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Artempo. Where
Time Becomes Art
08/06/07 > 05/11/07 - Venezia
Questa
grande mostra, nata dalla collaborazione tra la Città di Venezia-
Musei Civici Veneziani e Axel Vervoordt, indaga il rapporto tra arte,
tempo e il loro mostrarsi, attraverso secoli, luoghi, tendenze e linguaggi
espressivi diversi.
Oltre trecento le opere in mostra - da rari e preziosissimi pezzi
archeologici a installazioni contemporanee - provenienti dalle vaste
ed eclettiche collezioni di Axel Vervoordt, dai Musei Civici Veneziani
e da altre importanti raccolte pubbliche e private e più di
ottanta gli artisti presenti, tra cui Francis Bacon, Alberto Burri,
Lucio Fontana, Alberto Giacometti, James Turell, Pablo Picasso, Andy
Warhol.
La mostra, ideata da Mattijs Visser e Axel Vervoordt, è organizzata
dai Musei Civici Veneziani e da Axel Vervoordt e curata da Jean-Hubert
Martin, Giandomenico Romanelli, Mattijs Visser e Daniela Ferretti.
Il Museum Kunst Palast di Düsseldorf ha altresì collaborato
alla sua realizzazione.
Alla mostra è abbinato un libro-catalogo (edizioni MER,
Anversa, in collaborazione con Walther König Verlag, Düsseldorf),
con prefazione di Massimo Cacciari e saggi di Giandomenico Romanelli,
Jean-Hubert Martin, Mattijs Visser, Norbert Jocks, Eddi de Wolf
Artempo propone una singolare indagine da un lato sul tema del tempo
e di come esso agisca, formi e trasfiguri l’arte, dall’altro
di come il linguaggio dell’arte sia necessariamente universale
e senza tempo.
Ha luogo nei suggestivi spazi di palazzo Fortuny, il gotico edificio
trasformato da Mariano Fortuny in dimora-atelier , di cui conserva
ambienti, strutture, tappezzerie, collezioni. Per la prima volta
dopo decenni, l’intero palazzo si apre e si integra quasi
in un percorso espositivo pensato anche in sua funzione, per ricrearne
e sottolinearne il ruolo di laboratorio di idee, così come
lo stesso Fortuny l’aveva voluto, mentre la sua stessa atmosfera
gioca un ruolo importante nel sottolineare l’interazione,
proposta dalla mostra, tra opere d’arte e oggetti d’uso
di epoche, culture e provenienze diverse.
Per Artempo sono state commissionate a vari artisti nuove, specifiche
installazioni: El Anatsui (Ghana) creerà un arazzo di lattine
vuote per l’intera facciata del palazzo, Loris Cecchini (Italia)
su un’altra facciata, proietterà un albero di luce,
Anish Kapoor (India) realizzerà una parete specchiata di
12 metri. A queste di aggiungono le nuove opere e istallazioni di
Berlinde De Bruyckere (Belgio), Klaus Münch (Italia), Tatsuo
Miyajima (Giappone), Jorge Molder (Portogallo), Thomas Schütte
(Germania), Dominique Stroobant (Italia), Shiro Tsujimura (Giappone),
James Turrell (USA).
LA MOSTRA: TEMI E CONCETTI
NON C’È PASSATO O FUTURO NELL’ARTE (Pablo Picasso)
Quanto “tempo” è passato tra un simbolo cicladico
di fertilità, un tessuto di Fortuny e uno specchio di Anish
Kapoor? Anziché focalizzare la ricerca su particolari periodi,
stili, artisti, Artempo propone una singolare indagine del tema
del tempo e di come da un lato esso agisca, formi e trasfiguri l’arte,
dall’altro di come l’arte stessa si ponga sovente su
un piano di pura sincronia atemporale.
