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Giacomo Manzù Scultore.
Gli anni della ricerca. 1938 – 1965

30/09/08 > 08/02/09 - Bergamo

In occasione del centenario della nascita, la GAMeC - Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo in collaborazione con la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma celebra nei suoi spazi, dal 1° ottobre 2008 all’8 febbraio 2009, Giacomo Manzù, uno tra i maggiori scultori italiani del XX secolo, che nel capoluogo orobico è nato e col quale ha conservato uno stretto legame.
La mostra, dal titolo "Giacomo Manzù scultore. Gli anni della ricerca. 1938 – 1965", curata da M. Cristina Rodeschini, direttore della Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo, e Marcella Cattaneo, storica dell’arte, che si avvale di un comitato scientifico composto da Maria Vittoria Marini Clarelli (Soprintendente della Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma), Livia Velani, Marcella Cossu (direttore della Raccolta Manzù di Ardea), presenterà 60 opere di collezioni pubbliche e private, in grado di ripercorrere il periodo centrale della sua attività che si distingue per il profondo rinnovamento iconografico e per l’eccellenza della qualità plastica.

Il progetto espositivo, che prende avvio dalla nota serie delle Crocifissioni realizzate da Manzù tra il 1939 e il 1942, tocca le tematiche più care all’artista: dalla ritrattistica femminile, così intensamente sentita e partecipata dallo scultore, ai ritratti di personalità della cultura alle quali fu legato da rapporti umani e professionali come Carlo Carrà, Eugenio Montale, Cesare Brandi, Oskar Kokoschka, alla suadente interpretazione del nudo femminile.
L’innovativa scelta iconografica dei Cardinali, l’incontro con Papa Giovanni XXIII ed il compimento della Porta della Morte per la Basilica di San Pietro, vengono individuati come momenti cruciali della vita artistica di Manzù. In particolare la porta vaticana, che impegnò l’artista dal 1947 al 1964, diviene l’epicentro di una poetica che, nel dialogare con la tradizione, ne rifiuta gli aspetti accademici per dare accesso a una visione della realtà in cui valori umani e storia delle emozioni si saldano in piena alleanza.
La scelta di concentrarsi sul periodo 1938 – 1965 metterà in primo piano il contributo dello scultore lombardo alla cultura d’arte del Novecento che, per l’intensità della ricerca condotta entro il dominio di un dichiarato figurativismo, lo pone come una delle personalità di spicco.
Il legame della mostra con la riflessione che nel 2008 viene avviata dalla città di Bergamo sulla figura di Giovanni XXIII, a cinquant’anni dall’elezione pontificale, varrà a sottolineare quanto abbia inciso sul lavoro di Manzù la profonda intesa umana con il papa bergamasco.
Nel catalogo Electa, i testi di Marcella Cattaneo, Marcella Cossu, M. Cristina Rodeschini, Marco Roncalli, Livia Velani percorrono la vicenda artistica e umana di Manzù, a partire dagli anni Trenta, fino al successo degli anni Sessanta. Ciascuna delle opere in mostra verrà analizzata ripercorrendo la sua genesi ideativa e la sua fortuna critica ed è stata oggetto di una nuova campagna fotografica cura di Jacopo Ferrari.
In occasione della mostra, saranno inaugurati degli itinerari in Lombardia legati alla presenza di Manzù, curati da Silvia Carminati.

La mostra bergamasca sta avendo un momento anticipatore – dal 13 luglio all’8 febbraio – al MAT Museo Arte Tempo di Clusone, con una sezione che indaga i momenti vissuti dal 1942 al 1945, nella cittadina della Val Seriana, dove Manzù si era rifugiato con la famiglia per sfuggire alla guerra, con una decina di opere concepite ed eseguite durante anni difficili della nostra storia italiana.

Contemporaneamente alla mostra dedicata a Giacomo Manzù, la Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo presenta nei propri spazi l’itinerario creativo del figlio Pio (1939-1969), designer di profilo internazionale.

