Tra le infinite rassegne che il Centenario del Futurismo ha fatto
fiorire in Italia e nel mondo, la mostra di Padova ha carattere di
assoluta unicità. Affronta, ed è la prima volta che
ciò avviene in modo così compiuto, il grande, affascinante
tema della Scultura Futurista, trattato sino ad ora in modo episodico
e come corollario alla pittura e alla grafica.
In particolare, la mostra padovana indaga in modo completo la figura
di Mino Rosso (1904-1963) futurista e lo fa presentando ben 40 opere
dello scultore piemontese insieme a documenti d’archivio e importanti
inediti.
La mostra è il fulcro del Progetto “Arte - Vita Futurista”
ideato dall’artista Roberto Floreani, appassionato e studioso
di questo movimento, progetto da lui curato con Beatrice Buscaroli
e Alessandra Possamai Vita.
“Arte – Vita Futurista” propone, nel più
compiuto “stile futurista”, una serie di “Azioni”
(quarti d’ora di poesia futurista a sorpresa, serate declamatorie,
azioni dinamiche in città) che durante il periodo della mostra
animeranno le piazze, i mercati, le strade di Padova, proprio in quei
luoghi, tra il Caffè Pedrocchi e il Ristorante Zaramella, che
furono teatro di azioni e di assidue frequentazioni di Filippo Tommaso
Marinetti e dei gruppi futuristi veneti, primo fra tutti il gruppo
Savarè di Monselice, guidato prima da Corrado Forlin e poi
dall’aeropoeta Ubaldo Serbo.
Viene privilegiato e messo in evidenza l’aspetto popolare del
Movimento.
Ventotto scultori e novanta opere sono presentati in pieno stile futurista
con un allestimento "povero", "sovraffollato",
gioioso e tricolore: Balla fianco a fianco con Morigi, Depero con
Cherchi, Thayaht con Bevilacqua, Dottori con Pacetti, Baldessari con
Castellani, Mino Rosso con Tulli, Regina con Peschi, in un clima che
tenterà di riportare al grande cuore del Movimento e al suo
spirito fortemente popolare, evitando l’assoluta preminenza
degli artisti più celebri sugli altri. Boccioni, indiscusso
protagonista anche del Centenario e catalizzatore fino ad oggi di
tutte le attenzioni dedicate alla scultura futurista, sarà
la presenza tutelare della mostra e la sua gigantografia veglierà
sul gesso colorato di Possamai, che lo incuriosì già
nel 1911 in una mostra di “Nuove Tendenze”.
Un percorso vertiginoso di oltre trent’anni, che ricompatta
il Futurismo dal 1909 al 1944 e che vede la scultura futurista, rianimatasi
dopo la prematura scomparsa di Boccioni (1916), rappresentata dalla
straordinaria leggerezza dinamica delle Linee di velocità di
Balla (tutte presenti in mostra), alle accumulazioni di Baldessari,
dalla giocosità di Depero e Dottori, alla solidità architettonica
di RAM, Tato e Farfa, fino alla novità della donna-artista
di Regina e Marisa Mori. Sarà anche documentata la straordinaria
esperienza dei laboratori di Albisola che ci rendono le splendide
opere ceramiche di Pacetti, Tullio e Torido Mazzotti, Munari e Bevilacqua,
accreditate come sculture a pieno titolo già dalla Ricostruzione
futurista dell’Universo dell’11 marzo 1915.
Mino Rosso gode di un trattamento particolare, con oltre quaranta
opere esposte. Rappresenta simultaneamente due aspetti importanti
all’interno della scultura futurista: la grande novità
che portò la nascita dell’Aeropittura (Manifesto del
1929), di cui Rosso fu l’unico scultore firmatario, e la sua
prolifica produzione scultorea, unica nel panorama futurista. La figura
di Mino Rosso diviene quindi centrale perché dà quel
corpo, quella consistenza, anche numerica, che la scultura futurista
non ebbe mai e che lo rende alla storia come figura di assoluto riferimento
nel periodo che va dal 1927 al 1939. E’ un precursore della
sintesi artistica che rianimò, con l’esuberanza complessa
della Simultaneità, il Dinamismo Plastico di Boccioni.
In “Arte – Vita Futurista” rientrano, oltre alla
grande mostra, una Grande Serata futurista al teatro Verdi (il 17
novembre), sei “Quarti d’ora di poesia futurista”,
un Concerto di musica futurista, le serate di cucina e Tattilismo
e altre azioni dinamiche “a sorpresa”.
Scultura Futurista 1914 - 1944.
Omaggio a Mino Rosso
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