TIMELESS
Se, come diceva il filosofo Greco Zenone, il tempo non esiste, allora
non c‘è dubbio che l’eternità rappresentata
in questa mostra da oggetti e opere d’arte di culture ed epoche
diverse certamente esista: una maschera di Marisa Mertz accanto
a tre volti di Picasso e a una testa neolitica abrasa dal tempo,
assieme a un semplice vecchio vaso rabberciato o alla Polvere danzante
nei raggi del sole di Sabrina Mezzaqui.
NUMERI E ASTRI
Sul tema del Tempo, le Date di On Kawara, i Numeri di Roman Opalka
o le installazioni di Tatsuo Miyajima che riducono il tempo a numeri
digitali sono una scelta obbligata.
Ma anche oggetti provenienti da culture antiche e lontane ben si
prestano a questo tema: ecco allora, ad esempio, manoscritti delle
mille preghiere, o cinquecenteschi strumenti astronomici, ma ecco
anche un’installazione di James Turrel, che usa la luce per
collegare tempo e spazio, o le fotografie celestiali di Thomas Ruff
o i geodi d’ametista di Marina Abramovich, a evocare l’infinita
qualità di “tempo” e spazio
DISTRUZIONE/COSTRUZIONE
Un aspetto importante del tempo è il suo lasciar traccia,
il suo aggiungere o togliere: non solo, infatti, il passaggio del
tempo distrugge le cose, può anche crearne. Per questo un
artista come Lucio Fontana ha un ruolo centrale in questa mostra
con la tela squarciata del suo Concetto spaziale, in cui distrugge
per creare, per raggiungere una nuova dimensione sconosciuta.
Dopo la seconda guerra mondiale la distruzione diventa un motivo
d’ispirazione importante per artisti come Alberto Burri, Shozo
Shimamoto, Günter Uecker, Yves Klein, Arman. Altre opere in
qualche modo connesse a questo tema sono uno specchio rotto di Marcel
Duchamp, rarissimamente esposto, o l’ossidazione di un “piss
painting” di Andy Warhol, o l’opera del cinese Cai Guo-Qiang
realizzata con fuochi d’artificio esplosi o quelle del fiammingo
Peter Buggenhout, strani oggetti di polvere ricavati da comuni materiali
di risulta, in cui gioca un ruolo importante l’angoscia della
deprivazione.
VANITAS / NATURE MORTE
Le nature morte incentrate su temi e simboli della vanitas sono
particolarmente presenti nella pittura seicentesca: fiori delicati,
frutta, animali rammentano la brevità e la precarietà
del passaggio terrestre.
Ma anche i mirabilia provenienti dalle collezioni dei musei di storia
naturale appartengono a questa temperie, ad esempio la scultura
di Jan Fabre fatta di scarafaggi. Immagini di morte od opere ottenute
dalla lavorazione di corpi o scheletri di uomini o animali morti
non rappresentano solo la reazione o la presa di coscienza del senso
del tempo, ma anche un modo per sfuggire alla sua inesorabilità
DECOSTRUZIONE/DEFORMAZIONE
Anche la decostruzione è una tecnica possibile. Mentre Berlinde
De Bruyckere, Alberto Giacometti e Francis Bacon creano nuove forme
distorcendo il corpo umano e Hans Bellmer costruisce bambole inquietanti,
Orlan arriva a deformare il suo stesso corpo con la chirurgia. E
poi ancora, dalla danza di morte di Antonin Artaud a quella nella
pittura rossa di Kazuo Shiraga, memoria del sangue delle vittime
della guerra. L’assenza del corpo si trova innanzitutto nelle
Antropometrie di Yves Klein, in oggetti rituali indiani o nel video
che mostra Kimsooja silenzioso, in piedi sulla riva di un fiume.
Anche la sessualità è un aspetto importante del tema
del tempo: ecco allora diversi oggetti rituali della fertilità
accostati a un estatico volto femminile di Marlene Dumas e ai doppi
falli di Louise Bourgeois
MARIANO FORTUNY Y MADRAZO
Mariano Fortuny nasce a Granada nel 1871. Figlio d'arte e assai
presto inserito nel gran mondo parigino, compie innanzitutto studi
pittorici.
