Giustino Calibè. Di-Segno Poetico
23/04/09 > 14/05/09 - Napoli
Sono più d'uno i canali comunicativi cui il creativo partenopeo
ricorre in quest'esposizione nella gallery di Sabina Albano, da anni
connotata da una ricerca avanguardistica di differenti forme d'arte,
codici visivi variegati, sintassi pittoriche diverse, mezzi espressivi
multiformi, capaci di veicolare i più disparati e interessanti
contenuti culturali.
E infatti anche la nuova personale di Giustino Calibè non fa
difetto in tal senso, proponendosi come una sperimentazione estetica
che viaggia su due binari appaiati - i disegni a china, da una parte,
e i dipinti, dall'altra - e come felice commistione del segno pittorico
e di quello letterario.
Ecco spiegato il titolo della mostra, un calembour che gioca con l'ambivalenza
della parola 'di-segno', scomposta all'uopo e accostata all'aggettivo
'poetico', per individuare nel verso uno dei protagonisti del viaggio
culturale che Calibè fa intraprendere allo spettatore, e per
indicare - d'altro canto - l'immancabile presenza del disegno, quale
pittura, quadro, dipinto.
I temi centrali del corpus espositivo sono semplici e diretti: l'amore,
la donna, il binomio arte-natura, argomenti che ricorrono nei componimenti
lirici dell'artista e, tanto nei disegni a china, quanto nelle tele.
Anzi si rintraccia chiaramente una lineare rispondenza tra il tratto
dei disegni e il verso poetico, entrambi sostanziali, essenziali nella
loro radicale purezza e immediatezza. Il suono lirico rincorre il
tratto e viceversa, le immagini si sublimano in visioni in versi con
mutua reciprocità.
Nei circa 100 disegni a china su supporto cartaceo A4, che più
che altro rappresentano figure (umane o umanoidi) a prima vista indefinite
e primigenie, c'è una netta e volontaria sottrazione di colore
e particolari, a favore di un tratto semplice, talvolta apparentemente
elementare, stilizzato, pronto a giocare col chiaroscuro, con la dicotomia
tra pieno e vuoto, bianco e nero, come se l'intento fosse di sfruttare
tutta la superficie bianca, limitandola col tratto nero.
Di rara raffinatezza e di sicuro impatto questo centinaio di pezzi
rivestiranno due intere pareti dell'atelier incorniciate da una sequenza
di versi dello stesso Calibè.
Brevi componimenti, alcuni più semplici e diretti, altri più
criptici ed elaborati, in cui tornano i temi già ricordati
come una sorta di improvvisi lirici, versi nudi, ritmici, elettrici,
sensazioni estemporanee, spesso ellittici, con contrasti e rispondenze,
richiami, allitterazioni e assonanze, che fanno sì che davvero
il suono rincorra il tratto, gli si accosti, lo cinga, senza mai poterlo
del tutto ingabbiare: la visione del verso si scioglie e si sostanzia
nell'immagine del disegno. Così prende vita il "Di-Segno
Poetico".
La stessa delicatezza e la medesima sensualità muliebre, a
tratti accattivanti, a tratti inquiete e stranianti, tornano regine
dei dipinti a olio e acrilico.
Anche i temi, specie quello portante della figura femminile, si ritrovano
nelle grandi teste (due acrilici su tela, 100x100), caratterizzate
da una forte tridimensionalità dell'immagine, figlia del puntinismo,
su fondi uniformi verde-blue. O ancora in due busti androgini (oli
su tela, 70x80), con fondi turchesi e figure arancio.
I colori dominanti nei quadri sono per lo più rosso, arancio,
rosa, verde, blue e celeste, come in due grossi acrilici su tela (100x120),
dove il puntinismo raggiunge l'apice dell'attuale opera di Calibè,
accanto a sfumature e connotati ancestrali, primordiali, in taluni
casi anche inquietanti, delle icone ritratte, corpi dal sesso spesso
indefinito e dalle fattezze al limite dell'umano e della proporzione
reale. Lo stesso dicasi per altre 12 opere più piccole (40x50),
in cui le tinte sono sempre soft e le figure sembrano emergere da
una sorta di nebbia, entrando e uscendo dal fondo della tela in un
gioco prospettico, a cominciare dalle cornici che sono di carta e
dipinte, in questo caso.
Infine, altri due pezzi che riassumono cromaticamente la vasta gamma
di tutte le creazioni esposte, dai toni del verde-blue a quelli del
rosso-arancio. Un'installazione al centro della sala con su i versi
di Calibè completa l'allestimento e dà lo spunto alle
voci recitanti di Fiammetta Mangano e Nicola Miletti per un reading
delle stesse poesie.
Giustino Calibè nasce a Napoli nel '50. Frequenta la scuola
libera nel Nudo c/o l'accademia di B.B.AA. di Napoli. Tra le sue ultime
personali: Villa Campolieto, Ercolano - NA (2000), Villa Bruno, San
Giorgio a Cremano - NA (2001), Istituto Francese Grenoble (Napoli,
2002), Sala Accoglienza, Palazzo Reale (Napoli, 2005), Castel dell'Ovo
(Napoli, 2005). Varie collettive a Napoli e in Campania, a Milano,
Parma, Bologna, in Brasile e Giappone.
Artista: Giustino Calibè
Titolo: Di-Segno Poetico
Curatore: Sabina Albano
Inaugurazione: 23/04/2009
Inizio: 23/04/2009
Fine: 14/05/2009
Sede: SABINALBANO MODART GALLERY
Indirizzo: vico Vasto a Chiaia n. 52/53
Citta: Napoli
Provincia: Na
Orari: dal lunedì al sabato dalle 10:30 alle 13:30 e dalle
16:30 alle 20:00
Ingresso: ingresso libero
Telefono: 081/421716
Fax: 081/421716
EMail: sabinalbano@yahoo.it
Web:
Ufficio Stampa: Victoriano Papa |

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