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Incontri mediterranei.
Giorgio De Cesario, Domenico Pinto
22/07/07 > 29/07/07 - Gallipoli (LE)
Altre
luci, oltre alle luminarie di Santa Cristina, brilleranno nel panorama
artistico - culturale di Gallipoli.
Sono quelle de "La Casa degli Artisti" che, nella settimana
dal 22 al 29 luglio, ha organizzato nelle proprie aree espositive
il grande evento di Mezza Estate "Peace and Love - Incontri mediterranei".
Il primo appuntamento della manifestazione è domenica 22 luglio
alle ore 21.
Durante la serata saranno inaugurate due mostre di grande rilevanza
nazionale: "La Corte di Federico II di Svevia" dell'artista-ceramista
grottagliese Domenico Pinto, esperto di tradizioni pugliesi e studioso
del periodo federiciano, e "Il Volo Negato", comprendente
le ultime opere pittoriche e scultoree dell'artista Giorgio De Cesario,
reduce da significative esperienze in parallelo alla 52esima Biennale
di Venezia nel Progetto Collaterale 13x17 Padiglioneitalia.it, presentato
da Philippe Daverio, e all'VIII Edizione di Creativa, a cura dell'Associazione
"Oltre i Limiti", di Rignano sull'Arno (FI).
Le ceramiche che Pinto presenterà sono il risultato di una
sua approfondita ricerca storica sugli usi e i costumi nella corte
di Federico II di Svevia, non a caso definito "stupor mundi".
La Prof.ssa Cristina Pagliarini, che introduce l'opera dell'artista,
afferma tra l'altro: "... in questo suo discorso innovativo,
Domenico Pinto è partito dalle tradizionali "pupe"
grottagliesi, bottiglie dalla figura femminile nelle quali si conservava
il rosolio, e le ha trasformate in personaggi federiciani modellando
sapientemente la terracotta, curando i dettagli, giocando con il simbolismo;...ed
ecco rivivere il fedele funzionario Pier delle Vigne, i suoi guerrieri
e soprattutto le sue donne: la madre Costanza d'Altavilla, la prima
moglie Costanza d'Aragona e poi ancora Iolanda di Brienne e Bianca
Lancia con cui Federico ebbe una storia...".
Giorgio De Cesario, artista poliedrico, oriundo matinese trapiantato
a Gallipoli, è l'ideatore de "La Casa degli Artisti",
sua casa-museo e galleria permanente, dove nello stesso tempo ospita
gratuitamente espressioni artistiche di vario genere e disciplina
per fare emergere nuovi messaggi culturali. In questa occasione egli
presenta le sue ultime opere, che, se paragonate con le precedenti,
si distinguono forse per una maggiore essenzialità del segno,
anche se i volti in rilievo e in argilla continuano ad essere il leit-motiv
che accomuna le vecchie esperienze e le nuove.Il critico Eugenio Giustizieri,
che presenta la mostra di De Cesario,commenta:" La sua è
epopea avvincente che, nonostante tutto, trasuda voglia di vivere,
rimpiange tutto ciò che c'è da rimpiangere, senza evitare
di affondare la lama negli errori e nelle ingenuità dei nostri
anni. Troppo frettolosamente messi in archivio. Intensità,
vicinanza, dolore, solitudine e compostezza rappresentano le coordinate
di una umanità che esiste, e crede, e spera, e si arrende.
Senza far rumore, col grido che resta sospeso in gola".
E comunque, oltre a Pinto e De Cesario, anche il Salento con la sua
poliedricità culturale, vuole essere un grande interprete di
tutta la manifestazione. La serata del 24 luglio infatti sarà
dedicata alla pizzica con l'esibizione del gruppo Artena sul terrazzo
panoramico, il 28 luglio ci saranno i balletti della Scuola di Ballo
Be Boop ed infine il 29 luglio la manifestazione si concluderà
con una sfilata di moda a cura dello stilista salentino Misalè.
La degustazione di prodotti tipici locali farà da sfondo a
tutti questi appuntamenti.
