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iniziative Arte.Go
Margherita Levo Rosenberg.
L’Idea del Cavolo

01/10/09 > 30/11/09 - Genova

L’artista coglie la suggestione architettonica dello spazio facendolo proprio come luogo mentale in cui si stratificano profondità e terre emerse, intimità sottaciute e chiacchiere di piazza.
Ne nasce un progetto “site specific” che vede, al piano strada, opere d’ispirazione più concettuale, dai risvolti più spesso ironici, che rimandano, in superficie, al “rumore del mondo” (“Caramel” 2008); scendendo al piano sotterraneo, invece, ecco una scelta di opere più emozionali, che attengono esplicitamente alla profondità dell’essere e dell’esistere.
In superficie dunque, immagini tratte dalle riviste, plastificate e avvolte a conetti, oppure assemblate in nastri intrecciati come nei “Q.Q.Q. (Quadri Quadrati a Quadretti)” e nei “Q.R.Q. (Quadri Rettangolari a Quadretti)” o ancora tagliate a nastri più sottili e arrotolati, come nell’unica memoria tiepida semipermanente (2006), precursore delle permanenti, di più recente invenzione.
Delle permanenti fa parte il “Cavolo Permanente di Wilson” (2009), opera sintesi della mostra, in cui una miriade di riccioli di stralci d’immagini rubate alle riviste strutturano un cavolo il cui ventre è costituito da un pallone bruciato, objet trouvé tra i carboni di un rogo e denominato “Wilson” dal film “Cast Away”, di Robert Zemeckis, dove Wilson è un pallone che il protagonista, interpretato da Tom Hanks, ha trasformato nel suo interlocutore mentre si trova, naufrago, su un’isola deserta.
Il pallone “Wilson”, simbolo della solitudine e del bisogno d’interlocuzione, diventa, nell’opera della Levo Rosenberg, il ventre molle di un cavolo mediatico, altrettanto simbolico d’incomunicabilità. In altre opere, l’impossibilità di comunicare è rappresentata dal materiale; tela cerata rosso mattone, impiegata fino a pochi anni fa nei letti d’ospedale - impermeabile agli umori - che fa da fondo anche alla “Pittura del Cavolo” (2005), tradizionalmente ad olio.
Un cavolo surreale, da cui eccede un’unica colatura che dialoga con un’opera del 2001, “Idea del Cavolo” dove, su fondo acrilico bianco, si staglia la fotocopia in bianco e nero di un cavolo (tratto dalla pubblicità di una grande catena commerciale), attorno al quale ruota la scritta a pennello idea del cavolo.
In fondo alla scala che porta al piano interrato della galleria, si trova un vestito appeso a una gruccia, confezionato con etichette sartoriali recuperate, dal titolo “Io abito qui” (2005), magistralmente interpretato da Viana Conti, nel testo in catalogo, come la rappresentazione/denuncia della nostra “consuetudine esistenziale plurietichettata dal mondo esterno”.
Entrando nel sotterraneo, le opere sono tutte di pellicole radiografiche trasparenti azzurro-violetto-nero, variamente impiegate dall’artista fin dai primi anni Novanta: coni di pellicole acidate contenenti cavoli su acetato, “Cavoli Acidi” (2008), un grande cono nero lanuniginoso, “pensiero d’assenza” (2009), fatto di riccioli di pellicole nere lucide (tecnica a permanente); un’installazione di frange di pellicole chiaro-scure con appesi depliant di Luzzati e Kaprow, gli “Avanzi Conniventi” (2008) e l’installazione centrale, “il pozzo del pensiero” (2009), cilindro cavo ricoperto internamente ed esternamente di coni sfrangiati, con rari elementi figurativi avvolti a cono, o appesi, come etichette: tipo un uomo con l’ombrello, pubblicità dell’offerta creditizia di un noto istituto bancario, ricoperto di pizzo plastificato rosa fucsia.
Intorno al “pozzo del pensiero” e lungo i muri un rosario di 27 cilindri trasparenti, ancora di pellicole radiografiche azzurre, all’interno dei quali aggetta un ricciolo di carta da spolvero con una miriade di piccoli omini neri in caduta libera; “il pensiero del pozzo”, toccata e fuga dal disincanto fragile di un istante.
Margherita Levo Rosenberg. L’Idea del Cavolo
A cura di Viana Conti

Periodo: 1 ottobre - 30 novembre 2009

ARTRE' GALLERIA D'ARTE
Piazza Delle Vigne 28r
Genova

artregallery@libero.it
www.artregallery.it

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L’Idea del Cavolo
 
 

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