo due acquarelli, di cui uno costituisce una vera
e propria icona, Studio per la copertina dell'Almanacco del Blaue
Reiter del 1911, e una splendida opera del periodo russo realizzata
nel 1916 e intitolata Uccelli .
Testi ed immagini tratte dal catalogo "Kandinsky - Opere
dal Centre Georges Pompidou"
La mostra si è svolta
dal 14 settembre 1997 al 11 gennaio 1998
Fondazione Antonio Mazzotta
Foro Buonaparte 50 - Milano © dei rispettivi autori |
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