Etienne Zerah, sperimentatore visivo incluso nella recente pubblicazione
tedesca “Mein Schwules Auge 5”, ha sfruttato fin da subito
il mezzo fotografico per esprimersi, applicando ad esso canoni estetici
derivativi dei suoi studi accademici e pittorici, mescolati con stilemi
moderni mediati dall’influenza (mai celata, ma metabolizzata
in modo personale) di Mapplethorpe e Lachapelle, con un occhio alla
grafica moderna.
In continua evoluzione, passando da atmosfere oniriche e simboliche
fino al grand-guignol, pone al centro delle immagini la figura umana,
in particolare i volti od il corpo nudo (esibito con sfrontatezza)
ed abusa frequentemente di se stesso trasformandosi e travestendosi:
adottando il ruolo di camaleonte, ed entomologo, si infiltra nella
realtà e ce ne rimanda la sua visione.
Ed è una visione superpartes la sua, priva di moralismi, e
proprio per questo risulta tanto più cinica ed efficace.
Se da una parte il grande tema da lui affrontato è ad una prima
lettura quello dello “status quo” del mondo (in campo
politico, ecologico, sessuale e religioso), ciò che traspare
è qualcosa di meno macroscopico e più intimo: un senso
di in-sofferenza interiore, castrata ed inespressa, che conquista
uno sfogo con la mimesi di ciò che disgusta, per
odorarlo sulla propria pelle e mostrarne agli altri i segni, le conseguenze.
Esempio evidente sono gli scatti della serie “Saints & Skins“,
frutto di un’esperienza personale di cambiamento del proprio
look con quello nazi-suburbano.
La figura maschile che riflette in modo inerte, e quasi passivamente,
la realtà che lo sovrasta è uno stratagemma adottato
pure nella cinematografia di Stanley Kubrick (Barry Lindon, Eyes Wide
Shut): EZ si fa filtro e specchio e mostra quello che si nasconde
sotto la superficie, sotto le luci abbaglianti di una realtà
che acceca e nasconde i piccoli dettagli perversi di vite comuni:
poliziotti corrotti e tossici, preti lussuriosamente masochisti, studenti
anestetizzati alla violenza e devoti alle sacre sneakers.
Luci e colori abbondano, decorativi e apparentemente cool, ma sono
come lisergiche luci di wood che rivelano le tracce dei nostri scheletri
nell’armadio o delle nostre debolezze.
La costruzione delle immagini è sempre rigorosamente fondata
su fredde simmetrie che fanno da contrappunto ai corpi doloranti,
al sangue, alle strisce di droga su cravatte ufficiali non ripulite,
incorniciati in moderni santini.
In un atto di anti-narcisismo, EZ non esibisce se stesso come tale,
ma fa suoi alcuni principi della body-art, usando il corpo come puro
mezzo espressivo.
L’autoritratto perde la funzione fissatrice della formalina
e ad ogni opera ci si trova di fronte ad una nuova maschera.
Superata l’autoreferenzialità, traspare la realtà
attraverso il corpo stesso dell’artista.
Se da una parte di Lachapelle ritroviamo il gusto per l’esagerazione
del dettaglio o per l’eccesso cromatico, dall’altra il
mood è quello sarcastico di Mapplethorpe: l’ironia è
amara o cattiva e la sensazione che rimane, di fronte ad immagini
a volte costruite secondo i canoni patinati delle cover pop, è
quella di aver osservato un retro-copertina inatteso che ci priva
di ogni aura illusoria.
La produzione di Etienne Zerah è costituita da stampe digitali
su velka cx 0.8 cm, perspex, metallo, forex 0.5 cm, con dimensioni
fino a 75x100 cm.
Tutte le opere sono in tiratura unica.
Esposizione inclusa nel calendario eventi ufficiali di Genova Pride
2009 www.genovapride.it
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