Giacomo Manzù (Bergamo 1908 – Roma 1991)
Giacomo Manzoni (Manzù in dialetto bergamasco) nasce a Bergamo il 22 dicembre 1908 da un'umile quanto numerosa famiglia. Ad appena undici anni, comincia a lavorare presso l'intagliatore e doratore Dossena, dove emergono subito le sue doti nel plasmare la materia. In questo periodo si dedica al disegno e alla modellazione di sculture aventi come soggetto gli animali. Nel 1929, dopo un breve soggiorno a Parigi, Manzù va a vivere a Milano, dove l'architetto Giovanni Muzio gli commissiona la decorazione della cappella dell'Università Cattolica, che verrà eseguita tra il 1931 ed il 1932. Sempre nel '32 partecipa a una mostra collettiva presso la galleria "Il Milione". Nel 1933, espone alla V Triennale Internazionale di Arti Decorative di Milano una serie di busti che gli valgono numerosi apprezzamenti. Nel periodo compreso fra il 1934 e 1935, avviene un notevole cambiamento nello stile dell'artista. Prendendo come riferimento le cere di Medardo Rosso, Manzù si discosta dalle tematiche precedentemente adottate e si concentra su una serie di ritratti femminili, per lo più cere e bronzi, osservando meticolosamente gli effetti espressivi e luministici. La fama dello scultore bergamasco inizia ad affermarsi in maniera prorompente negli ambienti artistici, come testimoniano le autorevoli mostre, in cui compare il suo nome, che culminano con la personale, a lui dedicata nel 1937, alla Galleria della Cometa a Roma, presentata in catalogo da un testo di Carlo Carrà. Da questo momento le opere di Manzù sono esposte nelle mostre più prestigiose a Milano, Parigi e New York. Nel 1938 gli viene riservata una Sala Personale alla XXI Biennale di Venezia, ottenendo ampi consensi dalla stampa. Nel 1939 gli viene assegnato il Premio Savini per le Arti e ottiene un riconoscimento con la partecipazione alla III Quadriennale di Roma, dove espone la prima fusione in bronzo del Cardinale e il David. In questa occasione il suo talento viene notato da Cesare Brandi con il quale si consoliderà uno stretto legame. Nello stesso anno partecipa alla mostra di "Corrente", a Milano, con Aligi Sassu e Renato Birolli. Nel 1940 diventa titolare cattedra di scultura dell'Accademia Albertina di Torino, e dell'Accademia di Brera di Milano, in ques'ultima insegnano anche Marino Marini, Carlo Carrà e Felice Casorati. A causa della guerra, nel 1942, lascia l'insegnamento a Torino e si rifugia con la famiglia a Clusone, in provincia di Bergamo. Nel 1943 alla IV Quadriennale di Roma si aggiudica il "Gran Premio" con il Ritratto di Francesca Blanc. Per ordine dei tedeschi, nel 1944 lascia Clusone e si rifugia Bergamo dove si dedica ad una serie di disegni, che saranno pubblicati nel 1948 con una presentazione di Giulio Carlo Argan. Nel 1946 avviene l'incontro con Alice Lampugnani che diventerà la protagonista di una serie di disegni e sculture culminanti nel celeberrimo Grande Ritratto di Signora. Nel 1947 si inaugura, a Palazzo Reale, a Milano, la prima grande antologica dedicata a Giacomo Manzù. Lo stesso anno Manzù decide di partecipare al concorso, indetto dal Vaticano, per la realizzazione di una porta della Basilica di San Pietro. Nel 1948 partecipa alla XXIV Biennale di Venezia e vince il "Premio della Scultura" ex aequo con Henry Moore. Viene ammesso al concorso di secondo grado per la realizzazione della Porta di San Pietro. Negli anni che seguono, Manzù dedica la maggior parte del tempo allo studio dei bozzetti per la porta vaticana, fin quando, nel gennaio del 1952, riceve la commissione ufficiale per la Porta di San Pietro che avrà per tema il "Trionfo dei Santi e dei Martiri della Chiesa". Nel 1955 gli viene commissionato l'incarico di eseguire la Porta centrale del Duomo di Salisburgo, seguendo il tema dell'amore. Sono questi gli anni che vedono il nome di Manzù circolare a livello internazionale: viene insignito dei premi più importanti e richiesto nelle mostre di tutto il mondo, recensite dai più noti critici d'arte. Partecipa alla III Biennale di Arte Plastica all'aperto di Anversa e alla VII Quadriennale d'Arte di Roma, dove si aggiudica il premio per la scultura. A prova del suo talento, nel 1956, gli viene riservata una sala personale alla XXVIII Biennale di Venezia, con la presentazione in catalogo di Cesare Brandi. In questa occasione il caro amico Don Giuseppe De Luca gli presenta il Patriarca di Venezia, Angelo Giuseppe Roncalli, che due anni dopo diventerà Papa con il nome di Giovanni XXIII. Nel 1958 viene inaugurata la Porta dell'Amore a Salisburgo, dove compaiono elementi che saranno poi ripresi nella Basilica Vaticana. In questo anno lascia Milano per trasferirsi a Roma, dove ha modo di seguire meglio i lavori per la porta di San Pietro. Nel 1961 viene autorizzato, da Papa Giovanni XXIII, a modificare il tema originario della Porta di San Pietro ne La Porta della Morte. Si consolida, tra il Pontefice e l'artista, una stima reciproca che porta Manzù a impegnarsi nelle numerose opere commissionategli dal Papa. Tra queste l'emblema del Concilio Vaticano II richiestogli nel 1962, per il pavimento del portico di San Pietro. Il legame consolidato con il Pontefice, giunge a termine nel 1963 con la morte di Papa Roncalli. In questa triste occasione, Manzù effettua la maschera mortuaria e il calco della mano destra del Santo Padre. Nello stesso anno collabora con Igor Stravinskij per le scenografie e i costumi di Edipo Re, in scena al Teatro dell'Opera di Roma. A questa prima esperienza, faranno seguito molti altri lavori nel mondo del teatro. Il 28 giugno 1964 viene inaugurata, dal nuovo Pontefice, Papa Paolo VI, La Porta della Morte nella Basilica di San Pietro. A consacrazione dei consensi favorevoli riscossi dall'esecuzione della Porta, alla XXIII Biennale di Venezia gli viene dedicata una mostra personale. In ottobre si trasferisce, con la compagna di una vita Inge e i figli Mileto e Giulia, in campagna, nei pressi di Ardea, non lontano da Roma, in una località poi rinominata Colle Manzù. Il 22 novembre del 1968 si inaugura la Porta della Pace e della Guerra nella Chiesa di St. Laurenz a Rotterdam, cui fa seguito una mostra, al Museo Boymans Van Beuningen, degli studi e dei bozzetti preparatori della Porta. Nel 1969 apre il suo museo, la "Raccolta Amici di Manzù", ad Ardea, un'esposizione permanente di oltre quattrocento sue opere, tra sculture e opere grafiche. Questo felice momento è segnato da un periodo di sofferenza causato dalla morte prematura del figlio Pio, nato dal primo matrimonio. Nel 1970 viene nominato Accademico Onorario della Royal Academy of Arts di Londra. Tra le onorificenze del 1971, la laurea honoris causa del Royal College of Arts di Londra e la medaglia d'oro da parte della Presidenza delle Accademie di Belle Arti Sovietiche per il Monumento a Lenin, eretto a Capri. Nell’autunno del 1973 partecipa alla XII Biennale Internazionale di Scultura di Anversa che si tiene al Middelheim Parc. L'inarrestabile ascesa dell'arte di Manzù è testimoniata dalla sua notorietà in Giappone, dove viene considerato uno dei tre "M" della nuova rinascenza italiana, insieme a Arturo Martini e Marino Marini. Riscuote enorme successo la mostra personale dell'artista allestita al National Museum of Modern Art di Tokyo. Il 17 gennaio 1991 Giacomo Manzù si spegne, all'età di ottantatre anni. Il suo corpo inizialmente viene deposto nel Cimitero Monumentale del Verano per essere poi traslato, l'anno successivo, alla Raccolta Manzù di Ardea.


