| |
Gino Meloni informale
europeo
20 nov 05 > 29 gen 06 - Lissone (MI)
Il centenario della nascita di Gino Meloni (Varese 1905 - Lissone
1989) non poteva passare inosservato per il nuovo Museo d’arte
contemporanea di Lissone - recente è il riconoscimento della
sua valenza museale da parte della Regione Lombardia - anche se in
passato varie sono state le occasioni di proporne l’opera. Ha
preso così forma una mostra che non cerca questa volta di percorrerne
tutto l’iter creativo ma concentra l’attenzione su un
periodo specifico della sua ricerca che interessa una quindicina d’anni
a cavallo tra gli anni Cinquanta e Sessanta, durante i quali egli
abbandona una figurazione esplicita per sviluppare una ricerca di
carattere informale.
Proprio in questi anni egli propone e poi segue attivamente l’organizzazione
del Premio Lissone, che richiama nella città brianzola i grandi
maestri dell’informale europeo, le cui opere costituiscono il
nucleo fondamentale della collezione del Museo lissonese. Sono inoltre
gli anni in cui la critica internazionale (fra i più acuti
osservatori della sua opera di quegli anni vanno ricordati Will Grohmann
e Marcel Brion) si sofferma con più attenzione sulla sua opera
evidenziandone la modernità e rapportandola alle esperienze
più importanti dell’informale europeo.
La ricerca delle opere da presentare ha portato ad esplorare importanti
collezioni storiche private lombarde che hanno raccolto le opere di
Meloni accanto a quelle dei grandi maestri di quegli anni. Si sono
così selezionati una cinquantina di lavori che raccontano il
divenire di questa ricerca che parte dalla dissoluzione dell’immagine
per muoversi successivamente in ambito materico prima e in funzione
della pura rappresentazione di atmosfere e trasparenze poi.
Punto di partenza sono alcune opere in cui egli racconta Venezia,
una sua particolare Venezia fatta di grandi colori e di materia che
si trasfigurano dentro una logica narrativa che trascende le forme,
ma rivive lo spirito di una storia visiva che si immerge nella luce
dell’arte bizantina. E, a seguire, si percorrono le terre della
Brianza attraverso grandi macchie di colori, a volte costruite o complicate
da un segno disordinato che poi si compatta nell’insieme dell’immagine.
Per giungere a immagini assolute dove una presenza, fatta spesso di
colori ma qualche volta di solo nero, costruisce atmosfere che vibrano
per se stesse e che, anche se non rimandano a sensazioni visive già
frequentate, riescono a sollecitare l’emozione di chi le accosta.
Il percorso informale di Gino Meloni evidenzia in particolare contatti
e riferimenti con l’esperienza storica europea, riferibile
soprattutto a Fautrier e Hartung e in alcuni momenti a De Stael,
e si sviluppa poi in modo del tutto personale negando da un lato
la forma anche nei suoi risvolti di pura materia e riscoprendo dall’altra
le suggestioni coloristiche della natura che costituiscono un primo
recupero del rapporto con il mondo reale.
Nel suo divenire l’opera di Gino Meloni ha ottenuto importanti
riscontri, tra i quali vanno segnalate presenze significative alle
Biennali di Venezia (nel 1956 e nel 1964 gli viene assegnata una
sala personale, ma già vi aveva partecipato, sempre con un
gruppo di opere, nel 1948, 1952 e 1954) che hanno sollecitato anche
un interesse internazionale che si è sostanziato in mostre
presentate in Germania allo Städtisches Museum Morsbroich di
Leverkusen (1957), negli Stati Uniti nella prestigiosa Alexander
Jolas Gallery di New York (1960) e in Francia alla Galerie Pierre
Domec di Parigi (1963) e poi con una serie di altre rassegne in
Svizzera, Austria, Belgio (e ancora Germania) nei quindici anni
successivi.
Lungo è l’elenco delle esposizioni personali in Italia,
soprattutto a Milano (vi espone per la prima volta alla Galleria
Mazzucchelli nel 1939) dove è seguito da galleristi avveduti
come Gino Ghiringhelli, ma soprattutto Guido Le Noci, e poi Giovanni
Fumagalli. e Alberto Montrasio (a Monza).
Fra le esposizioni in spazi pubblici sono da ricordare l’antologica
alla Rotonda della Besana, ordinata da Marco Valsecchi nel 1971,
e le retrospettive a Lissone nel 1980 a cura di Mario De Micheli
e nel 1985 a cura di Luciano Caramel, al Palazzo dei Diamanti di
Ferrara nel 1988 a cura di De Micheli. E, dopo la morte, le rassegne
alla Permanente di Milano (1995, antologica a cura di De Micheli),
al Circolo della Stampa (2000, a cura di Elena Pontiggia), alla
Galleria d’Arte Contemporanea di San Donato Milanese (2002,
a cura di Angela Madesani), alla Pinacoteca Civica di Lissone (2002,
a cura di Flaminio Gualdoni), alla Galleria Civica E. Mariani di
Seregno (2005, a cura di Flavio Arensi).
La mostra “Gino Meloni informale europeo”, curata da
Luigi Cavadini, direttore artistico del Museo d’arte contemporanea
di Lissone, si avvale dei patrocini della Regione Lombardia - Culture,
Identità e Autonomie della Lombardia e degli Assessorati
alla Cultura della Provincia di Milano e della Provincia di Varese
ed è accompagnata da un catalogo che mette a fuoco con opere
e testi lo specifico momento di ricerca informale dell’artista
e si completa con la mostra “Gino Meloni. Opere grafiche”
proposta negli spazi della Biblioteca Civica per iniziativa della
Famiglia Artistica Lissonese.
GINO MELONI
INFORMALE EUROPEO
Lissone (Mi),
Museo d’Arte Contemporanea,
V.le Padania 6
20 novembre 2005 – 29 gennaio 2006
orari: da martedì a venerdì: 15,00- 19,00; sabato
e domenica: 10,00 - 12,00 / 15,00 - 19,00
chiuso lunedì, Natale, santo Stefano e Capodanno
Conferenza stampa:
venerdì 18 novembre, ore 11.00
Inaugurazione:
sabato 19 novembre, ore 18.30
Per informazioni:
tel. 039 2145174 - 7397271/227 Fax 039 461523
|
|
Segnalazione
Eventi
Per segnalare mostre, eventi artistici o altre iniziative artistico
- culturali, è necessario seguire la procedura indicata
nell'apposito modulo: modulo di
segnalazione eventi |
Note
La Redazione di Arte.Go non e' responsabile dei contenuti pubblicati
in queste pagine.
A tale proposito si invitano gli Utenti a segnalare errori,
abusi o scorrettezze presenti nei comunicati. segnalazione abusi |
|
|