“Perché l’arte deve essere statica? Se osservi
un’opera astratta, che sia una scultura o un quadro, vedi un’intrigante
composizione di piani, sfere e nuclei che non hanno senso. Sarebbe
perfetto, ma è pur sempre arte statica. Il passo successivo
nella scultura è il movimento”, questa dichiarazione
di Alexander Calder apparsa in un’intervista sul “New
York World Telegram” nel 1932, accompagnava la nascita dei suoi
mobile, la più rilevante innovazione espressiva della modernità.
Sculture destinate a essere investite da una enorme popolarità,
nelle quali l’artista armonizzò forma, colore e un movimento
reale, concependo l’insieme come un “universo”,
nel quale “ogni elemento può muoversi, spostarsi oscillare
avanti e indietro in un rapporto mutevole con ciascuno degli altri
elementi”.
Alexander Calder (1898-1976), la cui carriera abbraccia gran parte
del Novecento, è uno dei più celebri e stimati scultori
del nostro tempo. Nato in una famiglia di famosi artisti di formazione
classica, Calder ha utilizzato il suo genio innovativo per rivoluzionare
il corso dell’arte moderna. Il primo passo è stato l’elaborazione
di una nuova tecnica di scultura: delineare le masse suggerendone
il volume con poche linee di filo metallico. Calder ha ottenuto la
fama con l’invenzione dei mobile, sculture mobili composte da
elementi astratti che, sospesi, si muovono seguendo un’armonia
equilibrata e sempre diversa. Si è anche dedicato alla realizzazione
di sculture monumentali per esterni utilizzando lamiera di acciaio
e bulloni. Oggi i suoi magnifici titani abbelliscono le piazze delle
città di tutto il mondo.
La retrospettiva del Palazzo delle Esposizioni documenta il suo intero
percorso creativo, attraverso un repertorio dei suoi lavori più
importanti accanto ai quali sono esposti alcuni sviluppi della sua
ricerca meno noti al grande pubblico. Il percorso si snoda dagli inizi
figurativi, con olii, gouaches e wire sculptures (sculture costruite
con il fil di ferro), ai bronzi degli anni Trenta, sino alla scoperta
dell’arte astratta e all’invenzione dei mobile e degli
stabile.
Gli inizi, segnati dai lungi soggiorni a Parigi e dalla nascita di
salde amicizie con Léger, Duchamp, Miró, Mondrian e
con altri esponenti dell’avanguardia artistica, sono ripercorsi
attraverso capolavori come Romulus and Remus dal Guggenheim di New
York (e la cui presenza a Roma provoca un felice cortocircuito), Hercules
and Lion, Circus Scene, tutte sculture realizzate con il fil di ferro,
in alcune delle quali l’artista ha sperimentato le prime forme
di movimento in una dimensione di gioco e di divertita ironia.
Raramente visibile al grande pubblico è il gruppo di piccoli
bronzi che Calder realizzò a Parigi intorno al 1930, figure
di acrobati o contorsionisti ricavate modellando originarie forme
in gesso, che documentano la sperimentazione di tecniche diverse e
i differenti modi nei quali l’artista ha declinato l’idea
di movimento.
La celebre scultura Croisière del 1931, insieme ad altre dello
stesso periodo, documenteranno la sua adesione all’astrattismo,
avvenuta dopo la visita allo studio parigino di Mondrian nell’ottobre
del 1930. Si tratta di un importante corpus di opere cui Duchamp diede
il nome di mobile e in alcune delle quali, per la prima volta, il
movimento è impresso da fattori contingenti o atmosferici.
Alcuni capolavori realizzati intorno alla metà degli anni Trenta
testimoniano la sua vena surrealista, come Gibraltar del MoMA di New
York e la scultura intitolata Tightrope proveniente dalla Fondazione
Calder ed esposta nelle principali mostre dedicate all’artista
a partire dagli anni Quaranta.
Le grandi attrazioni della mostra sono alcuni dei suoi più
celebri mobile, da Untitled del 1933, uno dei primi esemplari, a 13
Spines del 1940, conservato al Museum Ludwig di Colonia, Roxbury Flurry
del 1946 e Big Red del 1959 del Whitney Museum di New York, Cascading
Flowers del 1949 della National Gallery of Art di Washington, Le 31
Janvier del 1950 del Pompidou di Parigi, The Y del 1960 proveniente
dalla collezione Menil di Houston. E’ esposto, inoltre, il mobile
monumentale (il suo diametro supera gli otto metri) permanentemente
collocato all’interno dell’aeroporto di Pittsburgh ed
eccezionalmente concesso in prestito per la mostra al Palazzo delle
Esposizioni.
