Paola Ravasio.
L'intimità del divenire
01/05/08 > 25/05/08 - Finale Ligure (SV)
Il
Ciclope Valtellinese ha forse deposto l’ultima pietra sulle
opere energumeniche di Paola Ravasio. “I bestioni” tutto
istinto e muscoli, introversi, rapaci nelle tre dita che esibivano
la loro natura non ancora o non più umana, hanno lasciato spazio
a un nuovo più dialettico discorso. Dal narcisismo delle membra
al dualismo di forme che permette e promette valori più complessi
e risolti, di spazio e di simboli attivati dall’incontro fra
antipodi plastici.
I turgori ossessivi tipici dell’immaginario della scultrice,
artefice di una invidiabile prepotenza fallica, ora si confrontano
corpo a corpo con moduli geometrici. Ecco la dialettica novità,
dove si dispiega la ricercata alterità tra linea retta e
linea curva, spigolo e protuberanza, piano e meandro.
Si genera un mondo plastico che vive e prospera di contrasti e
di contatti fra elementi eterogenei. Omogenea è la materia,
il gesso levigato al massimo, quasi fosse marmo. Come è riuscita
la scultrice a liberarsi del rigonfio plasticismo a volumi espansi,
troppo umano, a cui ci aveva abituati? Dall’interno del suo
mondo espressivo, capace di rinnovarsi e rilanciarsi senza negarsi.
All’artista dal linguaggio prorompente mancava un argine,
un contraltare, una disciplina. L’ha ritrovata nella geometria
solida, dalle linee nette e squadrate, perfette per innesti di organica
potenza e invadenza. Questa nuova origine per antitesi sortisce
complessi che si vanno liberando dell’anatomia umana verso
più nitide morfologie. Le “membrazioni” tipiche
della Ravasio affrontano l’avventura dello spazio in una nuova
sintassi: il modulo funge da piano-volume di appoggio per l’organismo
plastico dalle membra ben tornite e definite, affusolate in più
sobrie tensioni.
La vicinanza fisica costringe la forma a una più intensa
rivelazione delle sue qualità, in una contrapposizione feconda
proprio in quanto dichiara impossibile la fusione dei due mondi.
Questa scultura è una ricerca conturbante ma sempre più
disciplinata che indaga il problematico rapporto fra le due nature
dell’essere umano. Il raziocinio ospita e bilancia le pulsioni
dei sensi, in una lotta che perennemente si alimenta dalla irriducibile
antinomia dei duellanti.
Il modulo si apre e si inclina per accogliere quelle membra aliene
ma umanissime, esasperate, nate per stringere e divergere, annodarsi
e ritrovarsi nell’assedio della mente. Le energie della materia,
della creta modellata, circolano e corrono verso uno sprofondamento,
spariscono e riaffiorano da un’altra parte, si espandono nello
spazio come gemme. Il dramma è in atto ma si lascia contemplare
come forma. Una formatura del modellato primario, sensuale, intuitivo
avviene realmente per ottenere il calco in gesso, che raggela e
sublima le membra. Paola Ravasio si deve per ora dedicare al perfezionamento
del gesso sacrificando luci e calore. Li ritroverà nel bronzo,
esito finale delle sue opere.
Con questo ciclo di MembrAzioni, ancora da esplorare in tutte le
possibilità ma già coerente e pieno di carattere,
è riuscita a liberarsi dall’enfasi dell’androide.
Questi lavori dell’ultimo biennio hanno titoli che suggeriscono
il magma psicologico e l’archetipo mitologico cui la serie
rimanda. Essi rappresentano una felice schizofrenia e costituiscono
in certo qual modo l’uscita di Paola Ravasio dalla pubertà
espressiva. La presenza del modulo ha fornito rigore e spazialità
alla sua innata e introversa esuberanza.
Nel disegno a carboncino l’artista conferma la forza virile
del suo temperamento evidenziando i nodi plastici e ritmici del
suo linguaggio. Sono grandiose visioni di un mondo insieme organico
e meccanico, violento e germinale. Anche per le ragguardevoli dimensioni,
non semplici studi ma opere autonome di grande efficacia, condotte
senza esitazioni. Lo spazio abitato da pulsioni, fecondo, compenetrato,
è l’attuale ossessione creativa di Paola Ravasio. Il
luogo delle forze in conflitto, della sperimentazione mai fine a
se stessa. Se la scultura è l’arte del membrificare,
siamo di fronte a una scultrice vera.
Federico Masedu, 3 marzo 2008
Paola Ravasio nasce a Varese il 19.09.1978.
Frequenta il liceo artistico A. Frattini, diplomandosi.
Successivamente affina la sua arte presso i laboratori di scultura
di PietraSanta e Carrara.
Prosegue e amplia l’attività di scultore nello studio-laboratorio
di Pietro Scampini, a Castronno.
Risiede e lavora a Caronno Varesino.
Paola Ravasio. L'intimità del divenire
Inaugurazione: 1 maggio 2008 ore 11.00
Periodo: 1 - 25 maggio 2008
FORTEZZA CASTELFRANCO
Finale Ligure (SV)
tel. 0196816004
culturaturismo@comunefinaleligure.it
www.comunefinaleligure.it
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