Diciottenne si stabilisce a Venezia, ove frequenta circoli accademici
e cenacoli artistici internazionali: tra i suoi amici Gabriele D'Annunzio,
Hugo von Hofmannsthal, la marchesa Casati, il principe Fritz Hohenlohe-Waldenburg
…
Dopo un viaggio a Bayreuth, folgorato da Wagner, volge i suoi interessi
dalla pittura alla scenografia e all'illuminotecnica. L'intento
è quello di realizzare la piena unione tra significato ultimo
della musica e pittura teatrale. Poco dopo realizza le scene per
la prima assoluta del Tristano e Isotta alla Scala. Contemporaneamente,
inizia a prender corpo l'idea della Cupola, cioè quel sistema
illuminotecnico complesso che libererà la scenografia teatrale
dalle rigide impostazioni tradizionali mediante l'uso della luce
indiretta e diffusa.
L'ambiente parigino (da Sarah Bernardt a Adolphe Appia) gli dimostra
attenzione, ma è poi con la mecenate contessa di Bearn che
la rivoluzione scenotecnica di Fortuny trova completa applicazione:
tra il 1903 e 1906 il teatro privato della contessa viene dotato
di un sistema integrato e rinnovato di cupola, luce indiretta, proiezione
di cieli colorati e nuvole: è la fama.
Il sistema di Fortuny, prodotto dall'AEG, trova applicazione nei
maggiori teatri tedeschi.
Ma la creatività di Mariano cerca stimoli nuovi: inizia a
creare stoffe e tessuti stampati, comincia anche il sodalizio con
Henriette, che sposerà nel '24. Con lei crea Delphos, l'abito
in seta plissettata che lo rende famoso in tutto il mondo.
A Venezia, alla Giudecca, fonda la fabbrica per la produzione industriale
delle sue stoffe e apre boutique nelle maggiori capitali europee.
Nel frattempo decora ed illumina palazzi e musei in tutta Europa,
riceve riconoscimenti e titoli onorifici. Non vengono meno, in questi
anni sempre più intensi, l'interesse - e le commissioni -
per il teatro e la scenografia. Degli anni Trenta sono altre invenzioni:
dalla carta da stampa fotografica ai colori a "Tempera Fortuny"
e agli interventi illuminotecnici sui grandi cicli pittorici veneziani
di Tintoretto a San Rocco e di Carpaccio a San Giorgio. Sul finire
del decennio, Mariano si ritira nella sua sfarzosa dimora di San
Beneto, dove riprende lo studio della pittura e raccoglie le memorie
della sua eclettica attività. Muore nel '49 e viene sepolto
al Verano, a Roma, accanto all'illustre padre Mariano Fortuny y
Marsal
PALAZZO FORTUNY
Antico palazzo gotico appartenuto alla famiglia Pesaro, fu acquistato
da Mariano Fortuny per farne la propria dimora e atelier di fotografia,
scenografia e scenotecnica, creazione di tessili, pittura; di tutte
queste funzioni esso conserva ambienti e strutture, tappezzerie,
collezioni: dalla raccolta dei dipinti, ai preziosi tessuti che
rivestono interamente le pareti, alle celebri lampade, tutto testimonia
la geniale ispirazione dell’artista, il suo eclettico lavoro
– tra sperimentazione, innovazione, qualità altissima
di risultato - la sua presenza sulla scena intellettuale e artistica
a cavallo tra ‘800 e ‘900.
Il palazzo fu donato al Comune da Henriette, vedova di Mariano,
nel 1956. Le collezioni museali sono costituite da un ricco fondo
di opere e materiali che ben rappresentano i diversi esiti della
ricerca dell'artista, ordinati per grandi argomenti di particolare
rilievo: la pittura, la luce, la fotografia, il tessile e i grandi
abiti.
