Nasan Tur. Public
Privacy
16/04/08 > 31/05/08 - Milano
Il 16 aprile la Galleria Riccardo Crespi inaugura Public Privacy la
prima personale in Italia dell’artista Nasan Tur.
Public Privacy è un itinerario tra pubblico e privato, alla
scoperta di quel “luogo” in cui sensibilità individuale
e collettiva si intersecano.
Il giovane artista induce lo spettatore a meditare sulla frantumazione
della personalità del singolo, che sempre più si massifica
verso stereotipi superficiali e comportamenti standardizzati.
In mostra opere appositamente concepite per lo spazio della galleria
che esprimono attraverso un unico filo conduttore alcune problematiche
della società d’oggi.
Nasan Tur sviluppa con Public Privacy un ideale viaggio che muove
attorno alle angosce della perdita dell’io tipica del nostro
tempo. Nelle sue opere il singolo individuo perde la propria unitarietà
per ritrovare soltanto pezzi della sua personalità, smarrita
nella banalità della massa.
Da questo pensiero scaturisce una delle opere fondamentali di Public
Privacy, Mirror Sculpture, installazione sospesa, composta da frammenti
di specchi che rimandano molteplici immagini di una realtà
e di un io frantumati da conformismi spersonalizzanti.
Centrale nella sua poetica artistica è la ripetitività
del quotidiano, espressa attraverso i gesti e le parole che scandiscono
la vita di tutti i giorni. Da questa riflessione nascono alcune opere,
come Milano says e Human Behaviours.
La prima racconta attraverso i graffiti sui muri di Milano, la retorica
di un sentire collettivo capace però di esprimere con schizzi
di spray storie e stati d’animo individuali.
La seconda opera è una diaproiezione multipla di mille immagini
di passanti, di diverse città europee, ordinate secondo quelle
categorie che vengono create per etichettare gli uomini in base a
stereotipi di stile, usurati e standardizzati, dai quali riesce tuttavia
ad emergere la variegata diversità di ogni persona.
L’arte di Nasan vuole calarsi nella società investendola
con la sua forza rigeneratrice per dare nuova vita anche ai rifiuti
della quotidianità. Così nasce Public sculptures - Milano,
un’installazione di cinque “preziose” sculture costituite
da piccoli rottami rinvenuti tra i rifiuti, ricoperte con un rivestimento
in oro zecchino, che dà nuova vita artistica a ciò che
per il mondo ha ormai esaurito il proprio ciclo vitale.
Non solo, Nasan Tur fa in modo che il mondo si riappropi dei frutti
dell’arte. Sculture “sosia” di quelle esposte in
mostra sono state infatti abbandonate per la strada, simbolo del dualismo
dell’io che si perde nella società senza più potere
sulle sue azioni. Di queste sculture “gemelle” non possiamo
sapere quale sarà il loro destino, possiamo solo vedere le
diverse reazioni dei passanti davanti a queste opere abbandonate.
L’artista ha infatti ripreso i vari comportamenti della gente
in un video che verrà proiettato, su cinque schermi al plasma,
durante l’esposizione. Emerge anche in Public sculptures - Milano
quel filo conduttore che lega tutte le opere di Nasan e che passa
da quello che conosciamo, il qui, rappresentato dalle sculture in
mostra, per arrivare all’ignoto, l’altrove, rappresentato
dallo smarrimento fra la gente delle sculture “gemelle”.
Il percorso artistico di Nasan Tur è incentrato sulla riscoperta
di un nuovo dialogo fra l’arte e il mondo del quotidiano.
Da questa ricerca nasce il progetto Public Privacy, che utilizzando
tecniche e strumenti diversi affronta, sempre con una sottile ironia,
il difficile rapporto tra individuo e società.
L’invito della mostra, progettato dall’artista per l’occasione,
costituisce un’edizione in 1500 esemplari.
Nasan Tur è nato nel 1974 a Offenbach, vive e lavora a Berlino.
Public Privacy, tra pubblico e privato; da un luogo all’altro,
il qui e l’altrove. Mobilità e senso di appartenenza.
Distanza e coesistenza, ciò che condividiamo e ciò che
ci separa. La singolarità irriducibile di ogni individuo. Questi
alcuni dei temi fondamentali di Nasan Tur.
Famiglia turca, nato a Offenbach, in Germania, un’esistenza
internazionale come quella di molti artisti oggi, Nasan Tur utilizza
tecniche e strumenti diversi per affrontare questioni cruciali del
presente. Il suo sguardo si fa talvolta ironico ma non per questo
meno serio, e vi si avverte la pregnanza che deriva dall’esperienza
personale.
Tra le sue prime opere, Vergesse nicht den Duft der Pfefferminze (Non
dimenticare il profumo della menta) e Self-portrait. Nel primo caso
si tratta di un autoritratto fotografico di grandi dimensioni; in
piedi, il capo appoggiato alla spalla della madre la cui figura è
leggermente sovradimensionata, l’immagine dice, sobriamente,
l’unicità del legame familiare e il senso della trasmissione
intergenerazionale all’interno del nucleo familiare.
