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Verita Monselles.
Codice inverso
03 giu 06 > 26 giu 06 - Prato
La dissacrazione dell’archetipo maschile nella fotografia di
Verita Monselles a cura di Lara-Vinca Masini. Abbinato alla mostra
e in funzione di catalogo sarà pubblicato nell’occasione
il fascicolo n. 5 dei “Quaderni di AFT” contenente un’ampia
scelta delle foto esposte con i testi introduttivi di Lara Vinca Masini
e Lea Vergine, l’autobiografia scritta dalla stessa artista
e varie testimonianze.
Nata a Buenos Aires nel 1929, Verita Monselles è morta a Firenze
nel 2005 dopo una lunga malattia tanto devastante nel fisico quanto
vissuta con dignità e quella dose di ironia che ha anche segnato
l’intera sua produzione di artista. La mostra e l’annesso
catalogo rappresentano in certa misura il testamento spirituale al
quale ha lavorato con entusiasmo fino all’ultimo giorno, incontrano
e parlandone con amici e collaboratori.
Alla fotografia, in particolare alla fotografia di ricerca e d’arte,
Verita Monselles ha iniziato a dedicarsi fin dai primissimi anni Settanta,
in coincidenza con profondi cambiamenti che avevano interessato l’ambito
privato degli affetti familiari e delle abitudini sociali da cui era
conseguito anche il trasferimento definitivo da Napoli a Firenze.
In quella particolare circostanza e situazione, la fotografia fu una
scoperta, e ancor più lo strumento di ricerca di nuovi valori
che molto si sposarono con il ruolo della donna e la sua figura, nella
società e nella cultura. Negli anni Ottanta ha lavorato come
fotografa professionista nello studio di Firenze. Questo doppio approccio
le permetteva da un lato di “professionalizzarsi” nel
settore della fotografia commerciale, di moda e pubblicità,
dall’altro di proseguire un suo discorso profondamente autoironico,
vicino alle tematiche femminili allora di moda che interpretò
in forme meno improvvisate.
E’ stata una delle esponenti più rappresentative della
fotografia d’arte “al femminile”, in Italia e in
Europa; le sue immagini sono state esposte in importanti gallerie,
non solo fotografiche, ottenendo recensioni. copertine e riconoscimenti.
Nel 1982 è presente a Parigi al Centre Pompidou nella mostra
Sei Fotografe Italiane presentate dalla Galleria di Milano Il Diaframma.
Lo stesso anno tiene a Napoli un personale presso il Maschio Angioino
con il patrocinio del Comune. Nel 1984 partecipa in Germania alla
mostra 11 donne fotografe patrocinata dall’Assofoto nell’ambito
della fiera internazionale della fotografia di Colonia. Lo stesso
anno è relatrice a Dinnard, in Francia, al Congresso dell’Associazione
Nazionale Fotografi Professionisti Francesi (GNPP). Nel 1987 espone
a Milano nella sezione culturale del Sicof, la fiera nazionale della
fotografia, presentata in catalogo da Pier Vittorio Tondrilli. Negli
anni Novanta, chiuso lo studio di fotografa professionista, si dedica
alla sperimentazione di tecniche a lei più congeniali fra le
nuove tecnologie rielaborando le proprie tematiche in nuovi linguaggi
d’immagine.
La mostra che l’Archivio Fotografico Toscano le dedica a Prato,
giusto riconoscimento al suo impegno umano, culturale e artistico,
ripercorre in sequenza cronologica l’intero arco di attività,
lungo oltre un trentennio dal 1970 al 2004. Vi sono esposte le opere
più significative e più conosciute: le prime immagini
in bianco e nero degli anni settanta con paesaggi e passanti poi riprese
in nuove sequenze interpretative alla fine degli anni novanta, la
serie di forte impatto critico riunita sotto il titolo comune “divagazioni
sul tema” che comprende le sue fotografie più note (Natura
morta I e II, Amore I e II, Merletto bianco, La gabbia d’oro,
Margherite rosa, Il velo, Abito nuziale, Scelta, Bijoux, Stars, Superstars),
le sequenze dissacranti di Ecce homo, la Paolina in versione femminista,
i trittici degli anni ottanta dove, come lei stessa afferma, “Le
scenografie sono scomparse, in evidenza è il trucco femminile,
il trucco subentra come metamorfosi”, le variazioni sul tema
“etruschi” con l’immagine direttamente ricostruita
ed elaborata al computer, ultima scoperta della sua fervida fantasia
creativa. L’obiettivo è di offrire una ricostruzione
completa del suo percorso di artista vissuto nell’ottica dell’impegno
sociale per l’emancipazione culturale della donna.
Codice inverso.
La dissacrazione dell’archetipo maschile nella fotografia di
Verita Monselles.
A cura di Lara-Vinca Masini
3-26 giugno 2006
Inaugurazione sabato 3 giugno ore 18
Prato, Le Antiche Stanze di via Santa Caterina
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