Maria Cristina Maritati
Giorgio De Cesario: il volo negato
Quando si ha il coraggio di esplorare la propria vita, allora si
può guardare anche a quella degli altri e soffermarsi, con
uguale, dolorosa naturalezza sulle ferite aperte, sulle piaghe che
mai potranno rimarginarsi e su bocche spalancate che annunciano
nascite e morti. E’ questa straordinaria sincerità
morale a rendere emozionante ed incredibile la produzione artistica
di Giorgio De Cesario. E’ una storia a ritroso, dipinta e
scolpita dall’oggi allo ieri, scavando oltre le radici insospettate
dell’infelicità del presente. Alla fine, nulla resta
della storia dei volti e delle maschere, a parte la memoria di una
sconfitta necessaria. Su questa sconfitta si apre la ricerca dell’artista.
Con crudele semplicità la composizione ne elenca i termini
mediante le applicazioni e manipolazioni di oggetti tratti dal passato.
Già, il passato. Il pensiero può permettersi di andare
a ritroso, di scavare nei gesti, negli sguardi di un volo negato,
nelle parole di un giorno, di un anno, di una vita precedente. Non
è un banale flashback, quello scelto dall’artista.
Sono frammenti selezionati in ordine inverso, dal più vicino
al più lontano, per scoprire come tutto è iniziato
e poi concluso. L’emozione più forte è vedere,
in entrambi i casi, la teoria alla prova dei fatti, l’intuizione
che diventa linguaggio, la sperimentazione che crea un nuovo mondo
di immagini, in grado di essere captate da ciascuno.
De Cesario coglie il mondo alla sprovvista, usa il frammento per
scardinare una realtà ancora più vera di quella che
appare nel quotidiano. Così continuamente si ricrea la funzione
metaforica del linguaggio, figure di uomini vuoti, impagliati che
hanno commesso l’errore di credere che il progresso proceda
in linea retta. Ma hanno preteso troppo, hanno voluto mordere un
boccone troppo grande per le loro bocche. Così, da un’esistenza
in technicolor, dalla conoscenza attraverso gli eccessi, dalla libertà
radicale, sono passati di colpo alla sconfitta.
E’ una sconfitta che l’artista racconta con impeto ed
energia, ma anche con una meravigliosa serenità, quasi infantile,
e una profonda sensibilità psicologica, concretizzando l’impressionante
capacità di restituire il clima della nostra epoca e i sussulti
del cuore di personaggi ricchi di sfumature, di slanci, di cammini
intrapresi e mai interrotti.
La sua è epopea avvincente che, nonostante tutto, trasuda
voglia di vivere, rimpiange tutto ciò che c’è
da rimpiangere, senza evitare di affondare la lama negli errori
e nelle ingenuità dei nostri anni.
Troppo frettolosamente messi in archivio. Intensità, vicinanza,
dolore, solitudine e compostezza rappresentano le coordinate di
una umanità che esiste, e crede, e spera, e si arrende. Senza
far rumore, col grido che resta sospeso in gola.
De Cesario centra il bersaglio del silenzio e, all’astuzia
dei potenti, degli accademici, delle ideologie, contrappone l’attesa
della rivelazione del reale, la sua infermità, la sua complicità
con gli uomini semplici, la sua attenzione all’ignoto, dentro
e fuori di sé. Tutto è pervaso da uno spirito misterioso
e visionario; un impalpabile filo rosso aggrega i cieli evocati
di un qui e di un altrove sconvolti e, con insolita semplicità,
lancia il suo messaggio all’osservatore senza eccedere in
retorica, in una sorta di gioco illusionistico che non può
che lasciare sgomenti.
E’ la storia che lacera l’uomo in fantasmi e lascia
affiorare le debolezze di un’emozione irripetibile e, a tratti,
selvaggia. E’ il silenzio di voci smorzate che lascia affiorare
la debolezza umana, la sua vulnerabilità, la sua sofferta
fantasia, fino ai presagi di morte. Il destino di chi è santo
e dannato, angelo e demone.
