Ventisei anni è un tempo sufficientemente lungo per consentire
il distacco adeguato per una riflessione critica. Tanti ne sono passati
dalla prima ed unica grande antologica dedicata a Giuseppe Migneco
(Messina, 9 febbraio 1908 – Milano 28 febbraio 1997) che la
sua città gli tributò nel dicembre del 1983, nelle sale
di Palazzo Zanca, per poi essere trasferita alla Rotonda della Besana
nel capoluogo lombardo.
Vennero allora raccolti oltre 140 dipinti a testimonianza dell’intero
percorso dell’artista siciliano, dagli anni di “Corrente”
ai suoi ultimi lavori. Una mostra, curata da Lucio Barbera, con contributi
critici in catalogo di Raffaele De Grada, Mario De Micheli e Vittorio
Fagone, che ebbe un grande successo di critica, facendo conoscere
compiutamente un artista che a pieno diritto si collocava tra quanti
avevano scritto pagine decisive della recente storia dell’arte
italiana, di cui era tra i massimi rappresentanti sotto il versante
del Realismo.
Ora Taormina Arte ritorna a riflettere sull’artista con una
inedita e singolare mostra, che si terrà nella Chiesa del
Carmine a Taormina e la cui cura è stata affidata a Lucio
Barbera e ad Anna Maria Ruta. Non si tratta di un nuovo omaggio,
né di ricordare il centenario della nascita, il 1908, che
coincide con quello del tragico terremoto che colpi Messina. Svoltato
l’anno, la mostra vuole, piuttosto, mettere in rilievo quella
che è sempre rimasta la parte in ombra di Migneco.
Non più il realista che aveva lottato contro il fascismo,
conoscendo per questo anche il carcere e si era battuto per la libertà;
né colui che si era immedesimato nella sofferenza degli umili
(i contadini, i pescatori, le spannocchiatrici), o l’isolano
che, pur essendo andato molto giovane a Milano, aveva portato sempre
nel cuore la sua Sicilia, come rimpianto, nostalgia, evocazione.
Quello che la mostra di Taormina vuole sottolineare, secondo una
precisa idea critica dei due curatori, è il “Migneco
europeo”, l’artista cioè che, senza nulla perdere
della sua sicilianità, aveva aperto le finestre sull’arte
europea, a cominciare da Van Gogh, la cui suggestione chiara si
avverte nelle sue prime opere di accento fortemente espressionista
(e in mostra saranno opportunamente sottolineati anche i rapporti
con Carlo Levi e Scipione), affidate ad una pennellata contorta
e sofferta, con colori bruciati di giallo e di un verde marcio che
tendeva al nero.
Su quell’impianto poi l’artista seppe sviluppare, attraverso
una “rilettura” e non una “traduzione”,
come spesso accadde per Guttuso, della sintesi cubista di Picasso,
il suo inconfondibile linguaggio realista (e qui sfiora le esperienze
di Permeke e di Siqueiros) che come un elastico lo riportava alla
sua identità siciliana.
Ma non qui sostava Migneco che, figlio di un capostazione, come
Quasimodo e Vittorini, viaggiava continuamente con la sua pittura
impegnata, fino a giungere, intorno agli anni Sessanta-Settanta,
a quella spietata e acre critica contro la società del falso
benessere. E’ stato quello il tempo in cui il suo linguaggio
si fa scarno, con linee secche e nervature nere che definiscono
le forme entro uno schema di rigida tessitura, con toni cromatici
lividi e freddi, quasi slavati, che fanno pensare alle immagini
raggelate di Bernard Buffet.
Poi ci fu l’ultima sua vibrante stagione, in cui, quasi abbandonando
tutte le speranze di riscatto in cui aveva creduto, l’artista
riflette sulla sconfitta personale e collettiva di un mondo divenuto
indifferente e violento. E’ proprio alla fine degli anni Settanta
e nei primi anni Ottanta, che Migneco sembra riflettere sul “destino
trafitto” e sul presagio di morte, facendo ricorso ad una
figurazione claustrofobica, dai colori violenti (il rosso violaceo,
i blu netti) che fanno pensare alla tragica solitudine di Francis
Bacon.
Ecco, proprio di un Migneco che si colloca tra Van Gogh e Bacon,
vuol essere testimonianza la mostra che non mancherà di mettere
in rilievo i rapporti del siciliano con gli altri artisti di “Corrente”.
Un Migneco certamente “isolano”, ma per nulla “isolato”,
che conosce la povertà di chi, per cena, sbuccia un limone,
ma sa dialogare, ad armi pari, con l’arte europea. Appunto,
un “Migneco europeo”.
Migneco Europeo
A cura di Lucio Barbera e Anna Maria Ruta.
Periodo: 26 luglio – 1 novembre 2009
CHIESA DEL CARMINE
Piazza del Carmine
Taormina (ME)
Orari: 10.30/12.30, 17.00/21.00; lunedì chiuso.
Biglietto intero € 6,50, ridotto € 4,50; chi acquista il
biglietto in prevendita in data antecedente usufruirà del prezzo
ridotto (vedi link sul sito Taormina Arte).
Mostra promossa da Taormina Arte in collaborazione con: Ministero
per i Beni e le Attività Culturali, Regione Siciliana - Assessorato
Beni Culturali Ambientali e P. I. e Assessorato Turismo Comunicazione
e Trasporti.
Organizzazione: Francesco Rovella per Publinews, Eventi culturali
tel. 0942-21142
fax 0942-23348
Catalogo Silvana Editoriale, testi di Lucio Barbera, Marina Pizziolo,
Annamaria Ruta.
Servizi Video per mostre, esposizioni, documentari. Realizzazione
DVD e pubblicazione on-line. >>
approfondisci
Segnalazione
Eventi
Per segnalare mostre, eventi artistici o altre iniziative artistico
- culturali, è necessario seguire la procedura indicata
nell'apposito modulo: modulo di
segnalazione eventi