La Stanza di Ofelia. Mostra Collettiva
10/06/09 > 21/06/09 - Milano
La mostra presenta un omaggio alla figura della dolce Ofelia, personaggio
shakespeariano di incomparabile bellezza tragica, attraverso le opere
di tre artisti che, pure nelle loro differenze stilistiche, tematiche
ed espressive, riscoprono, attraverso il simbolo del fiore, frammenti
poetici della nostra umanità celati dietro questa straordinaria
figura.
Sì perché non è da sottovalutare il sottile rapporto
tra realtà e rappresentazione ben visibile nella storia magistralmente
scritta da Shakespeare, nella quale Ofelia di fronte ad un Amleto
che dipinge su di sé l’immagine del pazzo, non essendo
più in grado di distinguerne la realtà dalla rappresentazione,
disegna a sua volta la pazzia su di sé.
E se è vero che il teatro e le arti sono specchi della realtà,
in questo gioco a rincorrersi tra normalità e pazzia, tra libertà
e vincolo, tra essere e non essere, l’arte e la pittura possono
talvolta aprirci una più ampia prospettiva della natura delle
cose, suggerendoci quanto la rappresentazione della realtà
possa intuire il vero senso che vi è al di là della
realtà stessa.
In questo senso, l’esposizione ci accompagna attraverso un’estetica
ed una tematica basata sul simbolo del fiore, appoggiandosi a quanto
descritto nella scena tragica d’Ofelia nell’Amleto: “…il
capo adorno di strane ghirlande di ranuncoli, ortiche, margherite
e di quei lunghi fiori color porpora che i licenziosi poeti bucolici
designano con più corrivo nome…” poiché
d’un fiore tra i fiori si parla, quando si parla d’Ofelia
e del suo delicato cuore.
E così dunque si parla d’Ofelia in questa “stanza”
a lei dedicata, in cui le composizioni fotografiche di Valentina Carrera
ritraendo un’Ofelia immersa nell’acqua del ruscello che
ne rubò il respiro, ne rimandano l’immagine di una bellezza
congelata in un attimo d’estasi e liberazione, di un unico ed
infinito momento di pace assoluta; seguendo poi nella pittura di Emilio
Gualandris, nella quale immagini di fiori dal taglio decisamente realistico
vengono affiancate e contaminate da oggetti e scritte in una soluzione
compositiva e formale che sembra voler riportare quell’attimo
di passione ed amore ai giorni nostri gettando un ponte tra immagini
e sensazioni antiche e l’estetica della grafica di composizioni
decisamente attuali; arrivando poi alle opere di Virgilio Patarini,
che contaminando matericità alla fautrier a combine-paintings
di reminiscenza rauschenberghiana danno forma all’intima traccia
dell’uomo simbolicamente rappresentata da un giardino di muti
fiori, la cui essenza viva e pulsante, rinchiusa in un’epidermide
di cemento urla il proprio silenzioso eppur assordante anelito di
vita e di speranza.
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