Giordano Morganti.
Blood On Blood
01/10/09 > 29/11/09 - Genova
Le fotografie in mostra fanno parte di una ricerca avviata circa undici
anni fa a Roma in occasione della manifestazione del premio Anima
per la quale Simona Marchini, presidente, chiese a Giordano Morganti
di partecipare con una mostra sui senza fissa dimora.
Dopo la presentazione di dieci immagini al Campidoglio, Morganti si
ferma perché non sente prettamente suo questo progetto, poiché
non trova alcuna contraddizione ma fatti reali che contrastano con
il suo solito modo di fotografare la ricerca dell’estetica,
ritratti, lavori fatti in studio non in presa diretta come questo
lavoro richiedeva.
Abbandonato questo progetto e tornato a Milano anni dopo, alla Stazione
Centrale si ritrova a dover chiamare il Pronto Soccorso per aiutare
un barbone in difficoltà Osservando le reazioni indecenti delle
persone intorno si ritrova e voler riprendere quella direzione che
anni prima aveva deciso di abbandonare. Inizia così il percorso
che lo porterà a conoscere Said, barbone nato nelle favelas
brasiliane, che da lì in poi lo accompagnerà nei sotterranei
di un gruppo di capannoni vicini allo scalo merci di Piazzale Lodi.
Questo luogo, che oggi non esiste più poiché completamente
smantellato, è abitato insieme ai topi da centinaia e centinaia
di persone, di varie nazionalità e astrazioni sociali, rifugiati,
clochards, tossici, nel degrado assoluto fra la sporcizia, gli escrementi
e il fetore con il terrore costante dell’irruzione da parte
della polizia.
La prima sensazione davanti a queste immagini è quella di osservare
l’apparente “normalità” dei volti e dei corpi
ritratti, la loro storia, il loro orgoglio, la loro complessa diversità.
Successivamente si manifesta la consapevolezza di uno smarrimento
totale: spettatrice di una umanità che ci appartiene è
vero, ma che per molti di noi esiste ai confini della “società”.
Esseri senza patria, casa, affetti, moralità e quindi rifiutati
e respinti, “deportati, come si è fatto con i rifiuti
tossici, in qualche altra parte del mondo” come scrive Sandro
Parmiggiani, in uno dei testi del catalogo che accompagna la mostra.
Nella mia vita di ogni giorno quante volte, infastidita davanti a
visioni simili, avrei voluto cancellarle, lontane dalla mia realtà,
rimosse?
La forza di queste immagini, diciotto in mostra, quaranta nel catalogo
e cento dieci a comporre l’intero progetto, risiede nella totale
assenza di stupore, non vi è né complicità né
pietismo. Esse diventano quindi lo specchio di noi stessi, delle nostre
debolezze, del nostro imbarazzo e razzismo, dei nostri pregiudizi:
la nostra umanità fatta di ordinari pregi e grandi difetti.
Clelia Belgrado
“Ho osservato per anni certa gente, la
gente grigia che affolla la strada ma questa gente non ha mai sfiorato
la mia mente e per anni ho cercato altra gente, quella che vive di
stracci e di paura, quella che quando ti guarda non ti chiedi perché,
il perché lo sai e lì non puoi barare. L’ho cercata
perché volevo aprire una porta e guardare vivere la morte!
Gente che non sa e che non cerca, è lì che l’ombra
si estingue in altra ombra, sono corpi che giacciono.
Tu cerchi senza trovare, loro sono lì con te all’inferno,
punto.
Ore e ore, giorni settimane ti scavalcano, e tu sei lì ma anche
loro, vai solo se muori, altrimenti resti!
Loro sembrano immortali e tu ti senti amorale, corrotto e cieco.
Che volete che vi dica, sembrano tutti avvolti in lenzuola bianche
che si sono sporcate di noi, che sembriamo puliti perché il
nostro sporco è l’unica cosa che siamo stati capaci di
regalargli, per poi dire che puzzano e ci fanno schifo perché
siamo noi che ci facciamo schifo; tanto loro portano bene il nostro
orrore e noi possiamo tranquillamente odiarli.
Ho mangiato con loro nella sporcizia, cibi provati, odori cattivi,
sapori strani in piatti lerci seduti nel freddo senza amore né
gioia, sempre a cantare la stessa triste storia come se ogni sera
fosse la stessa. I più anziani hanno occhi che non vedono più,
tanta è la loro indifferenza.
Poi sono tornato nella mia casa e ho capito che a volte si muore tante
volte prima di morire per sempre.”
Giordano Morganti
Giordano Morganti. Blood On Blood
A cura di Clelia Belgrado
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