Da sempre, Palazzo Fortuny ospita inoltre mostre temporanee particolarmente
legate ai temi della sperimentazione e della comunicazione visiva.
Artempo. Where Time Becomes Art
Artisti:
Marina Abramovic, Antonin Artaud, Francis Bacon, Erzsébet Baerveldt,
Hans Bellmer, Alighiero Boetti, Christian Boltanski, Jonathan Borofsky,
Louise Bourgeois, Peter Buggenhout, Alberto Burri, Cai Guo-Qiang,
Tony Cragg, Berlinde de Bruyckere, Giorgio De Chirico, Jean Dubuffet,
Marcel Duchamp, Marlene Dumas, Jan Fabre, Robert Filliou, Fischli
& Weiss, Lucio Fontana, Mariano Fortuny, Alberto Giacometti, On
Kawara, William Kentridge, Kimsooja, Yves Klein, Bertrand Lavier,
Jean-Jacques Lebel, Man Ray, Piero Manzoni, Marisa Merz, Sabrina Mezzaqui,
Jorge Molder, Saburo Murakami, Roman Opalka, Orlan, Nam June Paik,
Pablo Picasso, Otto Piene, Markus Raetz, Medardo Rosso, Claude Rutault,
Richard Serra, Shozo Shimamoto, Fujiko Shiraga, Kazuo Shiraga, Antoni
Tápies, Gunther Uecker, Emilio Vedova, Jef Verheyen, Andy Warhol,
Adolfo Wildt
In situ installazioni di El Anatsui, Loris Cecchini, Anish Kapoor,
Tatsuo Miyajima, Klaus Münch, Thomas Schütte, Dominique
Stroobant, Shiro Tsujimura, James Turrell e performance di Yael Davids
e Sadamasa Motonaga.
Inaugurazione: 8 giugno 2007
Periodo: dal 9 giugno 2007 al 7 ottobre 2007
PROROGATA AL 5 NOVEMBRE 2007
Palazzo Fortuny
San Marco 3780,
30124 Venezia
Info: +39 041 5209070
info: mkt.musei@comune.venezia.it
www.museiciviciveneziani.it
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| Galleria
Immagini |
| Artempo. Where Time Becomes Art |
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Agiba Figure (Crochet Sepik)
Turama dadebi, Papua New Guinea
Polychromed wood
Height: 91 cm
Gallery Entwistle, Paris |
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FRANCIS BACON (1909-1992)
Study from the Human Body, 1986
Oil and pastel on canvas, 208 x 158 cm
Photo Estate of Francis Bacon |
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HANS BELLMER
Untitled (Deformed Body from the series “Les Jeux de la
poupée”), 1949
14 x 13 cm
Collection Axel Vervoordt |
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ALBERTO BURRI (1915-1995)
Sacco, 1953
Mixed media, 100 x 81 cm
Photo Congo Blue |
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Antonio Corradini (1668 - 1752)
Dama velata, 1720-1725
Marmo di Carrara, h 61 cm
Ca’Rezzonico - Museo del Settecento Veneziano, Venice
Photo Archivio fotografico Musei Civici Veneziani |
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GIORGIO DE CHIRICO (1888-1978)
Trovatore, 1950
Oil on cardboard laid on canvas, 50 x 40 cm |
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MARIANO FORTUNY Y MADRAZO (1871-1949)Natura
morta: i gessi dell'atelier, 1940
Tempera su tela, 130x95 cm
Venezia, Palazzo Fortuny
Foto: Claudio Franzini |
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Memento Mori Figure
Germany, 16th -17th century
fruitwood H: 29 cm
Photo Laziz Hamani |
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PABLO PICASSO (1881-1973)
Head of a man, 1943
Painted wood, H: 25 cm
Photo Congo Blue |
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Video & DVD Services
Servizio
video & DVD: Documentari, Video Artistici, Spot & Commercials,
Video Aziendali, Istituzionali, Formativi ed Informativi.
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