In Self-portrait l’artista si fa crescere folti, esotici baffi
per meglio corrispondere all’immagine tradizionale dell’«uomo
turco»: apparentemente poco più che un dettaglio; in
realtà l’intervento rappresenta un’occasione di
verifica su quanto siano ancora vive le convenzioni, su quale determinante
effetto lo stereotipo possa avere sull’esistenza individuale;
e induce una riflessione su chi siamo, su come ci presentiamo, sulla
discrepanza talvolta stridente tra come ci percepiamo e come veniamo
visti dagli altri.
Con gli interventi successivi, alcuni dei quali destinati allo spazio
pubblico, Nasan Tur continua, con varietà di mezzi e di soluzioni,
a indagare quelle aree in cui sensibilità individuale e collettiva
s’intersecano: i luoghi comuni, la ritualità che scandisce
la quotidianità, i conformismi, il linguaggio del potere e
la sua capacità di influire sull’individuo, il senso
di appartenenza e la costruzione dell’alterità.
Tra le sue opere più recenti: Was ich euch schon immer sagen
wollte (Quello che ho sempre voluto dirti), consistente in un microfono
lasciato a disposizione dei passanti affinché ognuno si possa
trasformare, per un momento, in attivo protagonista della scena pubblica.
E Backpacks, una serie di zaini nei quali l’artista assembla
tutto l’indispensabile per svolgere una specifica funzione:
cucinare per qualcuno, cantare o tenere un’orazione pubblica,
manifestare, sabotare… gli zaini, lasciati a disposizione, possono
essere presi in prestito e utilizzati, sta al pubblico scegliere dove
e cosa fare.
E Arms, in cui, da immagini di allocuzioni di noti personaggi politici,
Nasan Tur inquadra solo le braccia, evidenziando quanto di comune
e quanto di particolare esista nel linguaggio della retorica.
La mostra Public Privacy si compone di una serie di opere appositamente
realizzate.
Public sculptures - Milano è una serie di preziose sculture
il cui nucleo generativo costituito da piccoli rottami qualsiasi rinvenuti
tra i rifiuti viene ammantato di un rivestimento in oro zecchino.
Così si esprime la forza rigenerativa dell’arte, capace
di rendere valore a ciò che pareva aver ormai esaurito il proprio
ciclo vitale. Ma poi, dei frutti dell’arte, è il mondo
a riappropriarsi: Nasan Tur lascia infatti le sculture per la strada,
alla mercè di chi le voglia per sé. Bastano pochi istanti
perché qualcuno le noti. A quel punto il ventaglio delle reazioni
possibili è ampio. E il destino delle sculture resterà
per sempre avvolto nel mistero.
Human Behaviours è una diaproiezione multipla, centinaia di
immagini di passanti scattate in diverse città europee, rigorosamente
ordinate per categorie. Noi viviamo costantemente sotto l’occhio
vigile delle telecamere, individui con il codice a barre controllati
in ogni nostra attività. Siamo abituati a essere etichettati,
incasellati per sempre sulla base di stereotipi superficiali. Tanto
che finiamo per tenerci sotto controllo l’un l’altro definendo,
accomunando e distinguendo, determinando fenomeni di inclusione ed
esclusione sociale sulla base di parametri fissati aleatoriamente.
Nasan Tur non fa che portare ironicamente all’estremo questa
tendenza, ordinando la sua collezione sulla base di atteggiamenti
per nulla eccezionali, anzi i più banalmente comuni. Ma paradossalmente
proprio nell’assoluta ordinarietà dei ritratti, dalla
sua schedatura emerge la variegata diversità del nostro universo
quotidiano. La stessa che emerge in Milano says: qui Nasan Tur stimola
attenzione e consapevolezza rispetto ai messaggi graffiti sui muri
di quei densi e magmatici coacervi di vite che sono le nostre città.
Scavalcando la retorica del sentire collettivo e della spontaneità
del gesto e del segno, l’artista si concentra sul contenuto
verbale di quelle frasi, capaci di veicolare sinteticamente stati
d’animo soggettivi, storie, memorie, bisogni e aspirazioni,
la rabbia e i desideri, i più profondi e umani. Al rigore formale
di Milano says si contrappone la cangiante, caleidoscopica, installazione
Mirror Sculpture una sorta di lampadario che, sospeso, gira sull’asse
centrale e lancia intorno bagliori. Tagliente, accattivante e sinistra
nel rimandare la nostra immagine spezzata, frammentata, specchio delle
ansie e delle angosce della contemporaneità, Mirror Sculpture
dice noi, mutanti, molteplici, complessi, e la nostra perdita di riferimenti;
noi fatti a brandelli, noi che ci rimodelliamo continuamente, noi
il senso del pericolo, l’insicurezza che può diventare
pressione ansiogena e paura; paura di una nuova molteplicità
culturale che è ricchezza, ma che porta con sé differenze
e tensioni destabilizzanti; dice una violenza nitida, esplicita, inequivocabile;
e una società che di quella violenza ha fatto la propria evidenza.
Gabi Scardi
L’invito della mostra, progettato dall’artista per l’occasione,
costituisce un’edizione in 1500 esemplari.
Nasan Tur. Public Privacy
Inaugurazione: 16 aprile 2008 ore 18.30
Periodo: 16 aprile - 31 maggio 2008
GALLERIA RICCARDO CRESPI
Via Giacomo Mellerio 1
Milano
Tel. 0289072491
info@riccardocrespi.com
www.riccardocrespi.com
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