Giacomo Manzù Scultore.
Gli anni della ricerca. 1938 – 1965

Inaugurazione: martedì 30 settembre 2008 ore 18.30
Periodo: 1 ottobre 2008 - 8 febbraio 2009

GAMeC – Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea
via San Tomaso 53
Bergamo

Orari: martedì- domenica: 10.00 – 19.00; giovedì: 10.00 – 22.00; lunedì chiuso
Ingresso: Intero: 5,00 euro; Ridotto: 3,50 euro
tel. +39 035 270272
fax +39 035 236962
www.gamec.it

Catalogo Electa

Ufficio stampa
CLP Relazioni Pubbliche
tel. 02.433403 – 02.36571438 - fax 02.4813841
press@clponline.it; www.clponline.it

Ufficio stampa Electa
Annalisa Inzana, tel. 02.21563250;
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Enrica Steffenini, tel. 02.21563433;
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Giacomo Manzù Scultore.
Gli anni della ricerca. 1938 – 1965
 
Giacomo Manzù, Bambino con l'anatra, 1947, bronzo, cm 45x87x58, Civico Museo revoltella - Galleria d'arte moderna, Trieste, Photo: Jacopo Ferrari
Giacomo Manzù, Bambina sulla sedia, 1955 ca., bronzo, cm 118x119x60,5, Raccolta Manzù, Ardea
Giacomo Manzù, Ritratto di Pio, 1950 ca., bronzo, cm 40,5 x 39,4 x 24, Opera di proprietà della Banca Popolare di Bergamo in deposito alla Galleria d'Arte Moderna e Contemporanea dell'Accademia Carrara

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