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Antonio De Santis
27 dic 05 > 07 gen 06 - Piazza Brembana
Ventuno opere del pittore Antonio De Santis sono ospitate presso la
sede della Pro Loco di piazza Brembana dal 27 dicembre 2005 al 7 gennaio
2006.
L’evento promosso dalla ProLoco di Piazza Brembana è
patrocinato da Provincia di Bergamo - Settore Cultura, Comunità
Montana - Settore Cultura, Comune di Piazza Brembana - Assessorato
Turismo.
Scrive Milena Moneta
“Non vedi niente lì?” È la domanda che Amleto
rivolge alla regina mentre indica il fantasma di suo padre. Ecco la
stessa domanda che ha tormentato molti grandi può condensare
l’esperienza estetica, che è auscultazione del paesaggio,
capacità di cogliere il respiro della realtà e l’anima
che la sottende, di spingere lo sguardo oltre la consuetudine ed il
quotidiano. L’arte è differenza, è una visione
irripetibile di ciò che ci sta intorno, è penetrare
l’enigma e gettare un “ponte sull’infinito”
così che “tutto ci appare ombra di eternità?”.
L’espressione è del poeta Campana, citazione è
pertinente ora. Del resto lo disse bene di Picasso definì il
dipingere “una forma di magia intesa a compiere un’opera
di mediazione fra questo mondo estraneo ed ostile e noi” E a
metter in comune la sua magia, il suo sguardo per una possibile condivisione
stasera abbiamo con noi l’artista Antonio de Santis. Bergamasco
di adozione in realtà la sua giovinezza è stata all’insegna
dell’erranza: nasce a Venezia, studia a Faenza presso i salesiani
è c’è chi ha colto in questo passaggio, mi riferisco
al compianto critico Alberico Sala, un segno che lo lega al Campana
del taccuinetto faentino, alle sue lacerazioni, all’esplosiva
carnalità, ma anche alla visionarietà della sua scrittura:
trama di echi e di suggestioni che non è improprio cogliere
nella pittura di De Santis dato lo spessore culturale dell’artista.
Frequenta l’Università a Milano (Filosofia alla Cattolica),
lavora, giovanissimo, presso lo studio di Ermenegildo Rondina a Mestre
e questa variegato formazione si traduce anche in una variegata espressività
giacché de Santis è anche critico d’arte e scrittore,
giornalista per alcune testate, direttore della rivista Terzapagina,
che ha anche fondato, autore di numerose pubblicazioni, operatore
culturale.
Inizia ad esporre dal 1965 partecipando a varie rassegne, allestendo
personali in Italia e fuori. Le sue opere sono collocate presso collezioni
pubbliche e museali in Italia e all’estero. Documenti sulla
sua attività artistica sono raccolti presso l’Archivio
della Biennale di Venezia, Archivio storico Arte Contemporanea Museo
Bandera di Busto Arsizio, Kunsthistorisches Institute di Firenze.
Dopo un periodo figurativo inizia una ricerca nell’ambito della
pittura astratta che sfocia nel realismo astratto del 1979 ( Manifesto
del Realismo / Astratto) a fondere due differenti stili e ad affidare
al colore la struttura e scrittura del quadro. Il realismo gli offre
una variegata e inesauribile fonte di ispirazione, ma i quadri nascono
dal colore. Sopra di esso aggiunge figure e contorni marcati, a volte
deformanti, così che l’immagine arriva solo alla fine
e non precede la realizzazione dell’opera, spesso risultata
da più piani autonomi che si susseguono raggiungendo una profondità
non scontata. Così come il reale si deposita sulla tela per
successive selezione, verso una essenzialità che non fuga,
non è astrazione, ma proposta che va oltre il realismo e oltre
l’astratto, oltre le cose guardate. Ma senza affettazione né
maniera: il tutto vibra di naturalezza e apparente semplicità
che tuttavia si eleva a metafora e ai simbolo ( si è già
detto dello spessore culturale dell’artista), mentre i segni,
spesso marcati, dialogano con la contemporanea pittura europea (non
si può ignorare la matrice espressionista), ponendo de Santis
tra gli autori di maggior interesse nella produzione contemporanea,
ma anche con la grande tradizione pittorica italiana. Un lungo soggiorno
in Svizzera con le luci di un paesaggio per lui meno consueto nuovo
hanno arricchito la sua tavolozza cromatica, affidando a nuovi colori
nuove esperienze sensoriali e nuove riflessioni, mentre la sua rappresentazione
vibra di emotività e si fa lirica. Il suo è un paesaggio
interpretato che trasuda sensazioni, veicola emozioni e dunque si
fa poesia. Mentre la figura giustapposta allo spazio, spesso monumentale,
dichiara un’indifferenza, un abbandono, una repulsione. Non
c’è incontro tra i personaggi, né tra di loro
né con il paesaggio: una inconciliabilità di fondo,
un’ostilità sottintesa che mantiene le distanze. Così
giungono in superficie i drammi e i misteri dell’uomo nel confronto
con l’esterno da sé. E le contraddizioni dell’uno
e dell’altro - del mondo intendo e dell’uomo, trovano
espressività forte, drammatica e al tempo steso poetica. La
pittura ancora una volta è sguardo sull’enigma, è
renderci amico il mondo, pur con le lacerazioni del nostro vivo La
sua è infine anche una scommessa del valore della pittura,
del suo vitalismo, della sua rilevante espressività contro
l’imperversare della tecnologia. Quasi testimonianza anticipata
di quello che Edgar Morin ha previsto per il XXI secolo, secolo della
poesia finalmente che si ribella alla prosa e alla dittatura della
tecnologia. Ho cominciato il discorso con Shakespeare e vorrei finire
con lui, convinta che l’arte forse non ci è indispensabile,
ma è sicuramente un bisogno insopprimibile. Mi piace ripetere
quanto disse più o meno Re Lear agli dei: “Toglietemi
pure il necessario, ma lasciatemi il superfluo”. Specie se questo
superfluo tra virgolette porta la firma di de Santis.
PRO LOCO di PIAZZA BREMBANA
Provincia di Bergamo - Comunità Montana - Comune di Piazza
Brembana
Antonio De Santis
Pittura/pittura
dal 27 dicembre 2005 al 7 gennaio 2006
www.desantismostre.com
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