Eugenio Giustizieri
Domenico Pinto: La Corte di Federico II di Svevia
Domenico Pinto opera nel suo studio d'arte, nel cuore dell'antico
quartiere delle ceramiche di Grottaglie e ben rappresenta la tradizione
ceramica grottagliese ma da diversi anni, ormai, con instancabile
fervore, è uscito dalla quotidianità per reinterpretare
con spirito nuovo la tradizione locale.
La produzione di oggetti di uso comune, modellati con maestria e
sapienza, carica di simboli, si caratterizza per la rigorosa ricerca
formale e per la suggestione dei contenuti. Le sue terracotte, smaltate
e decorate o ingobbiate e bianchettate, ci permettono di leggere
qualcosa di molto profondo e ci trasportano in una dimensione spirituale.
A dimostrazione, invece, della rivisitazione operata da Domenico
Pinto della tradizione ceramica grottagliese ci sono le opere in
mostra presso La Casa degli Artisti in Gallipoli dal 22 al 29 luglio
prossimo sotto il titolo "La Corte di Federico II di Svevia".
Dopo anni di ricerca e di studio, stimolati dall'incontro con lo
scultore abruzzese Francesco Marino Da Piano incontrato a Parigi
e proprietario di una nutrita collezione di libri sul tanto discusso
imperatore re di Napoli, di Sicilia e di Germania, Pinto dà
vita a una serie di figure del filone federiciano rappresentate
in tutta la loro regalità e il loro splendore. C'è
il fedele funzionario Pier delle Vigne, ci sono i guerrieri e i
personaggi riconducibili alla sfera politica del sovrano, ma ci
sono soprattutto le sue donne: la madre Costanza d'Altavilla, la
prima moglie Costanza d'Aragona, Iolanda di Brienne e Bianca Lancia
con cui ebbe una storia. In questo suo discorso innovativo, Domenico
Pinto è partito dalle tradizionali "pupe" grottagliesi,
bottiglie dalla figura femminile nelle quali si conservava il rosolio
e le ha trasformate in personaggi federiciani modellando sapientemente
la terracotta, curando i dettagli, giocando con il simbolismo; anche
le capigliature, il disegno delle stoffe e la ricostruzione dei
gioielli sono frutto di uno studio che va avanti da sette anni.
Per questa collezione federiciana, la quinta in ordine di tempo,
l'artista ha modificato in parte il procedimento di lavorazione
puntando molto sui colori; le vernici alcaline adoperate, infatti,
conferiscono alle fgure una grande lucentezza e poi la tecnica cosiddetta
del terzo fuoco che punta sull'applicazione dell'oro zecchino cotto
a 700°, tra l'altro adoperato con discrezione e solo nelle zone
giuste, si rivela quanto mai efficace e dà grande risalto
ai particolari.
La ricerca avviata dall'artista non si esaurisce qui; il sogno di
Domenico Pinto di far affermare la cultura pugliese, dando alla
ceramica un senso, una storia e una identità, è quello
di arrivare a produrre l'oggettistica medievale riferita al mondo
dell'imperatore Federico II; in questo modo si porterà avanti
anche il discorso, già avviato, del recupero della memoria
storica se si considera, tra l'altro, che il luogo dove oggi sorgono
le 41 botteghe d'arte grottagliesi - chiamato Quartiere Giudecca
- è la zona dove proprio Federico II, con un editto del 1213,
fece sistemare gli Ebrei che qui conciavano le pelli e soprattutto
lavoravano la ceramica.
Cristina Pagliarini
Peace and Love - Incontri mediterranei
Mostre personali di: Giorgio De Cesario, Domenico Pinto
A cura: proff. Eugenio Giustizieri, Maria Cristina Maritati, Massimo
De Luca.
Inaugurazione: Domenica 22 Luglio ore 21,00
Periodo: dal 22/07/2007 al 29/07/2007
La Casa degli Artisti
via Lepanto, 1/9
73014 Gallipoli (LE)
tel. 0833/261865
Apertura al pubblico: tutti i giorni dalle ore 18,30 alle 22,00; Ingresso
Libero
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Peace and Love - Incontri mediterranei.
Giorgio De Cesario, Domenico Pinto |
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