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Le ferite dell’essere
17 dic 05 > 26 feb 06 - Agrigento
La mostra consta di circa ottantotto tele e dieci sculture, provenienti
da collezioni private, realizzate da artisti quali:Amorelli, Schmiedt,
Corona, Giarrizzo, Lazzaro, Guarino, Faija, Comes, Buscio, Gemma D’Amico,
Pirrone, Lia Pasqualino Noto, Elisa Maria Baglino, Gino Morici etc.
Tra la fine degli anni Venti e in tutto il decennio degli anni
Trenta, fino alle soglie del secondo conflitto mondiale, l'arte
italiana si muove tra un articolato intrecciarsi di tendenze, ora
allineate all' ufficialità ora in posizione di fronda più
o meno latente. Anche in Sicilia, mentre permangono ancora le ultime
propaggini dell'avanguardia futurista, che pure ormai ha imboccato
i sentieri dell'interiorità attraverso l' aeropittura e l'arte
sacra, l'arte siciliana, connettendosi con la variegata realtà
italiana, soprattutto milanese e romana, continua a perseguire quelle
prospettive di ricerca nazionale e internazionale, che già
alla fine del secolo XIX avevano posto gli artisti dell'isola all'attenzione
dei contemporanei.
Alcuni si lasciano intricare così dalle permanenti implicazioni
dell'Espressionismo, altri visitano l'area più rassicurante
del Realismo magico o della Nuova Oggettività, altri interpretano
il Novecento della Sarfatti, pur senza un'esplicita adesione ai
canoni classici, tecnici e iconografici del movimento, altri sono
affascinati dal tonalismo romano e in particolare da Scipione e
Mafai, altri ancora si cimentano con la dimensione mitica modernamente
rivisitata, che passa attraverso la lezione della Metafisica o di
Gio Ponti.
Riescono allora, attraverso queste esperienze ad elaborare nuove
tecniche e nuove iconografie, ispirate da una personale riflessione
sulla condizione umana e sulle varie realtà sociali, spesso
come sottesa risposta ai trionfalismi ufficiali. Emerge, allora
in molte opere, l'immagine di un'umanità travagliata da intime
sofferenze, incline a un malinconico abbandono, al silenzio e a
una solitaria meditazione, raccolta nel proprio habitat familiare,
che offre maggiore protezione e sicurezza.
Accomunati spesso da un avvertito spirito di gruppo, nato per lo
più nelle scuole di formazione, questi artisti dibattono,
polemizzano, studiano insieme, guardando reciprocamente l'uno al
lavoro dell'altro con una circolazione di idee sul piano formale
e contenutistico, che rivela il comune esercizio e il solidale sentire.
All'intreccio di direzioni di ricerca non sfugge il gruppo delle
donne, in questi anni folto e vivace, a cui le Sindacali siciliane
danno l'opportunità di farsi conoscere e le cui opere rivelano
spesso una decisa qualità artistica, finora ancora poco valorizzata
e testimoniata. Alcune non native dell'isola, ma in essa dimoranti
e operanti, nell'incontro con le siciliane, offrono e ricevono stimoli
reciproci, che portano nel 1932 alla Prima Mostra d'Arte Femminile
di Messina e nel '33 alla creazione dell' Andpa regionale (Associazione
Nazionale Donne Professioniste e Artiste), che consolida l'unità
del gruppo e segna un passo avanti nell'affermazione dell'autonomia
della donna anche nel campo artistico.
Nelle loro opere a prevalere è la narrazione dell'intimo
quotidiano vissuto spesso in dolente solitudine e in rapporto con
i figli.
Il tema della fanciullezza e dell'adolescenza è infatti
molto attraversato dai pittori di quegli anni ed è anch'esso
caratterizzato da un vena di malinconica pensosità e di vuoto
abbandono che smarrisce.
La mostra è patrocinata dalla Provincia Regionale di Agrigento.
Testi in catalogo di Anna Maria Ruta, Davide Lacagnina e Giuseppe
Frazzetto.
Le ferite dell’essere
Solitudine e meditazione nell’arte siciliana
degli anni Trenta
a cura di Anna Maria Ruta
17 dicembre 2005 – 26 febbraio 2006
Agrigento, Spazi Espositivi Chiaramontani
Piazza San Francesco, 1
ORARI 10.00 – 12.30 / 16.00 – 20.00
TUTTI I GIORNI TRANNE IL LUNEDI’
ingresso libero
Associazione Amici della Pittura Siciliana dell’Ottocento
www.ottocentosiciliano.it
team@ottocentosiciliano.it
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