Tra Canaletto
e Guardi:
Dodici Vedute Veneziane della Pinacoteca Albertina di Torino
01/10/09 > 10/01/10 - Torino
Per la rassegna Affinità elettive - Dialogo tra la rinnovata
Pinacoteca Albertina e i Musei della Città, la Fondazione Accorsi
ospita, nella sala dei pannelli cinesi, “Dodici vedute della
città di Venezia, le più deliziose ed interessanti,
dipinte con una maestria impareggiabile, tutti della stessa misura…”,
come si legge nell’inventario della donazione della quadreria
di famiglia, che Monsignor Mossi fece, nel 1828, all’Accademia
Albertina. Le dodici vedute erano state anticamente attribuite a Canaletto
ed in seguito a Michele Marieschi.
Grazie alla collaborazione tra l’Accademia Albertina e il Centro
Studi della Fondazione Accorsi, si è creata l’occasione
per un avvio di studio dei preziosi fondi pittorici ospitati nei depositi,
portando all’identificazione da parte di Arabella Cifani (Direttore
Artistico della Fondazione Accorsi) e Franco Monetti (Consigliere
della Fondazione Accorsi) del vero autore delle dodici tele: i quadri
sono opera di un importante vedutista veneziano del Settecento, su
cui nel corso degli ultimi anni si è focalizzata l’attenzione
della critica, il “Maestro delle vedute Langmatt” in riferimento
ad una serie di tredici vedute di Venezia conservate alla Fondazione
Langmatt di Baden.
Dario Succi ed Egidio Martini hanno ipotizzato fin dal 1994 che questo
maestro possa essere Apollonio Domenichini, un artista veneziano di
cui oggi poco si conosce. Il Domenichini sarebbe nato nel 1715; documentato
attivo nel 1757, sarebbe scomparso verso il 1770. L’artista
si forma presso la bottega di un vedutista veneziano, forse il Marieschi,
e verso il 1740 dovrebbe aver avviato un’attività in
proprio. Il crescente successo del pittore è fortemente favorito
dal vuoto creatosi a Venezia dalla morte del Marieschi (1743) e dalla
partenza di Canaletto per l’Inghilterra nel 1746: due avvenimenti
che lo resero praticamente senza rivali nel settore della veduta.
Nonostante la presenza sul mercato antiquario e in molti musei di
opere stilisticamente simili raggruppabili sotto il nome del Domenichini,
tuttavia fino ad oggi non è apparsa alcuna firma e/o documento
che possa certificare in modo preciso che il Domenichini sia veramente
identificabile con il “Maestro delle vedute Langmatt”.
Pertanto, considerata l’illustre, molto antica e pubblica provenienza
delle vedute torinesi, pare opportuno denominare d’ora in avanti
questo pittore come “Maestro delle vedute dell’Accademia
Albertina”.
Per meglio focalizzare artisticamente e culturalmente l’affascinante
figura di questo artista, la mostra accosta alle dodici vedute due
splendidi capolavori di Canaletto e Guardi provenienti dalla Pinacoteca
Nazionale di Palazzo Barberini. Il Canaletto e il Guardi proposti
in mostra presentano punti di vista molto simili a quelli usati
dal “Maestro delle vedute dell’Accademia Albertina”.
Le dodici vedute dell’Accademia Albertina appaiono assolutamente
prossime a quelle della Fondazione Langmatt e ad altre vedute attribuite
al Domenichini pubblicate durante il corso dell’ultimo decennio.
Sono prevalentemente vedute del Canal Grande da vari punti di vista
e una singolare veduta di Piazza San Marco presa però dal
lato del Palazzo Ducale e caratterizzata dalla proiezione sul lastricato
della piazza e sulla facciata del Palazzo Ducale della lunga ombra
del campanile di San Marco.
La qualità delle vedute è molto alta e le tele sono
stilisticamente omogenee. Forte il realismo delle vedute: il pittore
descrive infatti in modo calligrafico le superfici e i dettagli
degli edifici di cui registra perfino i deterioramenti degli intonaci.
Le scene sono animate da sottili e vivaci macchiette toccate con
disinvolta maestria. Presentano tutte una distorsione prospettica,
una sorta di grand’angolo; i toni coloristici sono modulati
su tonalità fredde, con prevalenza di azzurrini e verdi,
i cieli sono solcati da nubi pesanti e l’acqua della laguna
è percorsa da linee bianche parallele che suggeriscono sia
il movimento, sia il riflesso della luce sulle superfici.
Da un confronto con altre opere del pittore, Arabella Cifani e
Franco Monetti ritengono che le dodici tele debbano essere datate
dopo il 1742 - come si può dedurre dalla presenza nella veduta
di Cannaregio della statua di san Giovanni Nepomuceno collocata
sulla balaustra proprio nel 1742 - e prima del 1767 quando venne
sistemata la riva di Palazzo Grassi.
Il numero delle vedute veneziane conservate a Torino - ben dodici
- le rende veramente significative sul piano collezionistico internazionale:
suite di vedute così vaste sono infatti molto rare nell'ambito
della ricostruzione dell'itinerario dell’artista. La riscoperta
della serie dell’Accademia Albertina di Torino, composta oltretutto
da opere di dimensioni e stile uguali, assume una spiccata rilevanza.
Unita alle molte tele già identificate dell’artista,
permette di far emergere con chiarezza l’importanza del ruolo
del Maestro come pittore di vedute alla metà del Settecento
a Venezia. Le sue vedute si erano diffuse capillarmente fra i collezionisti
europei, che desideravano opere dipinte nel gusto di Canaletto,
ma certamente molto meno costose.
Le dodici vedute, che a fine mostra saranno fruibili in modo permanente
alla Pinacoteca Albertina, ne sono una preziosa testimonianza: un
nuovo tassello di interesse per gli amatori ed esperti d’arte
e per i turisti che a Torino confluiscono sempre più numerosi,
attratti dalla nuova e sorprendente dimensione di città d’arte
della capitale subalpina.
Tra Canaletto e Guardi: Dodici Vedute Veneziane della Pinacoteca Albertina
di Torino
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