Laura Ambrosi.
Soggetti di Narrazione
21/09/09 > 14/10/09 - Torino
Soggetti
di narrazione, realizzato appositamente per Circus, è il nuovo
progetto di Laura Ambrosi (1959, Soave - VR. Vive e lavora nel Principato
di Monaco e Torino), volto ad analizzare e accentuare l’aspetto
dell’immanenza, di quanto si esperisce nella realtà quotidiana
con tutte le sue problematicità e complessità. Uno sguardo
gettato ad ampio spettro tra le maglie del quotidiano, al fine di
scandagliare aspetti talora minimi della realtà contemporanea,
diventa filo sottile che collega tutte le proposte giocando sul ruolo
dell’ambiguità, del paradosso e della fragilità
dell’esistenza.
La ricerca di Laura Ambrosi indaga da sempre gli aspetti plastici
della materia e, indirizzandosi verso la pratica dell’installazione,
include tessuti, metacrilati e fibre al neon all’esplorazione
del corpo e dei materiali che possono rivestirlo in quanto seconda
pelle. Pur spingendo il linguaggio della scultura verso un’idea
di design, i lavori di Ambrosi mantengono una leggerezza intrinseca,
si aprono alle incertezze della femminilità, alla quotidianità
domestica e all’intimità dell’artista.
Tra i lavori in mostra: Intimo Privato, progetto sul tema dell’abito,
qui realizzato perlopiù in metacrilato, vera e propria riflessione
su ciò che solitamente si indossa, su ciò che ci avvolge,
coprendoci o svelandoci. “È un modo per raccontarmi
a partire proprio da quello che mi contiene - sostiene l’artista
- per riscoprire il piacere del corpo e il piacere della sensualità.
E l’esplorazione dell’abito diventa, alla fine, un’indagine
sull’identità, intesa come scoperta di sé e
dunque soggetto di narrazione. Segue Lettere dal Mediterraneo, epistolario
frutto di una raccolta di scritti raccolti da blog o indirizzati
all’artista attraverso una pubblica richiesta in rete, dunque
un insieme di lettere accartocciate e solidificate nel plexiglas,
lettere in ogni caso mai recapitate. Nell’installazione desiderio
e necessità comunicativa delle proprie emozioni svaniscono
in un attimo, dando forma a una babele di parole comunque non spedite
e, quindi, mai lette dai potenziali destinatari. Anche Forse un
giorno ti scriverò si inserisce in questa direzione formale
dove, buste e fogli trasparenti ben allineati (contrariamente ai
fogli accartocciati), sono in attesa di essere riempiti di pensieri
e in seguito spediti. Ma solo “forse” - come accenna
il titolo - cioè solo se l’impulso comunicativo si
trasforma realmente in urgenza.
Nell’esposizione, infine, Vieni, è tardi (Come, it’s
late), una raffinata altalena luminescente realizzata sempre in
metacrilato. L’altalena è il luogo simbolico dei giochi
infantili e dei sogni sospesi, ma è anche metafora della
vita e dei suoi equilibri. L’altalena di Laura Ambrosi è
però vuota perché a prendere parte al gioco è
la sola mente, non il corpo; quel bambino che è dentro ancora
ognuno di noi non vorrebbe infatti mai smettere di dondolarsi anche
se è tardi, nonostante faccia buio e non sia più consentito
giocare, perché il momento di smettere e dire basta, in fondo,
non dovrebbe arrivare dagli altri.
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