Piero Lerda. I
Teatri della Mente
Opere 1954 - 1982
01/10/09 > 17/10/09 - Torino
Personalità
colta e rigorosa ma appartata. Un artista discreto e schivo, fuori
dai circuiti e dalla ribalta di un mercato confuso e frenetico. Aggiornato
testimone e protagonista di mezzo secolo di eventi artistico-culturali.
Nel percorso artistico e intellettuale di Piero Lerda si coniugano
concentrazione e autorevolezza, rigore e ispirazione compositiva,
fuoco interiore e nobile saggezza.
La sua pittura pur andando verso una semplificazione e riduzione dei
segni, conserva una larvata figurazione, è una ricerca che
non si disperde in un gorgo informale, non si lascia trascinare nel
vortice dell’interiorità e, pur contenendone le pulsioni,
libera una scrittura che prende una duplice direzione.
Da una parte si articola come attività ludica: gioiosa giostra
esistenziale, dispersione gratuita di energia, manipolazione di materia
informe intrisa di luce e colore. Dall’altra si sviluppa come
gioco strutturato con il suo insieme di regole, di combinazioni e
di rapporti precisi.
Tutto questo porta il pittore, agli inizi degli anni sessanta, a sintetizzare
la sua poetica in una cifra che lo accompagnerà tutta la vita:
sono composizioni che lo inducono alla costruzione di immagini in
forma di aquiloni. Forse un colpo d’ala liberatorio per inventare
una nuova realtà, più leggera e autonoma di fronte alla
pesantezza degli eventi della storia individuale. Aquiloni: metafore
della vita e della fragilità dell’esistere. Sono forme
che ricordano composizioni astratte. Egli cerca nell’astrazione
il risvolto celato della realtà, la profondità sempre
più negata dalla società dell’immagine e della
comunicazione ( cui ha dedicato anni di professione), per contrapporle
un universo visivo che va verso una rarefazione, una riduzione essenziale
che si configura come sospensione dell’esistere del tempo e
dello spazio. Aquiloni sospesi nel vuoto, pur tuttavia vincolati al
reale da un filo sottile: vero anelito di spiritualità. Catturano
lo sguardo con la loro grazia aerea, riempiendolo di sorpresa e meraviglia.
Simbolo degli aspetti più imprevedibili e fantastici dell’esistenza,
si librano nell’aria rarefatta dei nostri sogni dove volteggiano
come a risvegliare l’incanto per tutto ciò che è
inaspettato o inusuale o che ci viene donato gratuitamente dall’esperienza.
Il loro movimento ondeggiante: elegante danza incorporea, si collega
all’universo insondabile dei pensieri e della fantasia, all’immaginario,
alla poesia. Librare un aquilone con destrezza e divertimento è
dunque sinonimo di messaggio di apertura verso le novità e
le gioie della vita. In estremo Oriente è visto come l’esteriorizzarsi
dell’anima del suo proprietario che resta legato al suolo. Egli
è magicamente avvinto ad esso, come l’anima al corpo.
L’uomo attraverso il filo percepisce la forza delle correnti
celesti cui il fragile apparecchio di carta è affidato.
L’artista è colui che sa conservare lo spirito dell’infanzia
nell’età adulta, dove il rapporto con il cielo e la terra,
diventa motivo di ispirazione della sua arte.
Piero Lerda cerca di afferrare, come attraverso un caleidoscopio,
quell’enigmatica e misteriosa parola che ognuno di noi pronuncia
sovente, nel segreto del suo cuore, senza però intenderne il
significato. Dal suo misterioso sussurro il pittore riceve suggerimenti
per comporre le sue opere. Con brandelli di materia colorata, poche
pennellate e semplici segni sa catturare frammenti di infinito per
costruire il suo personale universo. Uomo di profonda cultura, sa
che essa nasce dalla contrapposizione tra ciò che ha scopo
e le necessità della vita quotidiana. Percepisce che il fondamento
della conoscenza è il gioco nel quale si compie la definizione
della nostra esistenza, anche se il funzionalismo della moderna civiltà
tecnologica rende difficile affermare questa autonoma dignità.
Egli ci suggerisce che il gioco dell’aquilone può farci
ritrovare il piacere per una solennità che esce dal quotidiano
perché verso il cielo si innalza il tetto comune che tutte
le culture dovrebbero costruire. Aquiloni: strumenti poveri di materia
ma ricchi di fantasia, sfrecciano nell’aria, comunicando un
senso etico e partecipato tra i popoli della terra.
Il loro volo libero ma allo stesso tempo vincolato alla mano dell’uomo
ci induce a inquietanti associazioni con la vita organica, un rarefatto
incanto, che possiede il fascino universale della musica, capace di
travalicare il mondo dei significati per far spazio a quello dell’emozione.
Giovanni Cordero
Direttore Arte Contemporanea
Soprintendenza storico artistica
Ministero dei beni e attività culturali
Torino 2/04/09
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