L’invenzione del mobile fu solo uno dei suoi innovativi traguardi.
Negli anni Trenta ha realizzato i primi stabile, sculture statiche
chiamate così da Jean Arp, a sottolineare la loro caratteristica
di essere opere non cinetiche “cui bisogna camminarvi intorno
o passarci in mezzo”, al contrario del mobile che “danza
di fronte a te”. Sculture spesso colorate e pervase di una forte
carica di vitalità, astrazioni geometriche anche monumentali
come La Grande vitesse, Sabot o Spiny, tutte presenti in mostra.
Fusione dei suoi due modi principali d’interpretare la scultura
sono gli standing mobile. Sculture in movimento non più sospese
nell’aria, ma ancorate a terra, come Little Spider dalla National
Gallery di Washington, The Spider dal Raymond and Patsy Nasher Collection
di Dallas o Pomegranate dal Whitney Museum di New York.
Sono esposte, inoltre, le celebri Constellations, tutte datate 1943
nelle quali le traiettorie segnate dai fili metallici collegano piccoli
elementi di legno dipinto o di ceramica creando un sistema che ricorda,
come accade spesso nelle opere dell’artista, un fenomeno celeste
o una cosmogonia. Sono presenti in mostra anche alcune delle opere
conosciute con il titolo di Tower risalenti al 1951, tra le quali
Bifurcated Tower del Whitney Museum di New York e una selezione dei
modelli in bronzo realizzati dall’artista nel 1944.
La grandezza dell’opera di Calder nell’aver introdotto
una nuova nozione di scultura, basata sull’idea di movimento,
di spazio aperto e di trasparenza, ha trovato una ennesima, eccezionale
espressione negli stabile monumentali. Opere con le quali Calder ha
rinnovato il concetto di scultura “pubblica”, realizzando
sculture di grandi dimensioni perfettamente integrate agli ambienti
per cui sono state pensate. In mostra sono esposte le maquette di
alcune di queste sculture monumentali, che hanno riscosso così
tanto successo al punto da diventate emblemi di prestigio in molte
città del mondo. Tra le altre il modello del Teodelapio di
Spoleto conservato al MoMA di New York e le maquette di Jerusalem
e Man.
Le sezioni della mostra
Come opera d’apertura, collocata nella Rotonda centrale del
Palazzo delle Esposizioni, il visitatore ammirerà l’imponente
Pittsburgh; il mobile è circondato da quattro piccole maquette,
i modelli dai quali venivano ricavate le sculture monumentali. Tra
gli altri, il modello per Teodelapio, scultura commissionata all’artista
per il Festival dei Due Mondi di Spoleto del 1962. Quest’opera
costituisce non solo uno dei pochi esempi contemporanei di scultura
monumentale in Italia ma è anche il primo lavoro progettato
per ravvivare e trasformare completamente un ampio spazio pubblico
ed è molto significativa nel percorso artistico di Calder.
Nella prima sezione si va dalle sculture degli esordi, Dog e Duck
(1909), realizzate all’età di undici anni, ai primi
dipinti e alle vivaci illustrazioni di animali realizzate all’inizio
degli anni Venti, quando era allievo della scuola d’arte di
New York. Nel 1926 Calder si trasferì a Parigi ed entrò
a far parte dell’esuberante comunità degli artisti
d’avanguardia. Poco dopo il suo arrivo nella capitale francese,
l’artista inventò le wire sculptures, sculture in fil
di ferro, un modo del tutto nuovo di descrivere con una sola linea
lo spazio tridimensionale. In questa sezione troviamo la più
grande scultura del genere, Romulus and Remus (1928), un ingegnoso
ritratto dei fondatori di Roma allattati da una lupa in filo metallico
e fermaporte di legno, esposto nella capitale per la prima volta.
Nella seconda sezione vari esempi della fase successiva della carriera
artistica di Calder, la più innovativa: il passaggio dal
figurativo all’arte astratta e l’invenzione dei mobile.
Nelle prime costruzioni astratte, le linee espressive delle wire
sculptures si trasformano in definizioni di pura energia. Le primissime
opere di questo tipo – un gruppo di dipinti a olio raramente
accessibili al grande pubblico – mostrano la sua abilità
nel tradurre l’energia in colore e forma. Il pezzo forte della
sezione è il rivoluzionario Small Sphere and Heavy Sphere
(1932-1933), il primo mobile progettato per essere sospeso al soffitto.
