La Biennale di
Venezia.
La Vittoria sul Futuro
04/06/09 > 22/11/09 - Venezia
La vittoria come fenomeno ha un’infinità di interpretazioni
filosofiche, culturali, sociali, etiche e artistiche. La vittoria
è anche una condizione esistenziale ed emotiva, come uno dei
fattori fondanti del comportamento di ogni concreto singolo individuo
e del gruppo sociale nel suo complesso.
“La vittoria sul Sole”, celebre opera futurista di Michail
Matjushin e Aleksej Krucenych, era stata realizzata nel 1913 quasi
a presentire le incombenti catastrofi nell’inizio del XX secolo.
All’inizio del XXI secolo la crisi ha paralizzato la società
non tanto con la stagnazione economica, quanto con la paura di fronte
al futuro.
Basandosi sull’esperienza artistica individuale e sulle tradizioni
dell’avanguardia russa, profondamente radicate nell’arte
russa contemporanea, i partecipanti del padiglione russo Pavel Pepperstein,
Alexey Kallima, Georgy Ostretsov, Andrei Molodkin, Anatoly Shuravlev,
Irina Korina, Sergei Shekhovtsov problematizzano e metaforizzano
il tema della “vittoria sul futuro”, dando vita a universi
artistici personali.
Brillante esponente della scuola concettuale moscovita, Pavel Pepperstjen,
salito alla ribalta per i suoi disegni assurdistici raffiguranti
paesaggi del futuro, alla Biennale di Venezia presenta una serie
di quadri nei quali rigidi elementi suprematisti si fanno strada
attraverso gli incerti contorni delle megalopoli del futuro. L’energia
utopica dell’avanguardia russa si innesta sul tronco decrepito
della civiltà contemporanea, nella speranza che sul nuovo
giro della spirale storica questo trapianto dia vita a vitali germogli.
Colonna sonora della sala sarà il rap dello stesso artista
le cui note si intrecceranno con quelle della “Sagra della
primavera” di Stravinskij, composta nel 1913.
Anatoly Shuravlev affronta il problema della memoria storica. Centinaia
di personaggi storici del Novecento che hanno in varia misura influito
sul corso della storia, da Ghandi a Einstejn, da Churcill a Picasso,
raffigurati in fotografie miniaturizzate del diametro di 1 cm sono
collocate all’interno di caotiche e astratte macchie nere
che, come buchi neri, saturano lo spazio espositivo dal pavimento
al soffitto. Il gioco con le grandezze, la testura e la struttura
fa sì che il materiale fotografico risulti in un modo particolarmente
intenso e tagliente, sollevando il problema del manifestarsi del
futuro attraverso il passato.
Andrei Molodkin presenta un’installazione multimediale al
cui interno sono disposte due sculture in vetro a sagome vuote della
Nike di Samotracia, simbolo di vittoria. Una delle sculture sarà
riempita di un liquido pulsante nero, il petrolio, e l’altra
di un liquido rosso, il sangue. Sulle sculture sono dirette due
videocamere: sullo schermo verranno proiettate, l’una accanto
all’altra, le immagini delle due sculture. I flussi del liquido
nero e rosso che pulsano all’interno della Nike rianimata
simbolizzano l’ambivalenza di qualsiasi Vittoria.
Alexey Kallima crea degli enormi affreschi raffiguranti delle tribune
traboccanti di tifosi di calcio che smaniano per la gioia della
vittoria e per lo sconforto della sconfitta. Gli affreschi sono
realizzati con tinte fluorescenti visibili esclusivamente con un’illuminazione
a luci ultraviolette. Durante l’avvicinamento dello spettatore
all’affresco, ad un certo punto scatta un interruttore che
spegne la luce ultravioletta. Lo spettatore piomba in uno spazio
bianco, vivendo il vuoto come inevitabile conseguenza della trionfale
euforia. Il titolo del progetto, “Teorema della pioggia”,
rimanda alla teoria del caos e all’impossibilità di
prevedere sia gli esiti delle gare sportive, sia il corso della
storia.
Irina Korina è un’artista che opera con elementi e
situazioni baluginanti, articolando l’interstizio tra ricordo
e premonizione. Le sue enormi fontane, realizzate con vecchie tele
incerate di vario colori, ricordano bizzarre forme biomorfe, dotate
di un elastico turgore.
Sergej Shekhovtsov “gioca” con i motivi dell’araldica
del padiglione russo realizzato dal grande architetto Aleksej Schusev
nel 1914. L’artista crea sulla facciata del padiglione un’installazione
in gommapiuma, seguendo la trasformazione dei simboli del tempo
moderno in una nuova araldica.
Olga Sviblova, Curatore del padiglione russo
La Biennale di Venezia. La Vittoria sul Futuro
A cura di Olga Sviblova
Artisti: Alexey Kallima, Irina Korina, Andrei Molodkin, Gosha Ostretsov,
Pavel Pepperstein, Sergei Shekhovtsov, Anatoly Shuravlev
Periodo: 4 giugno - 22 novembre 2009
GIARDINI DI CASTELLO - PADIGLIONE RUSSO
Castello 1260
Venezia
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