Otto Hofmann.
La Poetica del Bauhaus
16/10/09 > 14/02/10 - Genova
Nato
a Essen in Germania all’inizio del secolo scorso e morto a Pompeiana
vicino a Sanremo, Otto Hofmann - artista di rilievo internazionale
- aveva scelto di vivere e lavorare negli ultimi vent’anni della
sua vita nella Riviera Ligure.
In considerazione della lunga e complessa storia e della personalità
dell’Artista, Palazzo Ducale di Genova dedica una vasta retrospettiva
a uno dei più interessanti artisti fra quanti condivisero l’esperienza
del Bauhaus con gli insegnamenti di Klee e Kandinsky.
L’iniziativa, oltre a essere un diretto riconoscimento alla
memoria di Otto Hofmann (1907-1996) di cui è ricorso nel 2007
il centenario della nascita – rappresenta l’occasione
per un approfondimento degli aspetti poetici dell’arte astratta
nel XX secolo, attraverso l’opera di un artista che ben rappresenta
quelle caratteristiche di interdisciplinarietà che hanno segnato
le avanguardie europee del secolo scorso.
L’esposizione prevede una esaustiva lettura dell’opera
dell’Artista e del suo percorso storico e creativo dagli anni
20 agli anni 90.
Le prime opere documentano il periodo della permanenza al Bauhaus
di Dessau (1927-1930) nel cui edificio tiene la prima mostra personale,
ai primi anni ’30, e l’attività svolta in Germania,
dove gli vengono dedicate importanti esposizioni pubbliche, prima
che la ferrea censura Nazista gli notifichi il divieto di dipingere
e che i suoi quadri, precedentemente acquistati da diversi musei tedeschi,
venissero confiscati come Arte Degenerata.
Il periodo trascorso al Fronte e in prigionia in Russia (1940-1946)
è documentato da una serie di preziosi acquarelli di intensa
e struggente bellezza eseguiti sulle lettere inviate alla moglie
e agli amici artisti, testimonianza della sua intima estraneità
alla guerra e dell’orrore provato durante il conflitto.
Seguono le opere che vanno dall’immediato dopoguerra, realizzate
al suo ritorno dalla Russia in Turingia, in un clima di sofferenza
a causa delle crescenti divergenze di ordine politico con la nuova
classe dirigente comunista, a quelle realizzate nel 1950/1951 appena
arrivato a Berlino Ovest dopo aver lasciato precipitosamente la
Germania Orientale abbandonandovi ogni avere e la quasi totalità
delle opere.
Il percorso della mostra continua attraverso dipinti, disegni e
oggetti, a testimoniare i vari spostamenti dell’artista tra
Berlino, Parigi e il Canton Ticino, documentando anche la sua attività
nel campo del design (porcellane e ceramiche realizzate per le manifatture
Hutschenreuther e Rosenthal), della grafica (xilografie e litografie
realizzate negli Anni ’40) fino all’ultimo ventennio
vissuto in Italia, a Pompeiana, piccolo comune della Riviera Ligure
dove si era stabilito, come tanti altri prima di lui, basti pensare
al soggiorno di Monet a Bordighera, attratto dalla luce e dalla
bellezza del paesaggio.
La mostra è divisa sostanzialmente in quattro sezioni ed
è composta da circa duecento opere tra dipinti, disegni,
fotografie e ceramiche, provenienti da diversi Musei europei, da
collezioni pubbliche e private nazionali e internazionali e dallo
studio dell’Artista. Alcuni di questi lavori erano andati
dispersi a causa della vicenda personale di Hofmann e degli avvenimenti
politici nella Germania del dopoguerra e vengono riuniti per la
prima volta dopo il loro ritrovamento, avvenuto in tempi recenti,
a seguito della caduta del Muro.
Oltre alle opere sono esposti documenti d’epoca, fotografie
originali, quaderni di studio, pubblicazioni d’epoca che contestualizzano
l’opera di Otto Hofmann nel suo tempo.
Nel corso di questi ultimi anni, anche a seguito del sempre maggiore
interesse della critica e del pubblico internazionale per l’esperienza
del Bauhaus e per i suoi esponenti, sono state dedicate ad Otto
Hofmann numerose mostre personali in diversi Paesi europei, che
consentono una migliore e più approfondita lettura del suo
ruolo e del suo linguaggio così emblematico di una ben determinata
poetica dell’astrazione.
La mostra è stata presentata con una selezione di 80 opere
nel 2007 a Jena presso il Kunstsammlung und Galerie im Stadtmuseum
/ Städtische Museen, e nel 2008 a Dessau nelle case dei maestri
Klee e Kandinsky progettate da Gropius.
Promossa dalla Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura, è
curata da Giovanni Battista Martini.
Un ricco catalogo di Electa Edizioni contiene le riproduzioni di
gran parte delle opere in mostra, apparati bio-bibliografici, una
introduzione dello stesso Martini, testi critici di Fulvio Cervini
- Università di Firenze; Matteo Fochessati - Conservatore
della Wolfsoniana di Genova; Markus Krause - Storico dell’Arte;
Lutz Schöbe - Conservatore della Stiftung Bauhaus di Dessau;
Erik Stephan - Conservatore del Kunstsammlung und Galerie im Stadtmuseum-Städtische
Museen di Jena.
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