Sorprendente dimostrazione della forza di gravità e delle
variazioni del moto, l’opera somiglia molto a una performance:
spingendo delicatamente la sfera più pesante, si attiva l’oscillazione
di quella più piccola che nella sua traiettoria imprevedibile
potrebbe colpire gli oggetti disposti sul pavimento. Lo spazio ospita
anche lo splendido Untitled (1932 c.) largo quasi quattro metri,
un incantevole e precoce esempio dell’abilità di Calder
di coniugare monumentalità e grazia.
Entrando nella terza sezione ci si inoltra negli anni Trenta, durante
i quali la natura performativa di Small Sphere and Heavy Spere si
estende ad altre opere, quali White Panel (1936) e Red Panel (1938
c.), in cui gli oggetti astratti in primo piano agiscono sullo sfondo
di solidi pannelli colorati. Molti dei lavori di questo periodo,
con le loro immagini naturalistiche portate all’eccesso, testimoniano
la simpatia con cui Calder guardava al Surrealismo. In questa sezione
si può ammirare anche una raccolta di opere di gioielleria:
testimonianze di uno stile personale accuratamente realizzate a
mano dall’artista, costituiscono il lato più intimo
dell’opera di Calder, infatti per la maggior parte furono
create per amici o familiari.
Nella quarta sezione sono esposti lavori di dimensioni sorprendentemente
grandi accanto a poetiche gouache o a mobile dal movimento delicato,
ad illustrare la vasta gamma della produzione creativa di Calder.
I dipinti e le sculture si completano l’un l’altro:
le ritmiche melodie dei mobile trovano eco nei colori e nelle forme
delle tele.
Nella quinta sezione sono raccolti numerosi lavori degli anni Quaranta,
tra i quali varie Costellazioni, costruzioni aperte in cui singoli
fili metallici collegano piccoli elementi di legno. Accanto alle
opere più note e tipiche di Calder, come Spider, in questo
spazio troviamo anche Tree (1941) e Scarlet Digitals (1945), esposte
per la prima volta dai lontani anni Quaranta. Nella prima osserviamo
un elegante trattamento del contrasto fra i delicati elementi in
vetro e la robusta base simile a un tronco; l’altra presenta
complessi e affascinanti gruppi di movimento armonizzati in un’unica
composizione.
I pezzi centrali della sesta sezione sono Parasite (1947) e Blue
Feather (1948 c.), due incantevoli esempi dell’abilità
di Calder di sviluppare complessi sistemi di movimento ed equilibrio.
Le Towers, mobile appesi al muro, sono una testimonianza dell’uso
del filo metallico per scolpire lo spazio, mentre le coloratissime
gouache, tutte realizzate a Parigi subito dopo la Seconda guerra
mondiale e raramente esposte, esemplificano la creatività
dell’artista nello spazio a due dimensioni.
La settima sezione ospita Glass Fish (1955), elegante esempio dei
rari pesci di vetro realizzati dall’artista, i cui corpi costituiti
da luccicanti frammenti di vetro ispirano la contemplazione della
luce e del movimento. La giustapposizione di mobile e bronzi sottolinea
le rispettive contraddizioni: nei primi il senso di effervescente
leggerezza è bilanciato dal progressivo percorso discendente
dei loro componenti che ne sottolinea la pesantezza; i bronzi invece
trasmettono un’idea di solidità incatenata al suolo
e al tempo stesso una tendenza a sfidare la forza di gravità.
Calder
a cura di: Alexander S. C. Rower
Periodo: 23 ottobre 2009 - 14 febbraio 2010
PALAZZO DELLE ESPOSIZIONI
via Nazionale 194
00184 Roma
Orari: domenica, martedì, mercoledì e giovedì:
dalle 10.00 alle 20.00; venerdì e sabato: dalle 10.00 alle
22.30; lunedì chiuso
Costo del biglietto: intero € 12,50; ridotto € 10,00. Permette
di visitare tutte le mostre in corso al Palazzo delle Esposizioni.
Biglietto integrato Palazzo delle Esposizioni e Scuderie del Quirinale,
valido per 3 giorni: intero € 18,00; ridotto
€ 15,00
Informazioni e prenotazioni: singoli, gruppi e laboratori d’arte
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