Paolo Buzi. Iside
nella Città di Dite
20/09/09 > 11/10/09 - Castell'Arquato (PC)
Iside nella Città di Dite è una critica forte di risentimenti
verso il proprio genere, fautore di orrori senza soluzione di continuità
cui solo il paziente puntinismo dell'autore concede una immeritata
bellezza. Il conflitto d'amore tra Eros e Thanatos, come tra Etica
ed Estetica, trova pace nelle voci di profetesse che uscendo dalle
città in fiamme annunciano la caduta dell'età virile,
per sua stessa mano. L'avvento di un Femminino trionfante è
nella certezza che non sarà mai come “l'altro”.
Scrive Elisa Govi: “Profetesse combattive escono dal mondo maschile
in fiamme, danno le spalle alla “Città di Lucifero”
annunciando l’autodistruzione della civiltà degli uomini.
Sono forti, guerriere, cariatidi vivide e nitide stampate sulla tela
che comunicano la statuaria inesorabilità di un evento imprescindibile.
Guardano avanti bendate, verso un futuro che forse nemmeno loro conoscono,
ma che certo sarà diverso, sarà altro. E sotto, a tratti
grafici, la rivelazione non fraintendibile dell’autore“A
male artist for women’s rights”. (…) Guerre, esplosioni
e fallimenti, lo stato di fatto del mondo di oggi, sono vividamente
ripresi nella magnifica serie dei tre trittici presenti in mostra
“We also love America”, valorizzati dalla efficace soluzione
espositiva. (…) Anche i “Mandala” partecipano di
questa imminente caduta: presenti 4 delle 12 tele della serie. Danae,
Elettra, Creusa e Fedra, miti classici ancora una volta testimonianza
della cementale cultura umanistica dell’artista, rivisitati
in chiave moderna: le donne sono reali, una è Betty Page, pin-up
e modella anni ’50, c’è forse anche la moglie,
eterna ispiratrice. Opere forti, provocanti e provocatorie, di corpi
femminili, non di donne, deificati proprio da quel mondo che Paolo
pesantemente attacca. La soluzione espressiva non può che essere
quella del fumetto. (…)
In mostra anche l’interessante
serie Storia della mia donna nelle sue scarpe, un singolare percorso
tra l’identificazione e la poeticizzazione dell’esistenza
di chi si ama e altri lavori grafici inediti. Una mostra che fa
riflettere senza sacrificare la bellezza.
La mostra rientra nelle manifestazioni della 5a Giornata Del Contemporaneo
Paolo Buzi (Cremona 1953) vive e lavora prevalentemente a Brescia.
Non c'è una prima volta dell'arte. Inizia a disegnare sin
dall'infanzia. La madre, insegnante di Educazione artistica, è
da lui considerata sua prima Maestra, benché lo guidi alla
scoperta delle tecniche pittoriche senza incoraggiarlo troppo, con
onestà intellettuale e con qualche timore. Ma sono gli studi
classici a formarlo e l'umanistica è fonte inesauribile d'intuizioni
ed argomenti riconsegnati all'arte visiva. Frequenta il DAMS a Bologna
e nella stessa città lo studio di pittura dell'accademico
Giuseppe Regazzi. Inizia ad esporre da quando è ancora studente
liceale, diciassettenne. Le mostre accadono, si susseguono parallelamente
ad altre esperienze. Come grafico free lance collabora con Mondadori
e con diversi studi pubblicitari, principalmente bresciani. Realizza
scenografie per il Centro Universitario Teatrale e per il Centro
Teatrale Bresciano. Opera nel campo del restauro conservativo. Scrive.
Pubblica una raccolta di poesie, poi un romanzo. La volontà
narrante e poetica si fa evidente in letteratura come in pittura.
Ama affrontare la propria ricerca per argomenti, adeguando ad ognuno
un diverso stile ed una diversa tecnica.
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